#unarisataviseppellirà (o movimento “mafioso”)

13 giugno 2014 § Lascia un commento

Ieri, quando ho visto la votazione e il risultato, ho commentato a caldo, via facebook e twitter, i due aspetti nell’unico modo possibile: una bella risata. Anche a freddo, quello rimane l’unico commento adeguato.

E che sia ben chiaro: non una risata amara, dopo tutto il tempo buttato e tutte le battaglie fatte per un’altra idea di movimento, ma propria una bella risata grassa, a pieni denti e polmoni aperti, di quelle che ti riconciliano con la vita, che ti ampliano la prospettiva e fanno brillare i colori.

(Due sere fa mi sono dimesso ufficialmente da qualsiasi ruolo avessi nel M5S, sono libero, e quindi stavolta la faccia non ce l’ho messa, e non devo nè provare a giustificare l’assurdo nè autocastrarmi stando in silenzio).

Non c’è bisogno di fare analisi, spiegare alcunchè, chiunque con un barlume di favella sa già.

Semmai, forse si potrebbe chiedere se sapevano, i grandi mediatori M5S, che a me risultano essere fondamentalmente ‘Piersilvio’ Casaleggio e Claudio Messora, dei contributi non dichiarati da parte di Farage o della sua ‘cash for seat’ policy – cioè, si paga per essere in lista, nell’Ukip. Il che, utilizzando le genialate comunicative dell’attore Di Battista (ricordate le sua definizione di Cuperlo e Civati?), fanno del M5S un movimento “mafioso”, in quanto alleato con un partito che utilizza pratiche “mafiose”.

Ma tant’è – immagino che essendo la fonte allegata quella di The Times, storico quotidiano britannico e uno dei più rispettati al mondo, da sempre target conservatore, ma fra i giornali che ce l’avevano con Berlusconi, perchè proprietà Murdoch, sarà presentato come complotto della grande finanza europea, con spruzzatina giudaica. “Vedete? I cattivoni (banchieri) europei hanno paura, ora che è stata fatta l’alleanza” esultano i talebani. Per quel poco che so, penso che i cattivoni ne stiano ridendo, di questa grande alleanza. Hanno un pizzichino più paura di Marie, secondo me.

Quel che mi sembra più interessante è leggere delle reazioni, delle perplessità, dello sconcerto, delle vertigini, delle tante brave persone che stanno ancora nel M5S (quelle senza incarichi, quelle inserite ormai sono fonti di verità non così affidabili). Tralascio le altre tante persone che brave non sono mica tanto, e amano questo nuovo M5S, verticistico ed autoritarietto al sapor di Grande fratello (per queste, Grillo può e deve decidere tutto).

Semmai ce ne fosse stato ancora bisogno, è chiaro che la Ditta prende per il culo. Ci sono al mondo perversioni peggiori, per carità. Ma le brave persone che rimangono nel M5S devon farsene una ragione, e raggiungere la pace: gli piace farsi prendere per il culo.

A me non piace molto, e credo che anche il solo parlare di Grillo e Casaleggio sia cadere nella loro trappola da comunicazione base: le persone come me si indignano, i giornali ne parlano, il M5S vive e rimane al centro dell’agenda comunicativa (non politica). Risata, o silenzio.

Perchè io credo che il M5S sia già politicamente morto, le pulsioni cui ha dato forma rinasceranno in altro, non più lì. Qualche mese e diventerà chiaro, fino alla prossima elezione che certificherà. E quindi, un po’ di rispetto: che i morti riposino nella quiete dei cipressi.

 

Ps. Ovviamente, tornerò sul soggetto, ma con animo patologo.

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L’UKIP E’, oggi, l’alleato ‘naturale’ del M5S

4 giugno 2014 § 3 commenti

E’, ovviamente, in pieno svolgimento la campagna grillesca di indottrinamento degli iscritti in previsione del possibile voto (ma chissà) sul blog sulle alleanze: i verdi sono alleati dei cattivi, l’Ukip è messo in cattiva luce dalla stampa di regime (italianglobaleuropea).

Gli eletti fanno il possibile per propagandare il messaggio. E quindi abbiamo chi riprende quasi integralmente il testo di un sito web (peraltro che fornisce informazioni discutibili), chi non è più perplessa, chi definisce Farage lungimirante, e chi cerca di scalare posizioni. In particolare, al novello eurodeputato Marco Zanni bisogna riconoscerglielo: è giovane, ha una buona dialettica, credo sia telegenico, e si vede che è intelligente visto che dimostra per primo di aver capito quale è il gioco in un partito verticistico-autoritario: più affermi la linea del capo più hai possibilità di salire. Poi bisogna guardarsi allo specchio, ma questi sono affari suoi. In verità, esiste la possibilità che ci creda veramente.

Per capire l’Ukip credo sia importante inserirlo nelle comprensione delle strutture sociali inglesi, e cioè (sintetizzando brutalmente) una rigida stratificazione classista che permette un liberalismo autentico all’interno di un più o meno forte sentimento di nostalgico nazionalismo imperiale. L’Ukip, spin-off dei Tory nel 1999 contro l’apertura dei conservatori al continente, è (mi si perdoni le immagini rozze) il liberale inglese in abiti moderni dotato di humour a cui sinceramente sono simpatici i suoi servitori immigrati, è il difensore dei valori famigliari in vestiti sadomaso, è l’aristocratico che dice parolacce perchè è superiore alla correttezza, è l’amante dell’impero inglese. Così è contro l’immigrazione, è contro l’Europa, è nazionalista, è protezionista, è difensore dei poveri, è contro le ultime guerre perchè non vi erano in gioco immediati interessi dell’Impero britannico, è contro l’establishment perchè questo si è normalizzato e lui quindi non conta più niente. E quindi, paradossalmente, l’Ukip è ben appetibile per la working class inglese.

In altre parole, il sessismo, l’omofobia, la xenofobia, sono così incardinati da non dover neanche essere affermati. In verità, poi, lo sono anche.
C’è chi dice che non lo sono perchè nelle fila Ukip sono stati eletti parlamentari di sesso femminile, di colore, omosessuali. Cito un amico, Michele Morini, che si è divertito a controllare le posizioni di questi: quello pakistano Amjid BASHIR, sull’immigrazione, quello gay, David COBURN, sul matrimonio omosessuale, e per quanto riguarda le donne, una su tutte, Jane COLLINS, sulle quote rosa (vedi la sua pagina wikipedia al capitolo “Views”). I partiti di destra che non hanno delle donne, degli omosessuali, degli immigrati nelle loro fila da sbandierare sono degli sfigati. Guardate l’immagine di apertura del sito Ukip e la questione diventa chiara: da chi è contorniato Farage?

La difesa dell’Ukip, e l’accusa alla stampa, fa perno anche su un articolo dell’Huffington Post che traduceva poco fedelmente alcune dichiarazioni di Farage. Riporto i testi come ha fatto Natalino Balasso (un peccato, davvero..) con un post su Facebook, diventato ovviamente favorito dai grillini:

Ecco la traduzione fedele: “In molti casi le donne fanno scelte diverse nella vita rispetto agli uomini, semplicemente per motivi biologici. Una donna che ha una clientela, ha un figlio e prende due o tre anni di congedo, varrà molto meno per il suo datore di lavoro, quando tornerà, rispetto a quando è andata via, perché la sua clientela non resterà legata rigidamente al suo portafoglio.” “Non credo affatto che in banche, società di intermediazione, Lloyds di Londra e di tutti gli altri nella città grande, ci sia alcuna discriminazione nei confronti delle donne.” “Penso che le giovani donne competenti, che sono pronte a sacrificare la vita familiare per dedicarla alla loro carriera, possano essere brave quanto gli uomini e persino migliori”. Ecco una parte del passaggio originale:
“A woman who has a client base, has a child and takes two or three years off – she is worth far less to her employer when she comes back than when she went away because that client base won’t be stuck as rigidly to her portfolio”.È curioso però che sull’Huffington Post italiano io legga invece questa frase: “Le donne valgono meno, è giusto guadagnino meno, vanno in maternità” .

E’ curioso, invece, come si difenda Farage dall’accusa di sessismo utilizzando degli scritti la cui traduzione fedele lo dimostra esattamente. La frase più importante è quella che ho evidenziato tramite grassetto: molte delle rivendicazione femministe dell’ultimo secolo si sono appuntate proprio contro la necessità delle donne di dover scegliere fra lavoro e famiglia, rivendicandone la responsabilità sì personale ma anche sociale. Mi perdonerete se sono femminista, ma se una donna deve scegliere fra procreare e lavorare allora è discriminata, di fatto e di diritto. Le donne possono scegliere, ma non possono DOVER scegliere. Se su Farage non vogliamo parlar di sessismo, ma di difesa del sistema patriarcale, a me sta bene. Ma siamo nella semantica. Come quando si dice che Grillo non si deve dimettere perchè non ha cariche.

A me, in verità, tutte queste storie sulla natura dell’Ukip sembrano anche ridondanti. A me basta ed avanza che il leader di un partito nato contro l’Unione europea e che continua a mantenere centrale questa idea nella propria identità prenda i soldi europei dal 1999. Le giustificazioni le trovano, ma è come se il M5S si fosse presentato alle elezioni provinciali per abolire le province. Dove è finito il M5S?

Per cui (conclusione): L’aspetto positivo di tutta questa storia è di chiarire senza più ombra di dubbio quale sia la collocazione politica del M5S. Perchè mi sono andato a leggere le piattaforme programmatiche dell’Ukip, in particolare quella per le elezioni amministrative appena svoltesi. I punti di contatto con quelle del M5S sono notevoli. Qui l’Ukip credo proprio abbia copiato il M5S: ricorso della favoletta delle decisioni prese in base al buon senso, previsioni di referendum locali, enfasi sull’attivismo istituzionale degli eletti, risparmio del denaro pubblico, e così via. Più in generale, credo si possa affermare con una certa sicurezza che sia vero che l’Ukip E’ il partner naturale del M5S attuale: entrambi prioritizzano gli stessi temi. E’ il M5S che ha messo nel cassetto i temi cari di un tempo passato, quelli che lo avrebbero portato a ritenere naturale l’alleanza con i verdi.

Oggi, ciò che è importante per il M5S è la lotta al capitalismo globale, una vena di antiamericanismo in verità antiliberalismo spacciato per pacifismo, il protezionismo in tutte le sue forme (dalla difesa dei prodotti nazionali al sostegno alle Pmi italiane alla comprensione dell’immigrazione come problema di sicurezza) ed a una bella spruzzata di nazionalismo – messi nel cassetto, in bel secondo piano, sono i temi antichi come la sostenibilità energetica, il non inquinamento, e così via. Parliamo, cioè, di un impasto ideologico che è di destra, destra profonda. Manca, al M5S, e rispetto ad altre esperienze storiche, la capacità di attrarre la borghesia capitalista anti-liberale, a causa sia dell’evidente incompetenza tecnica ed organizzativa e del comportamento erratico di Grillo che delle strutture economiche aperte internazionali.

Ma il M5S, altro che nè di destra nè di sinistra, è ormai il partito più a destra dello scenario politico italiano. A Fratelli d’Italia gli fa un baffo.

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