Sulla responsabilità PD

9 marzo 2018 § Lascia un commento

In modo alquanto curioso, è montata una campagna che spinge il vituperato PD a convergere su punti programmatici M5S per permettere un governo e così salvare il Paese. Voci nobili di questo mondo, da Pif (…) a Serra, a tutto il caravanserraglio di Repubblica, cioè fondamentalmente esponenti di fondo del mondo culturale o pseudo-culturale di sinistra, anti-renziani nel senso che Renzi è stato sempre loro sulle palle, son lì a domandare responsabilità: maccccome, è la ‘sottile’ argomentazione, Verdini e Berlusconi andavano bene, e il M5S no? Oppure: il PD è partito di governo, se non è al governo come fa a sopravvivere? Lascerei anche perdere i senza-dignità del Fatto quotidiano: il PD era corrotto prima perchè stava con Berlusconi e Verdini al governo, è corrotto ora perchè sembra indisponibile, lo sarà in futuro se deciderà di essere responsabile, lo sarà in futuro se deciderà di non esserlo. Ma che pure Cacciari argomenti a favore mi sembra fornire la prova definitiva che l’operazione sia una gran cazzata. Che dicano che il loro obiettivo è l’agevolare un’utopistica trasformazione del M5S in un nuovo grande partito della sinistra grazie all’assorbimento del PD, così che si capisca esattamente la portata della minchiata. Non penso di dover argomentare.

Non argomento neanche di come sia una scelta masochistica, per il PD, partecipare a un governo a guida M5S, perchè mi sembra eccessivamente evidente. Basti ricordare che, al momento, in futuro chissà, il programma economico del M5S è più di sinistra di quello del PD: un governo PD-M5S aprirebbe un’autostrada a sinistra per gli stellati. Nè argomento di come sembra sia sempre e solo il PD  a venir chiamato alla responsabilità, nè che è evidente come il PD debba riformarsi profondamentente se vuol sopravvivere – fino al cambio di dirigenza e nome. Neppure argomento in base a quel che successe nel 2013, di come il M5S si sia comportato in Parlamento, e di come sia giusto che il M5S rispetti le proprie promesse elettorali.

Ma è il pensiero debole da cui scaturiscono questi appelli che mi incuriorisce. Della capacità analitica di una parte dell’elitè giornalistico/culturale del nostro paese. Il successo del M5S, e della Lega, è certo dovuto a errori strategici e tattici del PD renziano, che nel 2014 aveva il Paese in mano. Ma anche e forse soprattutto a questioni ben più profonde che toccano praticamente tutte le democrazie più o meno consolidate. I successi delle proposte politiche ‘populiste’ (il termine in verità è certamente errato, ma questo passa il convento mediatico al momento per descrivere il fenomeno, e l’accademia non ne ha ancora fornito uno convincente), negli Stati Uniti, in Francia, in Turchia, in Gran Bretagna, e così via, derivano anche da un diminuizione dell’attrattiva dei principi democratici e liberali, e da una parallella crescita dell’accettazione di valori di natura autoritaria. Talvolta semplicemente accettati, talvolta mascherati con cazzate iper-democratiche.

Sono, in altre parole, i valori democratici, e la democrazia che sono oggi meno condivisi di un tempo. Il M5S e la Lega, in Italia, offrono una via d’uscita comprensibile alle difficoltà democratiche, alla sensazione che i cittadini non contino più niente, che nessuno abbia a cuore i loro interessi, offrendosi come loro salvatori. Questo è un meccanismo deresponsabizzante, che produce accettazione di processi di accentramento di potere, e una delegittimazione delle altre forze politiche, trasformando la democrazia liberale in una democrazia della maggioranza, cioè illiberale. Per chi vuole approfondire un poco, fra i parecchi, cito Yascha Mounk (due link, in inglese: un’intervista e un estratto del suo ultimo libro, che credo Feltrinelli stia traducendo in italiano).

Parte della ragione che ha portato alla sconfitta elettorale del PD è dovuta anche alla facilità con cui è stato proposto, e quindi è finito per essere percepito, come  essere il partito delle elitè, della finanza, degli interessi economici, di Bruxelles, cioè di tutto ciò che sembra essere lontano dal popolo. Il popolo, ripeto ancora, non è idiota ora più di quello che è sempre stato. Andare al governo ora aiuta il PD a riavvicinarsi al popolo?

Se vuole essere davvero responsabile, se vuole essere utile all’Italia, il PD dovrebbe ricostruirsi, costruire un progetto basato su un nazionalismo inclusivo, proporre proposte di trasformazione della democrazia che la riavvicinino alle persone (basta ‘Autorità per’, per esempio), ritornare popolare. Insomma, proporre una via democratica popolare e non ‘populista’. Certamento non ha bisogno di partecipare a un governo su agenda M5S perchè, oggi, questo è da irresponsabili (oltre che, secondo me, da un poco scemi).

Uno di quegli strani casi della vita in cui interesse partitico e interesse collettivo coincidono, pensa un po’.

 

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