L’imbarazzante (e ignobile) dibattito pubblico italiano sull’immigrazione. Quattro ovvietà iniziali.

20 giugno 2015 § Lascia un commento

A memoria, davvero non ricordo un dibattito pubblico più penoso, irrazionale (o forse pienamente razionale, certamente gestito), e schifoso, di quello attualmente in corso in Italia sull’immigrazione. Anzi, parlare di ‘dibattito pubblico’ risulta eccessivamente generoso; in realtà, siamo di fronte a una cacofonia di idiozie schifose; schifezze idiote da cui qualcuno, però, ovviamente trae guadagno, politico o monetario.
Saltimbanchi della dialettica, sacerdoti del proprio tornaconto, capipopolo arrogantemente ignoranti, giornalisti markettari politici, politici ripetitori di cazzate e titillatori dell’altrui bassoventre. Non si può leggere, per esempio, sul maggior quotidiano italiano che “il modello Schengen è stato abbattuto a Ventimiglia”. Ma proprio per niente, vuol dire non sapere o capire la ratio di Schengen. Salvini, bontà sua, ha pronta una squadra di professori per scrivere il programma. Di professori ce ne sono un tanto al chilo, speriamo riescano a ridurre il numero di stupidaggini ignobili che escono dalla sua bocca. Menzione speciale per i leghisti alla ricerca del merito. Una barzelletta.

Alcune ovvietà:
1. Schengen disciplina la libera circolazione di persone all’interno del territorio dei paesi firmatari, rafforzando la cooperazione di polizia e i controlli alle frontiere esterne. Quali persone sono libere di circolare? I cittadini degli Stati firmatari e degli associati, e di paesi terzi entrati regolarmente in uno degli Stati. Vuol dire che ai migranti irregolari non si applica Schengen. La Francia chiudendo le proprie frontiere ai migranti irregolari in uscita dall’Italia non viola Schengen. Al contrario, lo rispetta. Esiste poi un trattato specifico fra Italia e Francia, firmato da Prodi, che puntualizza la questione: la Francia può rimandare in Italia i migranti irregolari che da lì arrivano.

2. In piu’, c’è pure la Convenzione di Dublino, che si basa su un principio molto semplice, e ragionevole: lo Stato di prima accoglienza si occupa delle procedure di controllo sulle domande di visto ed asilo. Vuol dire che lo Stato italiano deve accogliere e trattenere i migranti fino alla decisione se concedere o meno titolo di permanenza. In altre parole, i migranti che arrivano in Italia devono rimanere in Italia fino all’accoglimento o al rigetto delle domande di asilo. Se la decisione è il rigetto, devono essere rimandati indietro. Se invece è di accoglimento, essi poi possono circolare liberamente nell’area Schengen. Che fa l’Italia invece? Li accoglie, e poi chiude due occhi e permette loro di lasciare il territorio italiano. Una politica tradizionale, non nuova, con punte da barzelletta durante il periodo di Maroni ministro degli interni (le leggende, raccontate anche in Europa, parlano di soldi dati sottobanco ai migranti dal quel glorioso ministro per pemettere ai migranti di pagarsi il treno fino in Germania, Svizzera, Francia (ecc.) e così svuotare i centri d’accoglienza pugliesi al collasso). L’Italia non rispetta i trattati, a volte agli altri Paesi girano le palle. E quindi legano la richiesta di fondi europei che arriva dall’Italia a un controllo europeo sulle procedure di accoglienza. Che vuol dire: sospettano che l’italia prenda i soldi e poi prosegua con la politica di non controllo. Questi malfidati. Oppure fanno rispettare i trattati. Questi schifosi.

3. Arriviamo a un primo punto fondamentale. I migranti che arrivano in Italia, mi spiace tanto per chi se ne frega dei numeri, sono pochi. Ripeto: sono pochi. In termini assoluti, e relativi. Trovatevi le statistiche europee (eurostat, su internet). Perchè i grandi paesi europei rispondono picche all’Italia? Perchè da sempre ne accolgono di piu’ di quello che fa l’Italia. E non solo li accolgono, ma li devono pure integrare. L’Italia, invece, fondamentalmente li deve solo accogliere, dare o negare i visti, e poi farli partire, perchè l’Italia è paese di passaggio, pochi migranti vogliono rimanere qui. Noi abbiamo sindaci di paesi di qualche migliaio di cittadini che si rifiutano di accogliere temporaneamente, qualche mese, tre o quattro migranti. Barzellettieri. Il fatto è che negli ultimi anni il flusso di migranti in arrivo in Italia via mare è oggettivamente aumentato molto, da risibile è diventato di media entità (valutazione generosa). Ma in un Paese che da venticinque anni non ha politiche di gestione dell’immigrazione se non di criminalizzazione, questo aumento è ingestibile, e ha fatto esplodere la percezione che i migranti siano tanti. Ripeto ancora: non è così, nè in termini assoluti, nè in termini relativi.

L’Italia che accusa l’Europa di non si sa che è a livello del ladro che sostiene che il reato di furto dovrebbe essere abolito, e che accusa i poliziotti di averlo arrestato. Quantomeno imbarazzante, e ben oltre il ridicolo. Siamo all’ennesimo fallimento epocale di tutta una classe politica, di vecchi e nuovi, e di un Paese che non ha piu’ alcun pudore.

4. Arriviamo a un secondo punto fondamentale: quasi tutti i migranti attuali, e in particolare i migranti libici, eritrei, e siriani, devono essere accolti in Italia non a causa dei trattati europei, di Schengen, Dublino, Merkel, Troika, Bilderberg, e cicciobello, ma della Costituzione italiana. Art. 10. Regole interne, non esterne. Parlate di riformare la Costituzione, voi ‘onesti’, non biascicate contro l’Europa.

In questo caso, c’entra poco.

Ps. Affronterò altri punti nei prossimi giorni.

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Le puttane intellettuali

7 settembre 2012 § Lascia un commento

Ho riorganizzato il sito, eliminando alcune pagine. Ma un paio di post mi seccava perderli, e quindi, anche se sono forse un po’ pesanti, ho deciso di ripubblicarli in due post distinti. Questo è il primo.

1. Nota preliminare: In una democrazia, il ruolo sociale svolto dagli intellettuali è particolarmente importante, perchè essi sono deputati alla gestione del dibattito pubblico e, quindi, a permettere sia ai delegati che alla stessa comunità politica di prendere decisioni in base ad informazioni il più possibile complete, certe, ed imparziali. Il principio democratico, in accordo in questo caso con i principi liberali, richiede quindi la totale autonomia della classe intellettuale. Se questo non fosse, si avrebbe un flusso delle informazioni indirizzato dal potere politico, economico, sociale, e un dibattito pubblico funzionale al potere, e che quindi lo rafforza.

2. In Italia, questi semplici corollari dei principi democratici-liberali non hanno, in generale, portato alla costruzione di una classe intellettuale conscia della propria funzione sociale collettiva. Le ragioni sono varie, che propongo non in ordine d’importanza e senza pretesa di completezza: la presenza pre-statuale del potere della Chiesa, la figura ideale dell’intellettuale impegnato come organico agli interessi di parte (qui l’intellettuale è certo conscio del proprio ruolo sociale, e quindi si mette al servizio di interessi di parte, il che normalmente implica la subordinazione al potere politico), il servilismo aziendalista enfatizzato dal berlusconismo, la sostanziale inesistenza di editori puri nel mercato della comunicazione di massa, il finanziamento pubblico all’editoria, e i meccanismi di mercato che ha portato recentemente all’importazione del giornalismo di mercato. Questi fattori hanno contribuito alla creazione della figura egemonica in campo culturale: quello della puttana intellettuale  (essendo comunque, il puttanismo, vizio italiano molto condiviso, l’idealtipo è declinato poi anche in molte altre sfere).

3. La puttana intellettuale è un soggetto istintivamente incline ad utilizzare la propria intelligenza in funzione delle necessità del potere. In altre parole, il suo ruolo sociale non deriva dalla superiore conoscenza, dalla rettitudine professionale, dalla sua capacità di utilizzare le tecniche del pensiero, ma dalla sua velocità nel confezionare argomentazioni, talvolta di una certa brillantezza, ma che comunque permettano la gestione del potere ai potenti. In aggiunta, la puttana intellettuale non è interessato a consigliare il potere, ma a rafforzare la volontà del potere, ed è quindi incapace di mantenere ferma una posizione dichiarata (la coerenza non è la sua miglior virtù). Le puttane intellettuali ovviamente esistono in tutti i paesi del mondo, e in tutte le democrazie, ma in Italia sono particolarmente apprezzate; lo sono così tanto da essere riuscite ad egemonizzare il dibattito pubblico.

4. Il dibattito pubblico italiano presenta una seconda anomalia, alla prima legata: il dibattito pubblico italiano è egemonizzato da giornalisti, cioè da una categoria la cui funzione sociale è quella di fornire conoscenza di fatti, e non di organizzare i fatti in funzione della loro spiegazione o comprensione. La dittatura dei fatti non porta alla conoscenza, ma alla costruzione di un dibattito pubblico che privilegia l’istantaneità, la superficialità, la fattualità, e l’omologazione. I dibattiti politici televisivi offrono così esempi di rappresentazioni rituali formalmente democratiche ma effettivamente consumistiche, conservatrici ed elitarie.

5. Come costruire un dibattito pubblico autonomo rispetto al potere? La regolamentazione dei soggetti che tradizionalmente partecipano alla creazione del dibattito pubblico non sembra tecnicamente complessa: basta inserire alcune norme che A. aboliscano qualsiasi finanziamento pubblico al settore editoriale; B. permettano l’esistenza di solo editori puri, e la partecipazione di aziende ad aziende editoriali solo sotto una bassa percentuale; C. aboliscano l’ordine professionale dei giornalisti.

6. Ciò che è più complesso è la regolamentazione delle nuove forme editoriali parcellizzate, cioè quelle che fondamentalmente utilizzano internet. Paradossalmente, infatti, è noto che un eccesso di informazioni non porta necessariamente ad una maggior conoscenza ma al contrario al rafforzamento delle conoscenze pregresse, e quindi alla minor conoscenza. Ma questa questione è complessa, e soprattutto esula dall’oggetto di questo post.

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