Il ‘vincente’

13 settembre 2012 § Lascia un commento

Si copia Blair per le linea (cool Italia?), si copia Obama per la campagna (blu come colore dominante per le primarie del pd? Ci sta visto che il piano è di vincere le primarie del pd, o della coalizione, con l’elettorato del pdl), si copia Franceschini per lo slogan.

Ma a parte questo (…) il tutto è fatto professionalmente bene… sito di presentazione buono, lettera ok. L’unico neo è che è troppo patinato, professionale, di falsa familiarità, troppo luccicante, troppo americano, quasi anni ’80, molto edonista, molto vecchio.

C’è a chi piace il genere, a me fa venire l’orticaria. I ‘vincenti’ mi stanno sulle scatole, preferisco i ‘perdenti’, al limite i ‘normali’.

E può vincere (se gli lasciano la possibilità). Che tristezza.

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Secondi pensieri sugli slogan del pd

12 settembre 2012 § Lascia un commento

Questa mattina mi sono ricordato che, in effetti, neanche lo slogan di Bersani è originale: Veltroni 2007, ‘Si può fare’, il quale a sua volta era una scopiazzatura di Obama, ‘Yes, We Can’.

Riassumiamo: abbiamo da un lato il segretario del pd che si propone come un Veltroni meno ambizioso, e non fa nulla se poi Veltroni perse di brutto contro Berlusconi. Dall’altro lato, un più-o-meno-giovane che vuole accreditarsi come nuovo copiando uno slogan ancora fresco, di tre anni fa, usato da un candidato peraltro perdente.

Lasciamo da parte le questioni tecniche di comunicazione politica, e proprio politologiche: entrambi fanno schifo – cosa si può fare? adesso per cosa? dove è il senso collettivo? l’urgenza alla mobilitazione? ecc. Mi chiedo se i loro consulenti vengano pagati, e temo che non lo siano da tempo, perchè altrimenti farebbero un lavoro migliore. Speriamo che gli altri candidati propongano qualcosa di più adeguato.

Ma questi si candidano a guidare il Paese. Questi dovrebbero avere idee. Questi dovrebbero essere rivolti al futuro. Questi dovrebbero aprire strade nuove. Questi danno patenti di democrazia a tutti. Questi si permettono di guardare dall’alto in basso chi non sta con loro. Questi non si parlano.

Questi sono incompetenti, antichi, e ‘inadeguati’ (come dice uno dei loro fini strateghi, Massimo D’Alema, che non ha beccato una singola decisione strategica negli ultimi 30 anni).

PS1. Nel frattempo, alla scuola materna statale (cioè pagata con le tasse al 70%)  di mio figlio ho dovuto portare risme di carta A3, A4 bianca e colorata, pacchi di pennarelli, grembiule per attività pittoriche (per l’uso comune), farina bianca, farina gialla, sale, forbice, colla, pacco di fazzoletti, ed altro materiale di cancelleria, per un totale di una settantina di euri. Ovviamente, dopo aver pagato un contributo volontario ma obbligatorio di 25 euri per assicurazione ed attività didattiche non specificate. Queste sono tasse occulte, e non sono calcolate nel 70%.

L’Italia ne è piena, ma siamo così abituati che non ce ne accorgiamo più.

L’importanza del Sogno

6 settembre 2012 § Lascia un commento

Talvolta, anzi troppo spesso, per ragioni d’interesse personale e a questo punto anche di attività politica, sono colpito dalla rovina di pensiero che caratterizza la politica italiana, e il mancato rispetto dei fondamentali (ma non è una novità).

Ora, comunque, con l’evidenza delle due convention americane, è ancora più impossibile non essere colpiti dalla diversità fra ‘noi’ e ‘loro’. Che poi è semplice: lì c’è gente che la politica la ‘pensa’, la ‘vive’,  empaticamente e professionalmente, qui non ancora (ci si sta arrivando, ma il processo è lento e ancora marcato da un’americanizzazione degli strumenti, con risultati non sempre ragionevoli). E’ davvero un peccato che ci si sia ridotti a questo punto, dopo una storia nazionale illustre di contributi politici e politologici.

Per esempio, cosa offre agli elettori il panorama politico italiano? E in particolare, che sogno, che immagine di società futura ci viene proposta dai maggiori partiti? Che vuol dire: andremo a votare cosa?

Perchè le elezioni non si vincono mai con i programmi, ma con le immagini, con i sogni, con proposte politiche in cui si ripone la propria preziosa fiducia.

Un tempo fu Berlusconi, che proponeva la moltiplicazione del proprio successo personale: la società sarebbe stata bella, luccicante, ricca, forse un po’ rozza ed edonistica, ma certo piena di pilu.  E ci avrebbe pensato lui. Cosa offre oggi il PdL? (Se ci fosse ancora un qualcosa chiamato PdL) Il nulla, il deserto assoluto.

Il PD? Qui dipende un poco da chi vincerà le primarie, se saranno fatte -e non sembra più così certo anche se, secondo me, alla fine le faranno (bisogna solo trovare il modo di far perdere Renzi, e così complicato non è) . Ma, sostanzialmente, un altro Monti, cioè serietà zombistica con liberismo, e ragioneria unita a un certo elitismo. Solo che il PD andrà a farlo con UDC e SEL. Senza le competenze datate ma pur sempre riconosciute, la storia liberale, e la credibilità internazionale di Monti. Variazione se vince Renzi: un certo ricambio generazionale, americanismo, una spruzzatino di proposte grilline (perchè per Renzi Grillo è il M5S). Ma, in fondo, la minestra è la stessa: i prossimi anni saranno una continuazione dell’attuale. Loro la chiamano serietà e responsabilità, secondo me gli elettori la chiameranno ‘che palle’.

La Lega ci offre ‘Prima il Nord’. Che dopo la secessione sembra un bambino che piange perchè vuole comunque qualcosa, visto che la mamma ha detto no. Cosa proponga SEL non lo sa nessuno, e comunque bisognerebbe vedere oltre l’accozzaglia di ideologie sconfitte dalla storia e dalle elezioni cementate dal personalismo di Vendola. E penso che basti.

L’UDC offre un insieme di notabili che si fanno i fatti loro. L’IDV offre legalità e notabili all’ombra di Di Pietro, e non è una bella società proposta, quantomeno per me. Ci sarebbero i finiani, ma anche per loro non si sa neanche cosa faranno il mese prossimo, figuriamoci fra sei. Poi avremo, c’è chi lo dice, Italia Futura: Monti in salsa d’imprenditore impresentabile con un tocco di berluschino.

Infine, il M5S: un’armata brancaleone di forse brave persone e forse buone intenzioni, alla ricerca di un’organizzazione e unità e di un qualcosa di sensato. Ma non si sa cosa propongano ancora, e certo pochi capiscono il rapporto con Grillo (e mettiamoci anche con Casaleggio). Almeno loro sono nuovi, però, e non hanno i soldi per pagarsi i consulenti.

Poi ci si preoccupa dell’antipolitica e dell’astensionismo.

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