Isis: giudicate voi

20 ottobre 2014 § 1 Commento

Mi è arrivato un paio di giorni fa, tramite fonti inusuali, il quarto e corrente numero di Dabiq, il magazine che il servizio di propaganda dell’Isis propone in varie lingue (qui trovate tutti i quattro numeri, in inglese).
Guardandolo, e dopo le dichiarazioni dal palco alla festa del M5S dell’altro fine settimana ancora fresche nella mia mente (fra il moltissimo discutibile, spiccano le affermazioni secondo cui in Nigeria l’Ebola è fuori controllo nel 40% del territorio mentre nel restante 60% regna il gruppo islamista Boko Haram, e nella Grecia piegata dalla Troika i cittadini si iniettano il virus dell’Hiv per poter accedere a sussidi statali; stupidaggini belle e buone, e vari commentatori le hanno già esposte), mi è tornato alla mente il notorio scritto di Di Battista, pubblicato dal blog di Grillo, quello che mi fece sufficientemente infuriare da interrompere rapporti con chi, in una qualsiasi misura, giustificava quanto sostenuto dal deputato.

Parallelamente, arriva il nuovo numero di limes, con un articolo a firma Anna Maria Cossiga, una delle figlie del Presidente, docente di antropologia culturale. Lei sostiene, in modo molto piu’ corretto e raffinato, l’argomentazione di Di Battista, per commettere lo stesso errore fondamentale, che sospetto sia figlio di un multiculturalismo francamente degenerato. La comprensione e l’analisi sono una cosa, il policy-making sono un’altra. Discutere degli errori e responsabilità occidentali in Medio Oriente, del ‘senso’ dell’Isis in quanto rifiuto della modernità politica costruita sullo Stato-nazione, della fine del sogno moderno, e’ esercizio che faccio giornalmente con un sacco di miei colleghi. Trasportare poi l’analisi nel policy-making trascendendo le responsabilità individuali, e i rapporti di potere esistenti, vuol dire proporre una politica irreale e soprattutto a-valoriale (cioe’ apolitica, un non senso) o, generosamente, espressione di valori francamente amorali. In effetti, e’errore fondamentale che porta a errori secondari notevoli: equiparare Ira ed Eta all’Isis e’ risibile; sostenere che la fine del terrorismo dell’Ira e dell’Eta sia giunto a conclusione a causa dell’apertura del dialogo con loro e’ controintuitivo all’argomentazione principale: Eta e Ira sono movimenti indipendendentisti, che cercano cioe’ di creare uno Stato-nazione, contrariamente all’Isis che cerca di distruggerlo. In aggiunta, l’apertura del dialogo fu possibile perche’ erano movimenti che politicamente avevano gia’ concluso la loro traiettoria anche e soprattutto a causa dell’uso della violenza politica. In aggiunta, erano incentivabili a dialogare (oggi, un esempio un pochino piu’ calzante sarebbe quello con Hamas, se proprio bisogna farne uno).

In parole semplici: le cause, le ragioni di un comportamento appartengono a un insieme, la gestione del comportamento nel breve periodo (come e’ spesso la politica) appartiene a un altro insieme. Cosi, posso capire che chi mi vuole dare un pugno lo fa perche’ pensa che io gli abbia rubato la macchina, ma intanto evito il pugno, poi lo blocco. E poi chiarisco.

Non sostengo che non sarà mai possibile o giusto o necessario o morale dialogare con l’Isis legittimandolo. Ma certamente oggi e’ posizione debole  accademicamente, discutibile politicamente, e di difficile giustificazione etica.  In verità, attualmente la lettura di policy-making e’ abbastanza semplice: l’Isis, la cui legittimazione deriva da davvero tante dinamiche storiche di lungo periodo in cui l’Occidente ha un ruolo di primaria importanza, e’ comandato da un gruppo di psico- e sociopatici,  non c’entra assolutamente nulla con l’Islam, queste persone non vogliono dialogare ma ucciderci, e lo affermano decisamente ed apertamente.

Nell’ultimo numero di Dabiq, un magazine ben fatto e pensato per occidentali ed occidentalizzati (chi conosce le riviste arabe noterà subito la diversità), si legge robetta tipo:
“Every Muslim should get out of his house, find a crusader, and kill him. It is important that the killing becomes attributed to patrons of the Islamic State who have obeyed its leadership. This can easily be done with anonymity. Otherwise, crusader media makes such attacks appear to be random killings. Secrecy should be followed when planning and executing any attack. The smaller the numbers of those involved and the less the discussion beforehand, the more likely it will be carried out without problems. One should not complicate the attacks by involving other parties, purchasing complex materials, or communicating with weak-hearted individuals. “Rely upon Allah and stab the crusader” should be the battle cry for all Islamic State patrons.”

Traduco velocemente: “Ogni musulmano dovrebbe uscire di casa, individuare un crociato, e ucciderlo. E’ importante che l’uccisione venga attribuita a seguaci dello Stato Islamico agli ordini dei suoi comandanti. Lo si può fare facilmente senza essere individuati. Altrimenti, i media crociati [=occidentali] faranno apparire quegli attacchi come omicidi casuali. La segretezza è essenziale nella pianificazione e nell’esecuzione degli attacchi. Minore il numero di persone coinvolte e minori le discussioni preparatorie, maggiori le possibilità che l’attacco venga eseguito senza complicazioni. Non si dovrebbero complicare gli attacchi coinvolgendo altre parti, comprando materiali complessi, o comunicando con individui dai cuori deboli. “Affidati ad Allah e accoltella il crociato” dovrebbe essere l’urlo di guerra per tutti i seguaci dello Stato islamico”.

Oppure “We will conquer your Rome, break your crosses, and enslave your women, by the permission of Allah, the Exalted. This is His promise to us; He is glorified and He does not fail in His promise. If we do not reach that time, then our children and grandchildren will reach it, and they will sell your sons as slaves at the slave market”.

Traduzione: “Conquisteremo la tua Roma [=Washington D.C.], spezzeremo le tue croci, e faremo schiave le tue donne, con il permesso di Allah, l’Elevato. Questa è quello che Lui ci ha promesso; Egli è ammantato di gloria e rispetta sempre quel che Lui promette. Se noi non riusciremo a farlo nel tempo a noi concesso, allora lo faranno i nostri figli e i nostri nipoti, e venderanno i tuoi figli come schiavi al mercato degli schiavi”.

In ogni caso, leggete, guardate, e giudicate voi. Guardate la glorificazione della morte e l’esaltazione della violenza, la patinatura persino della violenza, leggete le discussioni in merito alla schiavitu’, e tutto il resto.

Per quel che mi riguarda, non sono sicuro di meritarmi che il Vicepresidente della Commissione esteri del Parlamento italiano propugni posizioni di questo tipo. Lo paghiamo per non confondere Isis ed Hamas. Neanche son sicuro di meritarmi che il secondo partito italiano, invece che prendere a calci nel sedere un esponente del genere, lo glorifichi.

Ma, si sa, ce l’ho con il M5S perche’ sono rancoroso.

PS. La professoressa Cossiga e’, invece, ovviamente liberissima di proporre le sue argomentazioni, e di averle criticate e confutate. Il perche’ spero sia evidente.

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