Secondi pensieri sugli slogan del pd

12 settembre 2012 § Lascia un commento

Questa mattina mi sono ricordato che, in effetti, neanche lo slogan di Bersani è originale: Veltroni 2007, ‘Si può fare’, il quale a sua volta era una scopiazzatura di Obama, ‘Yes, We Can’.

Riassumiamo: abbiamo da un lato il segretario del pd che si propone come un Veltroni meno ambizioso, e non fa nulla se poi Veltroni perse di brutto contro Berlusconi. Dall’altro lato, un più-o-meno-giovane che vuole accreditarsi come nuovo copiando uno slogan ancora fresco, di tre anni fa, usato da un candidato peraltro perdente.

Lasciamo da parte le questioni tecniche di comunicazione politica, e proprio politologiche: entrambi fanno schifo – cosa si può fare? adesso per cosa? dove è il senso collettivo? l’urgenza alla mobilitazione? ecc. Mi chiedo se i loro consulenti vengano pagati, e temo che non lo siano da tempo, perchè altrimenti farebbero un lavoro migliore. Speriamo che gli altri candidati propongano qualcosa di più adeguato.

Ma questi si candidano a guidare il Paese. Questi dovrebbero avere idee. Questi dovrebbero essere rivolti al futuro. Questi dovrebbero aprire strade nuove. Questi danno patenti di democrazia a tutti. Questi si permettono di guardare dall’alto in basso chi non sta con loro. Questi non si parlano.

Questi sono incompetenti, antichi, e ‘inadeguati’ (come dice uno dei loro fini strateghi, Massimo D’Alema, che non ha beccato una singola decisione strategica negli ultimi 30 anni).

PS1. Nel frattempo, alla scuola materna statale (cioè pagata con le tasse al 70%)  di mio figlio ho dovuto portare risme di carta A3, A4 bianca e colorata, pacchi di pennarelli, grembiule per attività pittoriche (per l’uso comune), farina bianca, farina gialla, sale, forbice, colla, pacco di fazzoletti, ed altro materiale di cancelleria, per un totale di una settantina di euri. Ovviamente, dopo aver pagato un contributo volontario ma obbligatorio di 25 euri per assicurazione ed attività didattiche non specificate. Queste sono tasse occulte, e non sono calcolate nel 70%.

L’Italia ne è piena, ma siamo così abituati che non ce ne accorgiamo più.

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