I problemi maggiori dell’argomentazione di Di Battista

18 agosto 2014 § Lascia un commento

Nella cacofonia contemporanea postmoderna, per cui non ci sono verita’ ed ogni opinione ha lo stesso valore di qualsiasi altra, non sorprende che sia possibile reagire al pensiero del vicepresidente della commissione esteri della camera dei deputati del parlamento italiano, che delinea la linea politica di politica estera mediorientale del secondo partito politico italiano, non in virtu’ della sua ragionevolezza intrinseca, e della correttezza analitica o storica, ma in quanto sbeffeggiato dalla stampa e dagli esperi di questioni mediorientali: ‘siccome tutti lo attaccano, soprattutto gli esperti, allora vuol dire che ha ragione’. 

Qualche errore, abbastanza marchiano, Di Battista lo fa (alcuni sono corretti qui): Di Battista sbaglia date, e numeri. Ma questi errori sono il risultato, non la causa, di difficolta’ di comprensione piu’ profonde.

1. La tesi fondamentale dell’argomentazione di di battista e’ che l’Isis sia il prodotto delle politiche americane in medio oriente. Molto semplicemente non e’ cosi. Gli Stati Uniti hanno commesso molti errori, in Medio oriente, ma le sue politiche hanno prodotto il diffuso antiamericanismo presente nella regione, non portano al terrorismo suicida. L’islamismo violento ed ideologizzato e’ aiutato dal diffuso antiamericanismo, ma e’ una reazione filosofica trasformata in ideologia negli anni cinquanta del secolo scorso neoi confronti della percepita essenza dell’America, in quanto espressione occidentale: non si combattono le politiche americane, si combatte l’Illuminismo in quanto ha elevato la Ragione umana al rango di nuovo Dio, cioe’ ha messo l’uomo come centro dell’esperienza umana, al posto di Dio. Questa reazione non nasce in medio oriente ma nel Romanticismo tedesco, per poi saldarsi a correnti culturali islamiche via materialismo storico negli anni cinquanta-settanta, e guadagnando spazio politico negli anni settanta-ottanta. In ogni caso, e’ la natura degli Stati Uniti, sono i diritti umani, la centralita’ dell’uomo, il problema fondamentale, non le politiche statunitensi. Un libro veloce da leggere sulla questione di ormai qualche anno fa che consiglio e’ Occidentalism, di Buruma e Margalit. Questo vuol dire che Panebianco e’ sostanzialmente corretto, nel suo editoriale odierno: sono le stesse correnti che hanno finito per produrre politicamente, certo non in modo causale, l’ipernazionalismo (nell’esperienza storica,il nazismo tedesco) e il socialismo (nell’esperienza storica, il comunismo sovietico). 

2. Allo stesso modo, nonostante sembri una considerazione di buon senso la violenza politica (il ‘terrorismo’) non e’ affatto spiegato dalle condizioni socio-economiche. La poverta’ non e’ legata causalmente al ‘terrorismo’, cosi come le disparita’ sociali. Se cosi’ fosse, altre regioni nel mondo dovrebbero essere molto piu’ conflittuali del medio oriente. Questo non vuol dire che non si sia relazione, ovviamente.  Semplicemente, non e’ una relazione causale.

3. La dizione ‘terrorismo’ e’analiticamente inutile. E’ una categoria fondamentalmente politica, utilizzata dagli attori in funzione delegittimatoria: analiticamente, non aiuta. Hamas, per esempio, o AKP, Hezbollah, o Isis, o Boko Haram, sono fenomeni diversi pur se legati dall’accettazione di un’ideologia di fondo. La differenza fondamentale e’ relativa al grado di ideologizzazione ed efferatezza. L’irrilevanza che, per  esempio Hamas, assegna alla vita umana, gia’ di per se’ disgustosa e da combattere, e’ eticamente diversa, per grado, del genocidio religioso. Boko haram deliberatamente sequestra bambine, le stupra, le vende come schiave, per salvarle dalla corruzione dell’educazione occidentale. Isis fa sostanzialmente le stesse cose.  Una caratteristica culturale, religiosa, e’ sufficiente per meritare la morte. Ci si aspetta che le donne struprate ringrazino i loro aguzzini, in quanto finalmente consapevoli di non essersi comportate onorevolmente, secondo la discutibilissima interpretazione dell’islam sunnita proposta dai fondamentalisti jaidisti.

Io mi domando come si possa difendere la costituzione italiana, che include l’articolo 3, presentandola come la piu’ bella  del mondo (e non e’ vero, per altre ragioni) il giorno prima e poi presentare l’isis come interlocutore. Ma forse questa e’ tutt’altra questione.

4. Non e’ sorprendente, infatti, che tutto lo scritto e’ permeato da un antiamericanismo viscerale e irrazionale. L’esempio del racconto dell’affare Iran-Contras (Irangate) e’ sintomatico, e dovrebbe essere sufficiente. Di Battista si dimentica tre questioni, nonostante le prime due siano menzionate in wikipedia: la prima e’ che lo scambio inizio’ per salvare vite americane, la seconda e’ che fu un’operazione illegale e quasi costo’ la rielezione a Reagan, la terza e’ che le armi arrivate all’Iran, in termini assoluti e relativi, furono poca cosa. Queste tre questioni forse dovrebbero modificare il giudizio.

5. Piu’ in generale, gli Stati Uniti sono l’attore piu’ potente al mondo, non lo sono piu’ in medio oriente, ma anche se fosse non decidono tutto. Non sono responsabili di tutto. Spesso, come tutti gli attori politici, si trovano a dover gestire situazioni complesse, e fare delle scelte non ideali, e quindi seguono linee second-best, se non third-best. E’ la natura dalla politica, e soprattutto internazionale, all’interno della quale scopo dei governi e’ garantire il benessere dei propri cittadini, agendo in considerazione dei rapporti di forza esistenti. Scelte obbligate, oggi, nel medio periodo, si rivelano sbagliate domani.

6. Sembra che questa comprensione della politica sia totalmente aliena a Di battista. La proposta che l’Italia spinga l’Unione europea per una conferenza regionale e’ totalmente ridicola. L’Ue non ha la forza per far sedere al tavolo soggetti che non vogliono farlo, neppure gli Stati Uniti attualmente sono in grado al momento di proporre credibilmente quello che viene chiamato un regional grand bargain, cioe’ un accomodamento fra le grandi potenze, che vuol dire divisione di compiti e sfere d’influenza. Allo stesso modo, che l’Italia si metta alla testa di una crociata anti-americana e’ cosi risibile da non dover essere presa in considerazione. Probabilmente a Di Battista non interessa, ma dovrebbe interessare al secondo partito italiano che le proprie proposte siano pericolose per il benessere dei cittadini italiane.

O forse magari ha ragione chi sostiene che il M5S non e’ affatto antisistemico ma solo un’arma di distrazione di massa. Qualche ora prima che il governo e’ costretto a rivedere le proprie stime economiche, il M5S se ne esce con queste trovate mediatiche. Personalmente, non essendo la prima volta, la domanda perche’ si affaccia con frequenza.

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