Pensieri gettati sulle politiche 2018

5 marzo 2018 § Lascia un commento

(Vedo che non scrivo in questo blog da circa tre anni, e in realtà non so bene perchè riprendo, forse solo perchè ho qualche minuto. In ogni caso: )

E’ finita la Seconda repubblica, posto che sia mai iniziata, e inizia la Terza. Oggi, Renzi appare come figura di passaggio, allo stesso modo del Berlusconi anziano, quella parodia di quella parodia degli anni novanta. Berlusconi, e poi Renzi, hanno partecipato più o meno consapevolente alla costruzione di un immaginario da cui nasce un discorso ormai permeato da concetti, sostantivi, lessico, simboli fascisti (i partiti dovevano indicare un ‘capo politico’, secondo la legge Rosati; se questo non chiarisce il punto non so bene cosa possa farlo). La sinistra è scomparsa, non poi tanto per colpa di Renzi o bravura di Berlusconi, ma per incapacità della sinistra, arroccamento dell’intellighenzia, stupidità varia.

Ne esce un paese evidentemente di destra, quindi nessun cambiamento in un paese che è di destra, e illiberale, da sempre. Paese quasi certamente senza governo, per capire se, invece, e come bisogna aspettare la fine della traduzione in seggi. Ma ci saranno schifezze oppure, nella miglior tradizione, si inizierà con balletti raccapriccianti che trascinano il paese per qualche mese, per qualche anno. Tiriamo a campare, ed anche questo è tradizione, solo so che non possiamo permettercelo.

Le categorie fascismo, destra, sinistra, non hanno più alcun senso. Vincono senza dubbio un partito tecnicamente fascista che non usa lessico fascista (M5S: statalista, nazional-popolare, socialista, ovvero l’interpretazione italica del secolo scorso del fenomeno nazional-socialista) e uno identitario-nazionalista (Lega, da fu Nord, che non è etnico solo perchè farebbe ridere in Italia ma l’aspirazione arriva da lì, chiedere a Bannon) che non è fascista ma che di fascista usa gli slogan; più di fondo qualche altro orpello tipo Fratelli d’Italia. I partiti dichiaratamente fascisti vanno maluccio, ma i partiti dichiaratamente fascisti rimangono al momento fuori secolo.

In ogni caso, Terza repubblica. Se ne vanno le figure di passaggio e i vecchi della Prima. E questa è già una gran bella notizia. Se si portassero via anche il caravanserraglio di intellettuali a loro legati, sarebbe ancora meglio. Certo, poi rimangono solo i nuovi, e i vantaggi appaiono immediatamente meno evidenti. Non se ne va l’accettazione italica per disonesti, venditori di padelle, furfantelli vari, conosco tizio che conosce caio (le cosiddette reti di privilegio), e il piacere di poter avere a disposizione lo spettacolino politico: ciò che appare è sempre ben più importante di quel che è, soprattutto se il capire quel che è richiede un minimo sforzo di natura extra-digestiva; se le cose funzionassero, poi, di che parliamo al bar?

In verità a me sembra che gli italiani non sappiano bene cosa vogliano, basta che si cambi. Essere compresi, spesso a torto, come rappresentanti di una continuità porta alla morte politica. Anche qui, ci sarebbe da discutere, ma questo è, al momento.

Insomma, è la fine del mondo? Mica tanto. Intanto, i processi politici da qualche anno sono velocissimi. Il PD aveva il 40% giusto qualche, quattro, anni fa. Si sale e si scende, certo è che il PD deve fare tabula rasa se vuole sopravvivere, e dubito che ce la faccia (da questo punto di vista, però, complimenti a Salvini, autore di un’operazione che personalmente ritenevo molto più difficoltosa; e, ovviamente, complimenti anche al M5S, che ha fondamentalmente cambiato pelle con successo; che duri non so, ma al momento il risultato è incredibile). Eppoi: tripolarismo attuale, magari con un potenziale bipolarismo, ma che escluderei possa essere Lega e M5S. Il grosso potenziale è quello di una forza popolare, in grado di rappresentare i bisogni delle persone, e particolarmente quelle più deboli, nel mondo attuale. Una forza politica che apra al mondo, accetti, ritorni fra la gente, e parli alle persone. Una forza italiana orgogliosa di esserlo, e quindi in grado di far sì che l’Italia sia parte del mondo, che capisca il mondo e rappresenti il mondo. Magari l’auspicio, qui, si confonde con l’analisi.

Di certo c’è che dubito molte persone possano rassegnarsi a questa roba qua. Di certo c’è che, in una democrazia, il popolo ha (quasi) sempre ragione.

 

 

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