Ciò che dobbiamo risolvere: riflessioni schematiche sulla democrazia liberale

7 settembre 2012 § Lascia un commento

E questo è il secondo.

1. La democrazia occidentale moderna risulta dal tentativo di concentrare il potere nella moltitudine (democrazia) limitandolo e dispendendolo allo stesso tempo (liberalismo) in funzione della libertà individuale prima e del benessene individuale poi. In altre parole, la struttura istituzionale di gestione del potere (derivante dalla società contrattuale) è legittimata e deve essere pensata in funzione della tutela del singolo individuo. Le esperienze storiche più influenti sono state quelle americana, francese, e britannica, a cui si aggiungeranno poi, nei secoli seguenti, le esperienze consociative dei paesi etnicamente o ideologicamente divisi.

2. Nel diciottesimo secolo, questo tentativo si sviluppa in una realtà sociale caratterizzata da:

  • l’espansione occidentale nel mondo e la sua supremazia politica, militare, economica, e culturale;
  • una partecipazione politica elitaria e quindi di minoranza;
  • un benessere non elevato e non omogeneo;
  • bassi livelli d’istruzione;
  • una disponibilità d’informazioni limitata.

3. Nel diciannovesimo secolo/inizio ventesimo secolo, la costruzione democratico-liberale si assesta adattandosi alla sintesi parallelamente in formazione dello Stato-nazione, talvolta mostrando difficoltà di adattamento in paesi dalla recente e rapida industrializzazione.

4. Nel ventesimo secolo si modifica la realtà sociale:

  • l’introduzione del suffragio universale porta le masse in politica che, mobilizzate dall’ideologia e dalle tecniche (entrambi meccanismi di creazione e gestione della politica), portano alla creazione di agenti sociali d’intermediazione politica (i partiti) ed all’aggiunta del benessere come obiettivo finale (oltre alla libertà) dell’azione politica e dell’ingegneria costituzionale;
  • il benessere esplode, il che determina un cambiamento delle aspettative dei cittadini, un aumento del tempo dedicabile agli interessi personali, e un aumento del denaro disponibile in società;
  • i livelli d’istruzione si alzano sensibilmente;
  • la quantità delle informazioni disponibili aumenta vertiginosamente;
  • la supremazia occidentale e il suo primato iniziano a declinare a tassi sempre più elevati.

5. La trasformazione della realtà sociale dal diciottesimo secolo ad oggi, risultante in un aumento della complessità, ha determinato che la democrazia liberale abbia dovuto:

  • accettare un aumento delle competenze funzionali, il che ha determinato un aumento dell’apparato governativo, cioè del gestore delle comunità sociali statuali, e della migrazione del potere legislativo dalle assemblea parlamentari agli organi esecutivi;
  • un aumento/nascita delle autorità politiche indipendenti, soggetti funzionali di governo tecnico ma nominate dai rappresentatnti del popolo;
  • aumento della rilevanza dei gruppi di pressione politica, espressione di interessi particolari;
  • la politica diventa attività particolarmente costosa: il legame fra sfera economica e politica si salda sempre più;
  • la politica è attività che richiede capacità di accedere ai soldi ed alle tecniche.

6. Dopo la scomparsa delle ideologie forti che hanno caratterizzato il ventesimo secolo, in Occidente l’aumento della complessità e le risposte adattative delle democrazie liberali hanno infatti creato una serie di paradossi, fra cui i maggiori sono sintetizzabili come i seguenti:

  • la politica è attività formalmente aperta, a cui tutti possono accedere, ma che in realtà è attività minoritaria passivamente ed elitaria attivamente: nel primo caso, l’individualizzazione sociale, i maggiori livelli d’istruzione, il maggior tempo a disposizione, e le maggiori informazioni a disposizione non portano ad una maggiore partecipazione attraverso i canali formali della politica (che anzi vengono rifiutati) ma attraverso quelli sociali (i gruppi sociali si trasformano poi in agenti di pressione politica), che sono invece caratterizzati da un andamento intermittente; nel secondo caso, l’attività politica è aperta a chi è in grado di accedere a soldi e tecniche: il risultato finale è la creazioni di una casta prefessionale in grado di assimilare gli elementi che ciclicamente si mostrano anti-sistema;
  • la richiesta di partecipazione politica dall’alto verso il basso (a causa dell’aumento delle cariche elettive e delle lotte intra-casta) aumenta, ma la risposta dei cittadini è intermittente, con punti nei momenti in cui l’anti-sistema non è ancora assimilato o quando un soggetto politico è in grado di proporsi come risposta simbolica a questioni sia individualmente che socialmente condivise;
  • l’apparato burocratico statale è cresciuto a dismisura, la ricerca delle risorse per il mantenimento dello Stato diventa esistenziale, e quindi la competizione economica fra stati diventa l’attività caratteristica dei governi (troppo grandi internamente, troppo piccoli esternamente);
  • la pluralità dei soggetti politici istituzionali ha disperso il potere formalmente, ma realmente riconcentrandolo nell’esecutivo: questo diventa un soggetto con sia troppo tanto che troppo poco potere;
  • tranne eccezioni cicliche, i cittadini partecipano marginalmente e minoritariamente alla costruzione delle proposte politiche, ma il volere della moltitudine è costantemente tenuto sotto controllo dalla classe politica elitaria e seguito in funzione del mantenimento del potere: ne derivano assenza di leadership politica, populismo, costruzione segmentizzata dell’azione politica (sintesi degli interessi potenti di parte), e prevalenza della pianificazione politica di breve termine.

7.Se quanto brevemente scritto sopra è ragionevole, e la democrazia liberale occidentale è comprensibile tramite la sintesi fra i suoi due profili, quello formale e quello sostanziale (controllo dei governati sui governanti (formale) ed uguaglianza dei cittadini nell’esercizio di quel controllo (sostanziale); oppure struttura istituzionale liberale (formale) e partecipazione passiva ed attiva dei cittadini (sostanziale)), sintesi creata in funzione della libertà e benessere individuale, allora la questione è se la soluzione dei paradossi sopra citati sia possibile tramite ulteriori adattamenti alla struttura istituzionale ottocentesca oppure sia necessario ripensare le istituzioni democratico liberali nella nuova realtà sociale. I tentativi di ripensare il rapporto fra democrazia e liberalismo hanno finora prodotto sostanzialmente due poli: da un lato, un tentativo conservatore che predilige il polo liberale (risultante in una paraddosale accentuazione del carattere elitario della politica), che porta alla riduzione del ruolo statale nella sfera economico-sociale tramite l’assegnazione di quelle che erano funzioni statali alla società: dopo l’ondata neo-liberista nei paesi anglofoni dagli anni ottanta in avanti, si arriva al progetto inglese odierno della Big Society; dall’altro, un tentativo progressista che predilige il polo democratico, ricercando la partecipazione dei singoli nei processi decisionali della politica (le esperienze di democrazia partecipativa di paesi occidentali ma soprattutto sudamericani), ma di cui rimane discutibile l’applicabilità su scala statuale.

8. Entrambi non convincono. Nel ventunesimo secolo, l’aumento del flusso di informazioni, la perdita delle ideologie occidentali novecentesche, e la perdita occidentale di centralità sembrano suggerire che le istituzioni democratico-liberali debbano essere ripensate. I principi che devono guidare questo ripensamento non possono, comunque, che tenere fermi quelli che hanno giustificato la costruzione istituzionale democratico-liberale, perchè questa rimane eticamente superiore alle alternative:
a. La legittimazione del potere risiede nei cittadini;
b. Il potere deve essere esercitato in funzione della libertà e del benessere individuale;
c. Il potere deve essere disperso il più possibile istituzionalmente, socialmente, economicamente, e politicamente;
d. (Ma) Il potere deve essere concentrabile per funzioni (perchè chi esercita potere deve essere responsabile per le decisioni prese) e a tempi determinati (chi esercita potere deve essere in grado di decidere in autonomia relativa);
e. Tutti i cittadini devono essere in grado di controllare l’esercizio del potere;
f. Tutti i cittadini devono essere in grado di partecipare il più possibile all’esercizio del potere ed al processo decisionale politico.

9. L’incrocio fra i paradossi e i principi sopra riassunti sembrano indicare che le questioni da risolvere siano:
a. apertura della classe politica aumentandone la professionalità e responsabilità;
b. aumento della partecipazione politica diretta dei cittadini aumentando la capacità decisionale autonoma degli ufficiali politici (leadership);
c. diminuzione dei costi della politica
d. diminuzione dei costi derivanti dall’apparato burocratico;
e. creazione di un processo politico decisionale funzionale all’interesse individuale ma in grado di conciliarlo con l’interesse collettivo.
f. creazione di un processo politico collettivo capace di distinguere fra breve e lungo termine.

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