M5S: Che collegio?

28 gennaio 2014 § Lascia un commento

Si vota, fino a questa sera, il secondo passaggio della legge elettorale del M5S: collegio uninominale, unico, o intermedio?

Questa è la spiegazione-presentazione di giannuli della questione: http://www.beppegrillo.it/2014/01/legge_elettoral_1.html

La scelta proposta, collegio uninominale, collegio unico nazionale oppure collegio di grandezza intermedia, si presta a varie interpretazioni, perchè il quesito presenta un errore di omogeneità: la prima scelta si riferisce ai risultati, cioè al numero di persone elette per collegio, mentre le altre due si riferiscono alla grandezza dei collegi. Forse la scelta dovrebbe essere interpretata come: preferite collegi molto piccoli, in numero uguale al numero dei deputati (o dei senatori), un collegio unico nazionale oppure uno di grandezza intermedia?

In ogni caso, questa scelta ci fa fare un altro passo in questo processo di discussione collettiva, che è davvero lodevole e notevole nello scopo e nella portata, ma che si rileva discutibile nelle modalità, a cominciare dalle premesse – le domande iniziali sarebbero dovute essere: vogliamo un sistema vantaggioso per il M5S o utile al Paese? E poi, nel caso di preferenza per la seconda opzione, come dovrebbe essere per il M5S: cosa serve all’Italia oggi (rappresentatività oppure chiarezza dei risultati, cioè responsabilità?). Dopo aver scelto le premesse di partenza, si sarebbe allora potuto passare a decidere quale sistema elettorale, ma offrendo tre scelte, maggioritario, maggioritario a doppio turno, o proporzionale: il maggioritario a doppio turno, nonostante il nome, è un sistema che unisce caratteristiche degli altri due; è più corretto cioè considerarlo un terzo tipo e non un sotto-tipo del maggioritario.

Comunque. Mi sembra che nello scegliere la grandezza dei collegi abbia senso tener conto della scelta già fatta sul sistema elettorale da parte degli iscritti certificati al M5S, cioè quella di un sistema elettorale di tipo proporzionale.

Qui le combinazioni effettivamente possibili fra proporzionale e grandezza dei collegi:

1. Collegio uninominale: tanti piccoli collegi, in ognuno si elegge una persona.
Due opzioni:
A. Il voto può essere computato nazionalmente, e poi i seggi sono ripartiti scegliendo un candidato nei singoli collegi (non ho idea di come si possa fare, onestamente: forse assegnando i seggi spettanti ai candidati all’interno dei cui collegi la lista ha riportato le percentuali più alte? Per chiarire: M5S prende il 30% dei voti su scala nazionale, e vengono quindi sono eletti i candidati dei collegi nei quali il M5S ha preso le percentuali più alte. Questo può voler dire che un collegio vinto da FI, per esempio, elegga un candidato M5S, per esempio).

B. Il proporzionale su scala di collegio: cioè vince all’interno del collegio la lista con la percentuale di voti più alta, e il suo candidato è eletto. In questo caso, il proporzionale non è più rappresentativo, è trasformato in un maggioritario (ricordo che il maggioritario non porta necessariamente alla governabilità). Abbiamo sostanzialmente il sistema elettorale inglese: infatti se in un collegio ci sono solo due liste (come, estremizzando e per far capire anche se non è totalmente corretto, in inghilterra) e si elegge il candidato della lista più votata, proporzionale e maggioritario coincidono. In inghilterra si usa il maggioritario, qui si userebbe il proporzionale.

Una scelta che manca sono i collegi piccoli plurinominali, immagino Giannuli li inserisca negli intermedi.

In ogni caso, mi sembra sia chiaro perchè raramente il proporzionale è associato al collegio uninominale.

2. Collegio unico nazionale: i voti sono computati nazionalmente ed assegnati ai deputati (o senatori) secondo l’ordine di lista o secondo le preferenze. Abbiamo cioè liste nazionali, composte da centinaia di nomi (alla camera, parliamo di liste che possono toccare le 630 persone). Potrebbe aver senso se, parallelamente, si introduca una riduzione sostanziale del numero dei deputati e senatori.
E’ un sistema usato pochissimo, a parte Israele e forse qualcun altro (ma Israele, se non ricordo male, ha una popolazione compresa fra i 7 e gli 8 milioni di abitati, ma quelli con diritto di voto sono circa 5,5 milioni. In Italia la popolazione ai aggira sui 60 milioni, e i cittadini con diritto di voto sono circa 50 milioni). Normalmente si hanno collegi più o meno grandi, e poi un collegio unico nazionale per il computo dei resti, i quali assegnano solo qualche seggio.

3. Collegio intermedio: i voti vengono computati nazionalmente e poi ripartiti per collegio oppure sono computati e ripartiti a livello di singolo collegio. Qui dipende dalla grandezza dei collegi. Normalmene parliamo o di collegi macro, tipo averne solo 3 o 4 in Italia, oppure di grandezza coincidente con le regioni. All’interno di questa grandezza di collegio, computarli nazionalmente o a livello di collegio produce risultati abbastanza simili a livello di rappresentanza nazionale. A meno che si inseriscano dei correttivi, tipo clausola di sbarramento, a livello nazionale o di collegio. Ma questa questione la lascerei stare, per il momento.

Buon voto

Ps. Alla fine, per me la domanda che ci viene sottoposta è: preferite due opzioni secche con pochissimo senso (1 e 2) oppure quella che potrebbe avere un senso ma che rimane indeterminata? Perchè, in effetti, a me sembra che la domanda reale non venga posta, e cioè: stante che il sistema scelto è un proporzionale, preferite collegi più piccoli (maggior vincolo di mandato da parte del territorio, con i lati positivi e negativi che questo comporta in Italia) oppure collegi più grandi (il contrario di quello sopra)? L’impressione è che giannuli avesse preparato questo passaggio prima della scelta del sistema elettorale.
Se vince 1 o 2 andiamo verso un: la salsiccia è buona, il pompelmo è buono, la nutella è buona. Allora salsiccia con pompelmo con nutella sarà un piatto buonissimo…

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