L’UKIP E’, oggi, l’alleato ‘naturale’ del M5S

4 giugno 2014 § 3 commenti

E’, ovviamente, in pieno svolgimento la campagna grillesca di indottrinamento degli iscritti in previsione del possibile voto (ma chissà) sul blog sulle alleanze: i verdi sono alleati dei cattivi, l’Ukip è messo in cattiva luce dalla stampa di regime (italianglobaleuropea).

Gli eletti fanno il possibile per propagandare il messaggio. E quindi abbiamo chi riprende quasi integralmente il testo di un sito web (peraltro che fornisce informazioni discutibili), chi non è più perplessa, chi definisce Farage lungimirante, e chi cerca di scalare posizioni. In particolare, al novello eurodeputato Marco Zanni bisogna riconoscerglielo: è giovane, ha una buona dialettica, credo sia telegenico, e si vede che è intelligente visto che dimostra per primo di aver capito quale è il gioco in un partito verticistico-autoritario: più affermi la linea del capo più hai possibilità di salire. Poi bisogna guardarsi allo specchio, ma questi sono affari suoi. In verità, esiste la possibilità che ci creda veramente.

Per capire l’Ukip credo sia importante inserirlo nelle comprensione delle strutture sociali inglesi, e cioè (sintetizzando brutalmente) una rigida stratificazione classista che permette un liberalismo autentico all’interno di un più o meno forte sentimento di nostalgico nazionalismo imperiale. L’Ukip, spin-off dei Tory nel 1999 contro l’apertura dei conservatori al continente, è (mi si perdoni le immagini rozze) il liberale inglese in abiti moderni dotato di humour a cui sinceramente sono simpatici i suoi servitori immigrati, è il difensore dei valori famigliari in vestiti sadomaso, è l’aristocratico che dice parolacce perchè è superiore alla correttezza, è l’amante dell’impero inglese. Così è contro l’immigrazione, è contro l’Europa, è nazionalista, è protezionista, è difensore dei poveri, è contro le ultime guerre perchè non vi erano in gioco immediati interessi dell’Impero britannico, è contro l’establishment perchè questo si è normalizzato e lui quindi non conta più niente. E quindi, paradossalmente, l’Ukip è ben appetibile per la working class inglese.

In altre parole, il sessismo, l’omofobia, la xenofobia, sono così incardinati da non dover neanche essere affermati. In verità, poi, lo sono anche.
C’è chi dice che non lo sono perchè nelle fila Ukip sono stati eletti parlamentari di sesso femminile, di colore, omosessuali. Cito un amico, Michele Morini, che si è divertito a controllare le posizioni di questi: quello pakistano Amjid BASHIR, sull’immigrazione, quello gay, David COBURN, sul matrimonio omosessuale, e per quanto riguarda le donne, una su tutte, Jane COLLINS, sulle quote rosa (vedi la sua pagina wikipedia al capitolo “Views”). I partiti di destra che non hanno delle donne, degli omosessuali, degli immigrati nelle loro fila da sbandierare sono degli sfigati. Guardate l’immagine di apertura del sito Ukip e la questione diventa chiara: da chi è contorniato Farage?

La difesa dell’Ukip, e l’accusa alla stampa, fa perno anche su un articolo dell’Huffington Post che traduceva poco fedelmente alcune dichiarazioni di Farage. Riporto i testi come ha fatto Natalino Balasso (un peccato, davvero..) con un post su Facebook, diventato ovviamente favorito dai grillini:

Ecco la traduzione fedele: “In molti casi le donne fanno scelte diverse nella vita rispetto agli uomini, semplicemente per motivi biologici. Una donna che ha una clientela, ha un figlio e prende due o tre anni di congedo, varrà molto meno per il suo datore di lavoro, quando tornerà, rispetto a quando è andata via, perché la sua clientela non resterà legata rigidamente al suo portafoglio.” “Non credo affatto che in banche, società di intermediazione, Lloyds di Londra e di tutti gli altri nella città grande, ci sia alcuna discriminazione nei confronti delle donne.” “Penso che le giovani donne competenti, che sono pronte a sacrificare la vita familiare per dedicarla alla loro carriera, possano essere brave quanto gli uomini e persino migliori”. Ecco una parte del passaggio originale:
“A woman who has a client base, has a child and takes two or three years off – she is worth far less to her employer when she comes back than when she went away because that client base won’t be stuck as rigidly to her portfolio”.È curioso però che sull’Huffington Post italiano io legga invece questa frase: “Le donne valgono meno, è giusto guadagnino meno, vanno in maternità” .

E’ curioso, invece, come si difenda Farage dall’accusa di sessismo utilizzando degli scritti la cui traduzione fedele lo dimostra esattamente. La frase più importante è quella che ho evidenziato tramite grassetto: molte delle rivendicazione femministe dell’ultimo secolo si sono appuntate proprio contro la necessità delle donne di dover scegliere fra lavoro e famiglia, rivendicandone la responsabilità sì personale ma anche sociale. Mi perdonerete se sono femminista, ma se una donna deve scegliere fra procreare e lavorare allora è discriminata, di fatto e di diritto. Le donne possono scegliere, ma non possono DOVER scegliere. Se su Farage non vogliamo parlar di sessismo, ma di difesa del sistema patriarcale, a me sta bene. Ma siamo nella semantica. Come quando si dice che Grillo non si deve dimettere perchè non ha cariche.

A me, in verità, tutte queste storie sulla natura dell’Ukip sembrano anche ridondanti. A me basta ed avanza che il leader di un partito nato contro l’Unione europea e che continua a mantenere centrale questa idea nella propria identità prenda i soldi europei dal 1999. Le giustificazioni le trovano, ma è come se il M5S si fosse presentato alle elezioni provinciali per abolire le province. Dove è finito il M5S?

Per cui (conclusione): L’aspetto positivo di tutta questa storia è di chiarire senza più ombra di dubbio quale sia la collocazione politica del M5S. Perchè mi sono andato a leggere le piattaforme programmatiche dell’Ukip, in particolare quella per le elezioni amministrative appena svoltesi. I punti di contatto con quelle del M5S sono notevoli. Qui l’Ukip credo proprio abbia copiato il M5S: ricorso della favoletta delle decisioni prese in base al buon senso, previsioni di referendum locali, enfasi sull’attivismo istituzionale degli eletti, risparmio del denaro pubblico, e così via. Più in generale, credo si possa affermare con una certa sicurezza che sia vero che l’Ukip E’ il partner naturale del M5S attuale: entrambi prioritizzano gli stessi temi. E’ il M5S che ha messo nel cassetto i temi cari di un tempo passato, quelli che lo avrebbero portato a ritenere naturale l’alleanza con i verdi.

Oggi, ciò che è importante per il M5S è la lotta al capitalismo globale, una vena di antiamericanismo in verità antiliberalismo spacciato per pacifismo, il protezionismo in tutte le sue forme (dalla difesa dei prodotti nazionali al sostegno alle Pmi italiane alla comprensione dell’immigrazione come problema di sicurezza) ed a una bella spruzzata di nazionalismo – messi nel cassetto, in bel secondo piano, sono i temi antichi come la sostenibilità energetica, il non inquinamento, e così via. Parliamo, cioè, di un impasto ideologico che è di destra, destra profonda. Manca, al M5S, e rispetto ad altre esperienze storiche, la capacità di attrarre la borghesia capitalista anti-liberale, a causa sia dell’evidente incompetenza tecnica ed organizzativa e del comportamento erratico di Grillo che delle strutture economiche aperte internazionali.

Ma il M5S, altro che nè di destra nè di sinistra, è ormai il partito più a destra dello scenario politico italiano. A Fratelli d’Italia gli fa un baffo.

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§ 3 risposte a L’UKIP E’, oggi, l’alleato ‘naturale’ del M5S

  • stefano scrive:

    “una vena di antiamericanismo” certo ma sempre pronti a recarsi presso l’ambasciata USA per comunicazioni di servizio.

  • Ultimus!/Massi scrive:

    Molto interessante. Molte verità… anzi, molte analisi puntuali (per molti già evidenti), appunto più “analisi”. Verità è un’altra cosa.😉

    Solo dei distinguo: trovo che i temi di ambientalismo, energia, anche Salute, rimangano assolutamente nel M5S, ma siano perseguiti (proprio perchè ci s’inizia a confrontare con realismo tecnico) in chiave economica e legata al lavoro. Cioè, le motivazioni che lo stesso Grillo ha sempre avanzato a promuovere rinnovabili, cura ambiente, hanno sempre avuto la forza nel buonsenso e nel ritorno economico: è conveniente gestire la spazzatura come materia prima, riciclarla, è un bene curare l’ambiente per un paese che deve puntare ad un’ispirazione turistica, le rinnovabili sono un necessario orizzonte economico, è un bene la cura della salute, della prevenzione primaria, perchè mi alleggerisce il carico di spesa sanitaria… e questo approccio l’ha sempre differenziato dall’Ambientalismo ideologico, che ha percentuali di voto di nicchia oramai. È un approccio retrò come un freakettone.

    Due, torvo che ci sia una certa avversità a priori verso la “borghesia capitalista anti-liberale” da te citata, più che un’incapacità ad attirarla. Perchè, quando le situazioni sono disperate come oggi, Destra e Sinistra si assottigliano, perchè sono delle differenze molto più convenzionali e artificiose, rispetto alla differenza tra chi abbiente e chi meno abbiente.

    In terzo, ed è la critica che faccio a molti che si distaccano con analisi tecnica, la presenza di una quota di snobismo. E lo dico tecnicamente, freddamente, un po’ come la tua analisi: “Quando su 10 caratteristiche che sono prettamente di Destra, tu ne hai 7, io ti dico che sei orientato a Destra”. Logico. Stessa cosa, quando individuo una serie di caratteristiche da vocabolario tipiche dello snobismo, io dico che c’è un orientamento a “snob”; a fine di pura classificazione.
    Non si può fare un’analisi, quasi da puro diletto intellettuale, ma indifferenziata rispetto all’epoca sociale: la situazione disperata, di imprenditori che si suicidano, di non-futuro per tutti, di disoccupazione, di Grecia che ci guarda da lontano, ma mica tanto, sono elementi da includere in una fotografia politica, ed è lacunosa una fotografia che tratta la Destra e la Sinistra ora, come fossimo in un periodo di “vacche grasse”.
    Come, per carità con i miei limiti, sostenevo sopra: Destra e Sinistra in crisi economiche senza precedenti, tendono a liquefarsi verso una differenziazione più spartana di “benestanti o indigenti”.
    Assomiglia alle situazioni partigiane, dove il maestro di elementari, come “la bestia”, entrambi dovevano imbracciare il fucile.

    • aquarenghi scrive:

      Ti ringrazio, spunti interessanti. Sul primo punto siamo certamente d’accordo. Sul secondo non molto, ma dipende da cosa intendiamo per borghesia capitalista anti-liberale. Io parlo del padrone di fabbrichetta del nord-est che non riesce a reggere. E quindi, qui i tentativi si sprecano. L’avversione di fondo di cui parli la vedo verso la borghesia capitalista liberale, diciamo quelli che nel 2013 hanno votato Monti e Fare per fermare il declino e nel 2014 sono corsi da Renzi. Il discorso è più lungo, ma chiuderei qui.
      Sulla terza, snobismo, che penso sia un termine definitorio errato per quello che vuoi dire. In ogni caso, uno dei tratti secondo me particolarmente interessanti della trasformazione del M5S avvenuta nell’ultimo anno è esattamente quella che a me sembra una capacità di enunciare ma un’incapacità di leggere le trasformazioni sociali e la rimodulazione delle caratteristiche peculiari alle destra ed alla sinistra tanto da riproporle tout-cour. In altri termini, il M5S, oggi, è paradossalmente facilmente leggibile tramite categorie defunte, che non hanno più senso nella realtà sociale. Ma è per questo che reputo il M5S una forza politica morta, che ha esaurito la propria spinta propulsiva. La strada è quella, ma non sarà il M5S a portare avanti la rimodulazione della rappresentatività. Si è chiuso nella costruzione di una torre elitaria, non più popolare ma solo populista (con tratti demagocici).

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