L’imbarazzante (e ignobile) dibattito pubblico italiano sull’immigrazione. Quattro ovvietà iniziali.

20 giugno 2015 § Lascia un commento

A memoria, davvero non ricordo un dibattito pubblico più penoso, irrazionale (o forse pienamente razionale, certamente gestito), e schifoso, di quello attualmente in corso in Italia sull’immigrazione. Anzi, parlare di ‘dibattito pubblico’ risulta eccessivamente generoso; in realtà, siamo di fronte a una cacofonia di idiozie schifose; schifezze idiote da cui qualcuno, però, ovviamente trae guadagno, politico o monetario.
Saltimbanchi della dialettica, sacerdoti del proprio tornaconto, capipopolo arrogantemente ignoranti, giornalisti markettari politici, politici ripetitori di cazzate e titillatori dell’altrui bassoventre. Non si può leggere, per esempio, sul maggior quotidiano italiano che “il modello Schengen è stato abbattuto a Ventimiglia”. Ma proprio per niente, vuol dire non sapere o capire la ratio di Schengen. Salvini, bontà sua, ha pronta una squadra di professori per scrivere il programma. Di professori ce ne sono un tanto al chilo, speriamo riescano a ridurre il numero di stupidaggini ignobili che escono dalla sua bocca. Menzione speciale per i leghisti alla ricerca del merito. Una barzelletta.

Alcune ovvietà:
1. Schengen disciplina la libera circolazione di persone all’interno del territorio dei paesi firmatari, rafforzando la cooperazione di polizia e i controlli alle frontiere esterne. Quali persone sono libere di circolare? I cittadini degli Stati firmatari e degli associati, e di paesi terzi entrati regolarmente in uno degli Stati. Vuol dire che ai migranti irregolari non si applica Schengen. La Francia chiudendo le proprie frontiere ai migranti irregolari in uscita dall’Italia non viola Schengen. Al contrario, lo rispetta. Esiste poi un trattato specifico fra Italia e Francia, firmato da Prodi, che puntualizza la questione: la Francia può rimandare in Italia i migranti irregolari che da lì arrivano.

2. In piu’, c’è pure la Convenzione di Dublino, che si basa su un principio molto semplice, e ragionevole: lo Stato di prima accoglienza si occupa delle procedure di controllo sulle domande di visto ed asilo. Vuol dire che lo Stato italiano deve accogliere e trattenere i migranti fino alla decisione se concedere o meno titolo di permanenza. In altre parole, i migranti che arrivano in Italia devono rimanere in Italia fino all’accoglimento o al rigetto delle domande di asilo. Se la decisione è il rigetto, devono essere rimandati indietro. Se invece è di accoglimento, essi poi possono circolare liberamente nell’area Schengen. Che fa l’Italia invece? Li accoglie, e poi chiude due occhi e permette loro di lasciare il territorio italiano. Una politica tradizionale, non nuova, con punte da barzelletta durante il periodo di Maroni ministro degli interni (le leggende, raccontate anche in Europa, parlano di soldi dati sottobanco ai migranti dal quel glorioso ministro per pemettere ai migranti di pagarsi il treno fino in Germania, Svizzera, Francia (ecc.) e così svuotare i centri d’accoglienza pugliesi al collasso). L’Italia non rispetta i trattati, a volte agli altri Paesi girano le palle. E quindi legano la richiesta di fondi europei che arriva dall’Italia a un controllo europeo sulle procedure di accoglienza. Che vuol dire: sospettano che l’italia prenda i soldi e poi prosegua con la politica di non controllo. Questi malfidati. Oppure fanno rispettare i trattati. Questi schifosi.

3. Arriviamo a un primo punto fondamentale. I migranti che arrivano in Italia, mi spiace tanto per chi se ne frega dei numeri, sono pochi. Ripeto: sono pochi. In termini assoluti, e relativi. Trovatevi le statistiche europee (eurostat, su internet). Perchè i grandi paesi europei rispondono picche all’Italia? Perchè da sempre ne accolgono di piu’ di quello che fa l’Italia. E non solo li accolgono, ma li devono pure integrare. L’Italia, invece, fondamentalmente li deve solo accogliere, dare o negare i visti, e poi farli partire, perchè l’Italia è paese di passaggio, pochi migranti vogliono rimanere qui. Noi abbiamo sindaci di paesi di qualche migliaio di cittadini che si rifiutano di accogliere temporaneamente, qualche mese, tre o quattro migranti. Barzellettieri. Il fatto è che negli ultimi anni il flusso di migranti in arrivo in Italia via mare è oggettivamente aumentato molto, da risibile è diventato di media entità (valutazione generosa). Ma in un Paese che da venticinque anni non ha politiche di gestione dell’immigrazione se non di criminalizzazione, questo aumento è ingestibile, e ha fatto esplodere la percezione che i migranti siano tanti. Ripeto ancora: non è così, nè in termini assoluti, nè in termini relativi.

L’Italia che accusa l’Europa di non si sa che è a livello del ladro che sostiene che il reato di furto dovrebbe essere abolito, e che accusa i poliziotti di averlo arrestato. Quantomeno imbarazzante, e ben oltre il ridicolo. Siamo all’ennesimo fallimento epocale di tutta una classe politica, di vecchi e nuovi, e di un Paese che non ha piu’ alcun pudore.

4. Arriviamo a un secondo punto fondamentale: quasi tutti i migranti attuali, e in particolare i migranti libici, eritrei, e siriani, devono essere accolti in Italia non a causa dei trattati europei, di Schengen, Dublino, Merkel, Troika, Bilderberg, e cicciobello, ma della Costituzione italiana. Art. 10. Regole interne, non esterne. Parlate di riformare la Costituzione, voi ‘onesti’, non biascicate contro l’Europa.

In questo caso, c’entra poco.

Ps. Affronterò altri punti nei prossimi giorni.

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Nelle librerie (accademiche) tedesche, un testo fondamentale

17 aprile 2015 § Lascia un commento

E’ uscito un volume, tedesco, a cui ho contribuito con un capitolo scritto l’anno scorso, in Agosto, parallelamente al sollazzo d’estate-autunno irlandese, sulle possibili strategie politiche che l’Unione europea potrebbe/dovrebbe utilizzare nel relazionarsi con attori islamisti.
Ovviamente, indicazioni di policy che non saranno seguite. Ma, intanto, sono lì fuori.

Sotto la locandina, con persino possibilità di ordinarlo, qui il link.

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L’operazione politica del Direttorio M5S

2 dicembre 2014 § Lascia un commento

Qualche giorno fa ho cercato di chiarire il significato esatto della nomina, da parte di Grillo (e Casaleggio), di cinque deputati come ‘garanti’, essendo lui ‘stanchino’, poi validata dalla ‘rete’ (ovviamente, se la rete fosse composta da 27.000 persone, posto che questo dato sia vero, facebook e tutte le altre aziende che offrono servizi in rete farebbero la fame o, meglio, non sarebbero mai nate).

Politicamente, è abbastanza pacifico che l’operazione mira a ridare respiro al M5S, permettendo ai suoi rappresentanti una maggior libertà d’azione rispetto a norme (oggettivamente discutibili) che, imposte per necessità contingente di breve periodo, nel tempo si sono solidificate devastando ogni margine d’azione politica. Per qualche esempio: la difficoltà politica di utilizzare il mezzo televisivo, l’alto costo politico interno di dialogo con altre forze politiche, la dipendenza dalla figura di Grillo, la litigiosità fra le fazioni, e così via.

L’operazione, però, non è politicamente semplice, perchè deve superare alcuni scogli:

– prendiamo ad esempio un’operazione analoga e recente, quella compiuta dalla Lega Nord dopo gli scandali che toccarono la guida carismatica del partito e il suo cerchio di fiducia, cioè la classe dirigente leghista. In quel caso, vi fu un traghettatore (Maroni) che faceva parte della classe dirigente ma non fu toccato dalla delegittimazione, prima di dare spazio a una nuova dirigenza già promettente ma ai margini del cerchio bossiano, che sono riusciti a riformulare la proposta politica. I due passaggi furono votati all’interno del partito, e soprattutto la Lega ha avuto parecchia fortuna.
I cinque saranno in grado di compiere l’operazione? E, soprattutto, saranno in grado di lasciar spazio a qualcun altro? Io dubito. Sono stati votati, più o meno, ma mi sembrano scelti non come traghettatori, ma già come nuova dirigenza, e di facciata. Il problema è che tutti e cinque sono un po’ troppo, seppur in misura diversa, parte della vecchia dirigenza, e il legame con grillo e casaleggio rimane fortissimo.
Poi, saranno baciati dalla fortuna? Sia di essere animali politici di razza (come Salvini, che per me è persona disgustosa, ma è oggettivamente bravo a fare il suo lavoro) che di trovare una congiuntura favorevole che avversari politici che lasciano spazio.

– Il partito deve rimanere compatto durante i passaggi. E non lo è affatto. Per cui non c’è altra scelta che compattarlo. Questa scelta obbligata implica la scissione o altre espulsioni. Prima questo succede e meglio è per il M5S. Sopravviverà il M5S a una separazione conflittuale, oppure la già evidente perdita di consenso ed attivismo sarà ulteriormente accentuata?

– Infine, ci sono le norme interne del M5S. Per un esempio, che non molti hanno puntualizzato perchè è realtà che esiste già: i cinque garanti sono parlamentari, cioè sono pagati dai cittadini per fare un lavoro preciso, non per occuparsi del proprio partito (e questo è, secondo la retorica stellata, comportamento da partito). Invece, ora è ufficiale. Poi, ci son tutte le altre norme. Riusciranno a rottamare il vecchio M5S così completamente? Quanti non accetteranno il passaggio?

Le mie risposte a queste domande si conoscono già.

In ogni caso, in bocca al lupo.

Il significato del ‘Direttorio’ M5S

30 novembre 2014 § 2 commenti

Ho letto vari commenti sulla questione,quasi nessuno che chiarisca la questione. Preferisco quindi puntualizzare quale credo sia il significato esatto della decisione di Grillo di nominare cinque deputati come ‘gestori’ del M5S.

1. La decisione e’ una violazione palese del secondo comma dell’art.4 del Non Statuto, che qui riporto: “Il MoVimento 5 Stelle non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro. Esso vuole essere testimone della possibilità di realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità degli utenti della Rete il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi.”

Che vi sia stata una votazione successiva a legittimare l’operazione e’ irrilevante. La legittimazione democratica non legittima mai la violazione del diritto: politica e diritto appartengono a due insiemi diversi, e su questo e’ costruito l’ordine costituzionale. Non stiamo parlando di noccioline.

(Dal punto di vista politico, il M5S abbandona definitivamente qualsiasi pretesa di natura democratica, oltre che di assumere fra i suoi valori la legalita’, ma questo e’ oggettivamente secondario).

2. Se il ‘Garante delle regole’ puo’ violare in modo fragrante l’impegno che accomuna gli iscritti, cioe’ il legame che li unisce. ecco che l’impegno, e il legame, non esiste piu’. Il M5S non esiste piu’, quello che stanno formando e’ altro (io credo sia una natura morta, ma questa e’ la mia opinione personale). Il legame ufficiale, dopo che ufficiosamente lo e’ da tempo, e’ oggi la fedelta’ alla struttura.

3.Gli attivisti rimasti nel M5S entrano in un partito nuovo. Il paradosso e’ che rimanendo nel M5S tradiscono l’impegno preso quando sono entrati, non rispettano la parola data. Per moltissimi rimasti e i nuovi arrivati questo non e’ un problema, ma per qualche altro lo dovrebbe essere. Questo vale sia per gli attivisti che per gli eletti del M5S. Restando al proprio posto come rappresentanti del nuovo soggetto tradiscono le promesse  e l’impegno preso di fronte ai cittadini.

Nessuno puo’ evitare la scelta. Fatela in coscienza, perche’ non e’ una scelta di convenienza, e’ una scelta etica.

Ps. Poi, a seconda della scelta, andate a cercare chi da tempo si e’ messo a costruire. O andate al bar, allo stadio, in famiglia; fate quel che volete.

Isis: giudicate voi

20 ottobre 2014 § 1 Commento

Mi è arrivato un paio di giorni fa, tramite fonti inusuali, il quarto e corrente numero di Dabiq, il magazine che il servizio di propaganda dell’Isis propone in varie lingue (qui trovate tutti i quattro numeri, in inglese).
Guardandolo, e dopo le dichiarazioni dal palco alla festa del M5S dell’altro fine settimana ancora fresche nella mia mente (fra il moltissimo discutibile, spiccano le affermazioni secondo cui in Nigeria l’Ebola è fuori controllo nel 40% del territorio mentre nel restante 60% regna il gruppo islamista Boko Haram, e nella Grecia piegata dalla Troika i cittadini si iniettano il virus dell’Hiv per poter accedere a sussidi statali; stupidaggini belle e buone, e vari commentatori le hanno già esposte), mi è tornato alla mente il notorio scritto di Di Battista, pubblicato dal blog di Grillo, quello che mi fece sufficientemente infuriare da interrompere rapporti con chi, in una qualsiasi misura, giustificava quanto sostenuto dal deputato.

Parallelamente, arriva il nuovo numero di limes, con un articolo a firma Anna Maria Cossiga, una delle figlie del Presidente, docente di antropologia culturale. Lei sostiene, in modo molto piu’ corretto e raffinato, l’argomentazione di Di Battista, per commettere lo stesso errore fondamentale, che sospetto sia figlio di un multiculturalismo francamente degenerato. La comprensione e l’analisi sono una cosa, il policy-making sono un’altra. Discutere degli errori e responsabilità occidentali in Medio Oriente, del ‘senso’ dell’Isis in quanto rifiuto della modernità politica costruita sullo Stato-nazione, della fine del sogno moderno, e’ esercizio che faccio giornalmente con un sacco di miei colleghi. Trasportare poi l’analisi nel policy-making trascendendo le responsabilità individuali, e i rapporti di potere esistenti, vuol dire proporre una politica irreale e soprattutto a-valoriale (cioe’ apolitica, un non senso) o, generosamente, espressione di valori francamente amorali. In effetti, e’errore fondamentale che porta a errori secondari notevoli: equiparare Ira ed Eta all’Isis e’ risibile; sostenere che la fine del terrorismo dell’Ira e dell’Eta sia giunto a conclusione a causa dell’apertura del dialogo con loro e’ controintuitivo all’argomentazione principale: Eta e Ira sono movimenti indipendendentisti, che cercano cioe’ di creare uno Stato-nazione, contrariamente all’Isis che cerca di distruggerlo. In aggiunta, l’apertura del dialogo fu possibile perche’ erano movimenti che politicamente avevano gia’ concluso la loro traiettoria anche e soprattutto a causa dell’uso della violenza politica. In aggiunta, erano incentivabili a dialogare (oggi, un esempio un pochino piu’ calzante sarebbe quello con Hamas, se proprio bisogna farne uno).

In parole semplici: le cause, le ragioni di un comportamento appartengono a un insieme, la gestione del comportamento nel breve periodo (come e’ spesso la politica) appartiene a un altro insieme. Cosi, posso capire che chi mi vuole dare un pugno lo fa perche’ pensa che io gli abbia rubato la macchina, ma intanto evito il pugno, poi lo blocco. E poi chiarisco.

Non sostengo che non sarà mai possibile o giusto o necessario o morale dialogare con l’Isis legittimandolo. Ma certamente oggi e’ posizione debole  accademicamente, discutibile politicamente, e di difficile giustificazione etica.  In verità, attualmente la lettura di policy-making e’ abbastanza semplice: l’Isis, la cui legittimazione deriva da davvero tante dinamiche storiche di lungo periodo in cui l’Occidente ha un ruolo di primaria importanza, e’ comandato da un gruppo di psico- e sociopatici,  non c’entra assolutamente nulla con l’Islam, queste persone non vogliono dialogare ma ucciderci, e lo affermano decisamente ed apertamente.

Nell’ultimo numero di Dabiq, un magazine ben fatto e pensato per occidentali ed occidentalizzati (chi conosce le riviste arabe noterà subito la diversità), si legge robetta tipo:
“Every Muslim should get out of his house, find a crusader, and kill him. It is important that the killing becomes attributed to patrons of the Islamic State who have obeyed its leadership. This can easily be done with anonymity. Otherwise, crusader media makes such attacks appear to be random killings. Secrecy should be followed when planning and executing any attack. The smaller the numbers of those involved and the less the discussion beforehand, the more likely it will be carried out without problems. One should not complicate the attacks by involving other parties, purchasing complex materials, or communicating with weak-hearted individuals. “Rely upon Allah and stab the crusader” should be the battle cry for all Islamic State patrons.”

Traduco velocemente: “Ogni musulmano dovrebbe uscire di casa, individuare un crociato, e ucciderlo. E’ importante che l’uccisione venga attribuita a seguaci dello Stato Islamico agli ordini dei suoi comandanti. Lo si può fare facilmente senza essere individuati. Altrimenti, i media crociati [=occidentali] faranno apparire quegli attacchi come omicidi casuali. La segretezza è essenziale nella pianificazione e nell’esecuzione degli attacchi. Minore il numero di persone coinvolte e minori le discussioni preparatorie, maggiori le possibilità che l’attacco venga eseguito senza complicazioni. Non si dovrebbero complicare gli attacchi coinvolgendo altre parti, comprando materiali complessi, o comunicando con individui dai cuori deboli. “Affidati ad Allah e accoltella il crociato” dovrebbe essere l’urlo di guerra per tutti i seguaci dello Stato islamico”.

Oppure “We will conquer your Rome, break your crosses, and enslave your women, by the permission of Allah, the Exalted. This is His promise to us; He is glorified and He does not fail in His promise. If we do not reach that time, then our children and grandchildren will reach it, and they will sell your sons as slaves at the slave market”.

Traduzione: “Conquisteremo la tua Roma [=Washington D.C.], spezzeremo le tue croci, e faremo schiave le tue donne, con il permesso di Allah, l’Elevato. Questa è quello che Lui ci ha promesso; Egli è ammantato di gloria e rispetta sempre quel che Lui promette. Se noi non riusciremo a farlo nel tempo a noi concesso, allora lo faranno i nostri figli e i nostri nipoti, e venderanno i tuoi figli come schiavi al mercato degli schiavi”.

In ogni caso, leggete, guardate, e giudicate voi. Guardate la glorificazione della morte e l’esaltazione della violenza, la patinatura persino della violenza, leggete le discussioni in merito alla schiavitu’, e tutto il resto.

Per quel che mi riguarda, non sono sicuro di meritarmi che il Vicepresidente della Commissione esteri del Parlamento italiano propugni posizioni di questo tipo. Lo paghiamo per non confondere Isis ed Hamas. Neanche son sicuro di meritarmi che il secondo partito italiano, invece che prendere a calci nel sedere un esponente del genere, lo glorifichi.

Ma, si sa, ce l’ho con il M5S perche’ sono rancoroso.

PS. La professoressa Cossiga e’, invece, ovviamente liberissima di proporre le sue argomentazioni, e di averle criticate e confutate. Il perche’ spero sia evidente.

Quick on Hamas

17 ottobre 2014 § Lascia un commento

Another interesting read on the latest Hamas discursive efforts: http://thehill.com/blogs/pundits-blog/international/220783-hamas-is-going-through-a-rough-patch-so-what-is-it-singing
Inside is not really the outside.

Oil prices down, what is going to happen?

17 ottobre 2014 § Lascia un commento

A simple link, an interesting read: http://www.theguardian.com/news/datablog/2014/oct/16/datablog-low-oil-prices-chill-producer-economies

Mogherini e l’Unione

3 settembre 2014 § 2 commenti

Qualche giorno è passato dalla nomina di Federica Mogherini alla carica di Alto Rappresentante. Devo dire che ero scettico sulla possibilità che Renzi ce la facesse a farla passare, anche a causa della nazionalità del Presidente della BCE. O forse, speravo che non ce la facesse.
Non ho un’opinione particolarmente accesa sulla Mogherini, la quale peraltro si occupa di politica estera da ormai vent’anni. E’ probabilissimo che non farà grossi scivoloni, e ciò che ha dichiarato dopo la nomina non è immaginifico ma non merita neanche censure particolari (per un esempio). E’ una politica e diplomatica: non sono previsti fuochi d’artificio.

Credo che il fatto che Renzi sia riuscito a farla eleggere a quel ruolo importantissimo per l’attualità e il futuro dell’Unione dia però ulteriore indicazione di due trend intersecati:

– L’Unione Europea non è in grado di trasformarsi, di diventare un attore internazionale pieno per poter sopravvivere alle dinamiche internazionali attuali. O, meglio, non ne sente l’urgenza, che in realtà è drammatica. L’Unione Europea, se non si crede alla retorica comunitaria, è sempre meno rilevante, ha sempre meno leverage nei confronti degli attori importanti, negli scenari internazionali da cui derivano le minacce maggiori alla propria sicurezza (Est e Medio oriente), ha sempre meno risorse, non ha gli strumenti per affrontare quello che qualcuno ha chiamato ‘il ritorno della geopolitica’ da un lato e l’esplosione della non politica dall’altro. In secondo luogo, la sicurezza europea è ormai di competenza europea, gli Stati Uniti sono ormai totalmente disinteressati a farsene carico. Il risultato è che prima l’Unione si doterà degli strumenti ideali, politici, e militari per poter provvedere davvero alla propria sicurezza e meglio sarà per tutti, e non solo per i cittadini europei. L’Unione europea non può permettersi di rimanere ancora in mezzo al guado, stretta fra dinamiche comunitarie e interessi degli Stati membri, ma sembra non avvertirlo. Il primo e precedente Alto Rappresentante, la baronessa inglese Chaterine Asthon, era stata nominata in quanto figura debole, come in realtà indicava già la sua nazionalità (gli inglesi storicamente non sono mai stati molto interessati a costruire una politica estera europea forte, perchè i loro interessi nazionali sono maggiormente sicuri attraverso i mantenimento dello stretto rapporto con gli Stati Uniti), e infatti non è riuscita a ‘riempire’ il proprio ruolo e produrre alcunchè. La Mogherini sembra nomina derivante dalla stessa razionalità. In altre parole, gli Stati vogliono tenersi massima libertà d’azione, la Mogherini può incontrare gente, sorridere, e stringere mani. Il rafforzamento delle forze ‘isolazioniste’ interne all’Europa non aiuta, ovviamente, il processo di rafforzamento della centralità e dell’unità d’azione politica dell’Unione.

– i capi di governo degli Stati più importanti, in particolar modo la Germania, la Gran Bretagna, e la Francia, per ragioni diverse sembrano interessati a non esporre sè stessi e i propri paesi ai pericoli di una leadership necessaria. E quindi danno corda a Renzi, sfruttano la sua effervescenza, offrendogli più di quello che l’Italia meriterebbe in rapporto al suo status, ne assecondano lo slancio, finchè dura. 

In bocca al lupo a Federica Mogherini, qualche giorno in ritardo. Il futuro europeo probabilmente deve ancora aspettare. Sempre che aspetti.

Questi tuttologi, un dramma che ci condanna al sottosviluppo.

23 agosto 2014 § Lascia un commento

Da molto tempo noto come moltissimi diventino, nello spazio di qualche click, tuttologi, portatori di conoscenze ottenute in qualche secondo e che possono tranquillamente sfidare quelle costruite in una vita. 

Prima eran tutti esperti di trattamento di rifiuti, poi diventano tutti costituzionalisti, per non parlare della facilita’ con cui si possono maneggiare le variabili di economia monetaria, o della geopolitica, o dei processi di radicalizzazione islamista, del conflitto israeliano-palestinese, e via di seguito. Sempre con opinioni nette, qualche riga non di più, e spesso loro scoprono sempre la verità che non e’ mai quella ufficiale. Grillo e’ il grande esempio e, d’altronde, ha avuto successo. Che Travaglio si occupi di cronaca giudiziaria, che Jacopo Fo si occupi di non so cosa, che Di Battista sproloqui a casa sua. Abbandoniamo le sirene alla mitologia, le cospirazioni alla ricerca, e mettiamoci a ritornare alla serietà. 

Io non vado a dire al medico come curare il cancro, non so niente di architettura, poco di meccanica, non so da dove cominciare con la chimica e la biologia. Confesso pubblicamente di sapere qualcosa,  e non tutto, di scienza politica, politica internazionale, diritto, economia, sociologia, storia, filosofia. Fine.

Prima ci liberiamo di questa intossicazione collettiva, recuperiamo un po’ di umiltà, ci ricordiamo di ‘sapere di non sapere’ e meglio e’ per tutti. Non c’e’ niente di peggio di non capire quello che si legge, il non saper discernere fra le fonti, il non essere in grado di discriminare e valutare le informazione. Un gran calderone di tutto, pieno di relativismo, che legittima il potere a fare i suoi comodi. Mentre sprofondiamo sempre più.

Come in Germania, perche’ non e’ possibile?

22 agosto 2014 § 2 commenti

Come sempre, quando sono in Germania, vengo colpito dalle piccole cose. Quest’anno, con una violenza particolare.

La rete capillare di piste ciclabili, i campi a mais per produrre benzina organica (incentivi alti), i mulini a vento (che personalmente non trovo affatto distruggano il paesaggio, tutt’altro), la maggiorazione di prezzo plastica e vetro che si evita riportando le bottiglie vuote in negozio, l’arancione prima anche del verde ai semafori, la capillarità dei parchi per bambini, il biglietto che si può fare sul treno senza grossi problemi con una macchinetta (almeno, qualche anno fa era così, ma dubito sia cambiato), il numero e la buona qualità delle catene discount, ora in aumento anche in altri paesi fra cui l’Italia, il rispetto dei limiti di velocità nonostante siano spesso assurdi, i prezzi inferiori a fronte di stipendi superiori. Giusto per qualche esempio.

Al momento sono a Borken, in Westfalia, zona agricola e quindi teoricamente non particolarmente ricca. Ma vedi, senti con mano i decenni di amministrazioni decenti, pezzetto dopo pezzetto, anno dopo anno, la pervasivita’ e la parcellizzazione di comportamenti decenti e virtuosi, a livello individuale. E sai che la classe media qui e’ ancora maggioranza, che gli operai, i blue collars, sono classe media. In Italia gli operai sono a rischio povertà, come i giovani professionisti, a meno di avere il papa’ che. 

Mi diranno che siamo noi che permettiamo ai tedeschi di vivere bene, ma queste sono appunto le stronzate che ci propina una classe politica, e più in generale un’élite, semplicemente incompetente e fanfarona fino alla disonesta’.

Mi son domandato se ci sono legami con il nazismo, se la sbornia ideologica della prima meta’ del secolo scorso, e per la verita’ anche dell’ultima meta’ dell’ottocento, e quel che ne e’ derivato, abbia privato i tedeschi di qualsiasi propensione a velleita’ propagandistiche e ideologiche, e li abbia portati violentemente a privilegiare il pragmatismo e l’avversione al rischio. Ma so che in realta’ i tedeschi erano cosi’ anche prima, e per la verita’ anche durante, quel periodo.

Non e’ il bengodi, la Germania, tutt’altro. Il controllo sociale e’ molto elevato, se non ti comporti in modo consono le ripercussioni sociali sono elevate, specialmente nei piccoli paesi. Questo aiuta l’amministrazione, certo. Se so che un’opera pubblica sarà trattata decentemente dal pubblico questa costa meno, in termini di conservazione, dura più a lungo, e quindi e’ più semplice investire in prodotti migliori. Pero’ c’e’ molta meno propensione a stare a sentire le stupidaggini. Penso agli ultimi leader tedeschi, da Kohl alla Merkel, e non trovo fisici da tv, carisma da star, e neanche straordinari comunicatori. Mi dicono Schroeder fu il tentativo tedesco in quella direzione, e non andò poi tanto bene.

Come si sa, in Germania un ministro che copia la tesi di dottorato viene costretto alle dimissioni. Per il semplice ragionamento che se mente su una cosa del genere può mentire anche se altro. E come si fa a fargli amministrare la cosa pubblica? Ma c’e’ altro. Penso al dibattito di policy-making di questi anni sull’immigrazione, che a fronte delle proiezioni demografiche e industriali a trent’anni, qui in Germania si concentra su 1. come avere più immigrati 2. come avere quelli di cui la Germania ha bisogno 3. come farli stare più a lungo.  In Italia il dibattito e’,  a fronte di proiezioni demografiche e industriali da far rizzare i capelli in testa, molto peggiori, 1. come averne di meno 2. come liberarsi degli immigrati che ci sono. Roba da idioti.

E allora la voglia di andarsene dall’Italia c’e’, e magari anche di venire in Germania.

Ma se mi chiedessero quali tipo di classe politica, quale tipo di amministrazione della cosa pubblica, ecco, il mio esempio e’ la Germania. Mi dicono i paesi scandinavi, ma non li conosco bene. In base alla mia esperienza, e’ la Germania, che non e’ il Bengodi.

P.s. Di fatto, era a queste aspirazioni, a questa richiesta di diritto, che il M5S dava speranza. Prima di rinnegarle, ovviamente.

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