L’operazione politica del Direttorio M5S

2 dicembre 2014 § Lascia un commento

Qualche giorno fa ho cercato di chiarire il significato esatto della nomina, da parte di Grillo (e Casaleggio), di cinque deputati come ‘garanti’, essendo lui ‘stanchino’, poi validata dalla ‘rete’ (ovviamente, se la rete fosse composta da 27.000 persone, posto che questo dato sia vero, facebook e tutte le altre aziende che offrono servizi in rete farebbero la fame o, meglio, non sarebbero mai nate).

Politicamente, è abbastanza pacifico che l’operazione mira a ridare respiro al M5S, permettendo ai suoi rappresentanti una maggior libertà d’azione rispetto a norme (oggettivamente discutibili) che, imposte per necessità contingente di breve periodo, nel tempo si sono solidificate devastando ogni margine d’azione politica. Per qualche esempio: la difficoltà politica di utilizzare il mezzo televisivo, l’alto costo politico interno di dialogo con altre forze politiche, la dipendenza dalla figura di Grillo, la litigiosità fra le fazioni, e così via.

L’operazione, però, non è politicamente semplice, perchè deve superare alcuni scogli:

– prendiamo ad esempio un’operazione analoga e recente, quella compiuta dalla Lega Nord dopo gli scandali che toccarono la guida carismatica del partito e il suo cerchio di fiducia, cioè la classe dirigente leghista. In quel caso, vi fu un traghettatore (Maroni) che faceva parte della classe dirigente ma non fu toccato dalla delegittimazione, prima di dare spazio a una nuova dirigenza già promettente ma ai margini del cerchio bossiano, che sono riusciti a riformulare la proposta politica. I due passaggi furono votati all’interno del partito, e soprattutto la Lega ha avuto parecchia fortuna.
I cinque saranno in grado di compiere l’operazione? E, soprattutto, saranno in grado di lasciar spazio a qualcun altro? Io dubito. Sono stati votati, più o meno, ma mi sembrano scelti non come traghettatori, ma già come nuova dirigenza, e di facciata. Il problema è che tutti e cinque sono un po’ troppo, seppur in misura diversa, parte della vecchia dirigenza, e il legame con grillo e casaleggio rimane fortissimo.
Poi, saranno baciati dalla fortuna? Sia di essere animali politici di razza (come Salvini, che per me è persona disgustosa, ma è oggettivamente bravo a fare il suo lavoro) che di trovare una congiuntura favorevole che avversari politici che lasciano spazio.

– Il partito deve rimanere compatto durante i passaggi. E non lo è affatto. Per cui non c’è altra scelta che compattarlo. Questa scelta obbligata implica la scissione o altre espulsioni. Prima questo succede e meglio è per il M5S. Sopravviverà il M5S a una separazione conflittuale, oppure la già evidente perdita di consenso ed attivismo sarà ulteriormente accentuata?

– Infine, ci sono le norme interne del M5S. Per un esempio, che non molti hanno puntualizzato perchè è realtà che esiste già: i cinque garanti sono parlamentari, cioè sono pagati dai cittadini per fare un lavoro preciso, non per occuparsi del proprio partito (e questo è, secondo la retorica stellata, comportamento da partito). Invece, ora è ufficiale. Poi, ci son tutte le altre norme. Riusciranno a rottamare il vecchio M5S così completamente? Quanti non accetteranno il passaggio?

Le mie risposte a queste domande si conoscono già.

In ogni caso, in bocca al lupo.

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