La storia paurosa degli italiani razzisti, egoisti, individualisti, e pure un poco idioti.

6 marzo 2018 § Lascia un commento

Un po’ ci risiamo: dopo ogni tornata elettorale in cui perde un qualcosa che si definisce di sinistra, c’è sempre qualcuno che non riesce a evitare la tentazione di ululare contro i propri connazionali, seguendo più o meno l’esempio nobile di Umberto Eco che si ricordava, dopo ogni vittoria berlusconiana, della sua vergogna di essere italiano e/o di voler emigrare a Parigi (da quel che mi ricordi, proposito mai messo in pratica, se non per qualche settimana). Un vezzo culturale italico di buon lignaggio, insomma.

Punto primo. Sì, gli italiani, in generale, sono abbastanza razzisti, di un razzismo più o meno solidale, del tipo che penso che i neri, o quelli evidentemente stranieri, siano anche brave persone e che debbano essere aiutati ma a cui ci si rivolge istintivamente utilizzando il tu. È un razzismo radicato, dovuto a storia e qualche influenza culturale chiara, di tipo strisciante, che vive sottotraccia, poco espresso e ancor meno concettualizzato, a cui non pensiamo e che non ci piace esternare perché siamo-solidali-e-il-razzismo-è-una-brutta-cosa-mentre-noi-siamo-brave-persone. Razzismo da perbenisti borghesi, insomma, avrebbero detto qualche decennio fa. Ci dispiace se muoiono in mare, ma meglio che non si vedano in giro. Ma gli italiani sono razzisti da parecchio, certo non da oggi. Che lo siamo diventati nell’ultima manciata di anni è risibile. Lo si esprime un poco di più, è avvenuta una certa sdoganatura, più occidentale che italiana in verità, ma non più di questo.

Punto secondo. Sì, molti hanno votato con la pancia. Ma, in generale, si è sempre votato con la pancia, in qualunque luogo e in qualunque elezione. Anche chi si informa, controlla, legge i programmi, chi cerca di essere razionale…. beh, alla fine fondamentalmente razionalizza, cioè si copre la pancia. Si vota per tante ragioni: per identificazione, per simpatia, per affinità, per caso, per ragioni frivole, per ideologia, per speranza, per interesse personale, e così via. La politologia serve a poco, però ci dice anche questa cosa qua, in modo abbastanza probante: si vota con la pancia. Ovviamente, non possiamo escludere che ci sia qualcuno che riesce, a votare razionalmente. Ma in termini generali, si votava di pancia per Renzi o per Berlusconi o per Prodi, si vota di pancia per Di Maio o Salvini. Dal che se ne deduce che il popolo è scemo, certo, anche quando vota come voglio io. Ma o si accetta il principio di giustizia per il quale chi subisce decisione deve essere coinvolto nel processo decisionale (principio da cui cresce la democrazia) oppure si cambi sistema. Semmai, la questione è più perché molti italiani abbiano votato partiti dalle proposte irrealizzabili o evidentemente assurde o irrispettose della capacità analitica degli elettori. Beh.. da un lato non è che gli italiani storicamente pretendano il rispetto dalla classe politica (un tempo qualcuno diceva che gli italiani sono un popolo puttana); dall’altro, a me sembra che la risposta sia legata a una questione precisa (vedi sotto), relativa più alla disperazione italica attuale che a quelle proposte politiche in sé.

Punto terzo. No, gli italiani che hanno votato M5S e Lega non sono degli idioti. O forse sì, ma dubito lo siano più, o molto più, dei tanti che hanno votato PD o altro (14% per Berlusconi, nel 2018?, giusto per un esempio). Al Sud sembra abbiano creduto alla storiella del reddito di cittadinanza, quelli della Lega magari hanno creduto alla storiella del ‘Prima gli Italiani’ o alla Flat-tax. Ma mi domando se le due proposte fondamentali non siano legate, non per quel che sono ma per quel che veicolano. Ecco quindi un po’ di sociologia spicciola: a me sembra più ragionevole sospettare, come molti fanno, che dopo aver vissuto la globalizzazione per qualcosa di più di un ventennio, senza un miglioramento percepibile nella direzione promessa, si vada alla ricerca di altro. Per disperazione. La globalizzazione si sa cosa produce ampliamento del benessere sì, in senso assoluto, ma aumento della disuguaglianza reale, cioè del benessere relativo, e soprattutto percepito. Mentre stiamo tutti meglio, una piccola percentuale sta ancora meglio. E lo vediamo, ogni giorno di tutti i giorni. Quella percentuale è famosa, quella percentuale è il modello, e lo è per meriti particolari? Mica tanto. O così appare. In altre parole, tutti noi riteniamo di meritare una vita da VIP mentre nella vita reale siamo precari, con vite comuni, facciamo fatica. Delle vite di merda. Anche a me sembra ingiusto. I nostri genitori non stavano meglio di noi, forse? In realtà non è vero, e se stavano meglio era perché si stavano mangiando noi, quindi l’esperienza non è proprio riproponibile. O forse sì? Io voglio stare bene, chissenefrega degli altri, e di chi non c’è. Perché quelli sì e io no? Perché un coglione diventa famoso e io no? Dal che ne dedurrei:

  1. Un sacco di persone ha votato per interesse personale (economico, soprattutto, cioè: voglio stare meglio). Viva Sansone e al diavolo tutti gli altri. Il che è, paradossalmente, una bella notizia. Le democrazie rappresentative liberali sono costruite sulla composizione degli interessi, è il loro lavoro. Se gli elettori votano in base ai propri interessi, il sistema funziona bene. Il sistema ha problemi quando si vota per altre ragioni, tipo ideologia, etnia, e altre minchiate (qui, la Lega è più problematica dei 5stelle, perché vuol far sentire meglio facendo star peggio altri, cioè i migranti, e ci campa da 25 anni, sulla costruzione di un’alterità fittizia). Pur in modo un poco semplificato, che non è così semplice, vuol dire che i vincitori in una certa misura poi dovranno dare risposte. E li voglio vedere. In effetti, sarebbe utile che una volta tanto i giornalisti, e gli intellettuali, facessero il loro lavoro invece di saltare sui vari carri. Speranza vana.
  2. Un sacco di persone, a me sembra, ha votato M5S e Lega perché entrambi, in modo diverso, hanno detto la stessa cosa: io mi prenderò cura di voi. Il futuro che questi hanno promesso, un futuro dai contorni nebulosi e francamente pieno di minchiate, è costruito sulla promessa, che è promessa forte, di prendersi cura di noi. Finalmente, qualcuno che ci dice che valiamo qualcosa. In verità, sappiamo di valere poco, ma siamo disperati che qualcuno ci dica che non è vero, ci rassicuri, che non dobbiamo farci un culo così per valere qualcosa. Togli i migranti, siamo a posto (mentre Inter e Milan son cinesi, la Roma americana, per dire). Lo Stato mi farà vivere un’esistenza bella, risolverà tutto. Questo forse è il punto centrale: tutto il resto è contorno, forse stupidaggine.

La prima conclusione è: in fondo, la mamma è sempre la mamma.

Non vuol dire che il M5S, in particolare, sia stato votato al Sud perché ha promesso il reddito di cittadinanza, a questo non credo molto. Vuol dire che incarna, a ragione o a torto, e secondo me a gran torto, la promessa di cambiare le cose (le infrastrutture fatiscenti, i rapporti di lavoro basati sulla conoscenza, e così via) senza però chiedere sul serio che le persone cambino le proprie modalità di comportamento. Oh, certo, c’è la retorica della partecipazione, ma non è una cosa vera, è diventata ormai partecipazione da divano, dal non rompere i coglioni, dal tifare gli eroi. Nessun altro partito è stato in grado di proporsi in modo così convincente come il M5S, di trasformarsi in modo così profondo da un movimento teoricamente disorganizzato ed anarchico, rompicoglioni, che invita a lasciare certezze, a non sedersi, a non adeguarsi, a confrontare le fonti, un partito anti-sistema, il partito del vaffanculo, a un partito-rifugio che permette di accoccolarsi al calduccio del sentirsi meglio di ciò che si è, a una grande mamma che è a volte dispotica, che magari urla chissà perché ma che, dopotutto, è sempre la mamma che ci vuole bene, a noi cittadini allineati, che ci abbraccia prima di andare a dormire, la mamma calda, che ci rassicura di essere migliori, che vuole il meglio per noi e ci fa indossare il maglione caldo mentre ci passa la merendina, che ci imbocca. Che asseconda i nostri lamenti, che ci rassicura, che non è mai colpa nostra, è colpa degli altri, dei cattivi, l’Europa, le multinazionali, i politici, il PD. Tecnicamente un partito fascista, ma questo non descrive: il M5S è ormai la mamma italica (certo non la mamma nordica). Un po’ disgustosa, per quel che mi riguarda, ma sono ovviamente in minoranza.

La responsabilità, certamente, è degli altri partiti, quelli che hanno perso, quelli che si sono rifiutati di gestirla, la globalizzazione, come hanno invece fatto in altri paesi. Che hanno vivacchiato per decenni, che al massimo hanno provato a tenere i conti in ordine senza toccare le questioni fondamentali. Riusciranno a farlo questi qui? Francamente, mi sembra davvero improbabile. Spero, ovviamente, di sbagliarmi.

Perché in verità la seconda conclusione della storia è: in fondo, non è nulla di serio.

Il che porta alla terza, di conclusione: siamo sempre più nella merda.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo La storia paurosa degli italiani razzisti, egoisti, individualisti, e pure un poco idioti. su Towards Transformative Politics.

Meta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: