European Multilevel Strategy for Migration (ahia)

25 giugno 2018 § Lascia un commento

Ho trovato il tempo di leggere il piano del governo italiano, “European Multilevel Strategy for Migration,” presentato un paio di giorni fa .

Non è roba seria.

Non ho una gran voglia di discutere i vari punti.

Mi limito a notare che è totalmente fuori fase rispetto alla discussione europea. Immagino le facce degli altri a ricevere queste due paginette. Pacche sulle spalle, ringraziamenti, discutiamone, ecc. E poi si continua sulle cose serie, tipo accordarsi sugli spostamenti secondari (che vuol dire rimandare in Italia il centinaio di migliaia di migranti che si sono spostati dall’Italia e sono domiciliati in altri paesi mentre l’Italia sta processando le domande). L’Italia non sarà d’accordo, come altri, quindi salta Schengen? Non necessariamente, ma certamente avremo controlli alle frontiere. E l’Italia non può più far fuoriuscire nessuno, rimaniamo noi vicini all’Africa. Guardate che non si mette bene. Ma è molto divertente.
Ci diranno che la colpa è dell’Europa cattiva, ma in verità è che talvolta far le cose a caso non porta a grandi risultati.
E anche che l’Europa sta iniziando a scaricarci. Ovviamente, tutti parleranno dell’importanza dell’Italia, uno dei sei fondatori, non esiste unione senza Italia, ecc. Mentre salutano.
E a salutare la frase al punto 5, che esprime il principio, “Chi sbarca in Italia, sbarca in Europa”, che temo sia stata enunciata senza comprenderne le conseguenze. Ottime per me, che le auspico anche, ma devastanti per la sovranità dell’Italia.
Incomprensibile che un principio del genere sia enunciato da un governo composto da due partiti che non mi risultano di ispirazione fortemente europeista.
Ma che ne capisco io.
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Ha fatto più lui…

18 giugno 2018 § Lascia un commento

In un paese non schizofrenico, che fa un Ministro degli interni che ritiene (a torto, ma è Ministro degli interni con piena legittimazione democratica) che le Ong che operano nel canale di Sicilia siano un problema, perchè incentivano l’afflusso di migranti? Prende il telefono, chiama il Presidente del consiglio dei ministri e i ministri competenti e li coinvolge in base alle rispettive competenze, porta la questione in Consiglio dei ministri, e risolve la questione.

Perchè la questione, davvero, è proprio semplice. Le Ong appaiono quando lo Stato non riesce, o non vuole, occuparsi di alcune questioni. Dei privati, che pensano che invece quelle questioni siano importanti, si attivano e fanno quel che pensano sia giusto. Il che vuol dire che se quel Ministro degli interni vuole togliere le Ong dal Canale di Sicilia ci deve mettere lo Stato. Ovvero: ci mette la Guardia costiera, o la Marina. Non ci sono soldi? Li trova. Non ci sono mezzi? Se dice che c’è emergenza d’ordine pubblico, li requisisce. Non c’è abbastanza personale? Lo assume. Fra tutti quelli che ulunano sulle tastiere contro le Ong qualche volontario ci sarà.

La difesa della frontiera italiana è italiana. Il sovranismo non c’entra nulla, qua si tratta di uno Stato che si comporti da Stato (per definizione sovrano, altrimenti Stato non è). Noi non siamo abituati a uno Stato che faccia lo Stato, noi siamo abituati al ‘chiagni e fotti’. Ah, dimenticavo: a meno di non compromettere la sicurezza nazionale, uno Stato rispetta il diritto internazionale, il diritto europeo, e il proprio, di diritto. Altrimenti non è uno Stato, è un cazzone.

L’Unione europea, qui, non c’entra nulla. Invece i sovranisti chiedono, tutti incazzosi poi, all’Unione europea di risolvere una questione che è di competenza dello Stato italiano, accordandosi con Stati europei che non permettono la soluzione europea. ‘Chiagni e fotti’, appunto.

Insomma: se vi aspettate che Salvini risolva il problema mettetevi ben comodi. Ma non se lo aspetta nessuno, giusto?

Lasciate stare il 2 giugno

29 maggio 2018 § Lascia un commento

E così, il 2 giugno, Festa della Repubblica italiana, un gruppo di rappresentanti del popolo italiano chiamano il popolo italiano a manifestare contro il rappresentante della Repubblica italiana per aver agito nei limiti del proprio potere costituzionale.

Beh, io questa cosa non la sopporto. La protesta è sempre legittima, e rispettabile. Diritto di opinione, diritto di riunione. Diritti garantiti dalla Costituzione.

Appropriarsi della Festa della Repubblica però no. La Festa della Repubblica è la festa anche mia, è la festa di tutti gli italiani, è la festa del sacrificio e del sangue speso da italiani, e americani, e britannici, e francesi, e australiani, e di un sacco di cittadini di altre nazioni che ci hanno permesso di vivere in una repubblica che garantisce l’inviolabilità dei nostri diritti sociali e politici. È la festa di chi non li ha votati, è la festa anche di chi la pensa diversamente, è la festa di chi non li vuole. Il tricolore è anche mio.

Mattarella ha agito in base a motivazioni costituzionali. Può aver preso la decisione sbagliata, ma non è questo il punto. Era nei limiti dei propri poteri. Se c’è una maggioranza in parlamento, il presidente non piò sciogliere le camere: si ripresentino, senza il nome di Savona. O trovino una soluzione che faccia salvare la faccia a tutti. Mattarella non può accettare Savona, a ragione o torto che fu allora. Per quel che mi riguarda, loro giocano con le istituzioni dello stato, e lo fanno mostrare senza alcun senso dello stato, e alcun rispetto del benessere dei cittadini. Ora moderano i toni, ma il volto si è ben visto, per chi non lo aveva già compreso. Capisco bene i cittadini italiani, capisco bene gli elettori della Lega e del M5S, che non sopportano più il sistema politico-culturale italiano. Io non lo sopporto, io lo pago ancora sulla mia pelle. Siamo rimasti bloccati per trent’anni. Non ci sono scuse per tutti quelli che hanno governato negli ultimi trent’anni. Il che include la Lega. Ma trovo rivoltante che degli sciacalli sovversivi sfruttino la disperazione degli italiani per giocare con il loro futuro.

Qui abbiamo un gruppo di persone, quelle che guidano la Lega nord per l’indipendenza della Padania, perché questo è il nome della Lega, Lega nord per l’indipendenza della Padania, che se ne frega del popolo italiano. Per me, questi sono davvero i traditori del popolo italiano. Per altri, è Mattarella e il Pd, chissà perchè non Berlusconi. Dopo aver rotto le scatole per trent’anni con le loro storie sul padre Po e sulla Padania, la secessioni, i popoli veneti, lombardi, piemontesi, contro il popolo italiano, dopo non aver difeso gli interessi italiani a Bruxelles, ora si fanno difensori del popolo italiano e degli interessi nazionali. E cosa vogliono per il popolo italiano? Uscire dall’euro, magari uscire dall’Unione, far morire un po’ di poveracci purchè non siano italiani, bruciare i risparmi del popolo, abbandonare l’Alleanza atlantica per diventare vassalli della Russia. Questi sono quelli che hanno permesso alla ‘ndrangheta di arrivare nel settentrione, sono quelli che costruiscono autostrade che non servono e le fanno pagare ai cittadini, sono quelli che hanno costruito il sistema clientelare che gestisce la sanità lombarda, sono quelli che coprono di cemento ogni pezzetto di terra utile, sono quelli che si intascano i soldi pubblici e li portano in Tanzania. E urlano, e insultano, e ringhiano. Questi truffatori per questi nostri poveri tempi disperati sono agevolati da un gruppetto di attori che non ha ancora capito nulla di quel che è successo. Gli fu detto nel 2013, ai tempi del tentativo di Bersani di creare un governo, cosa si sarebbe dovuto fare in presenza di qualcuno cieco dalla voglia di andare al governo: non lo capirono allora e non l’hanno capito ancora adesso.

Molti valutano questi truffatori in modo diverso da come li valuto io (capitano mio capitano!). Un politico, però, dovrebbe avere a cuore i miei interessi. Non è possibile che a nessuno freghi nulla che lo spread salga, anzi come tanti sciacalli si pensi solo a trarre i maggiori vantaggi politici possibili. Voglio stare meglio, fateci stare meglio! Fate il vostro lavoro, maledizione. Qui sembra che i politici bravi siano quelli che portano voti, e capisco anche. Ma mi piacerebbe pretendessimo un poco di più: politici seri sono quelli che fanno stare meglio.

Il Pd, intanto, è già dissolto. Il Pd non serve a niente.

L’Italia si merita di meglio.

 

 

(Dall’Irlanda all’)Italia: Facciamoci trattare da adulti

28 maggio 2018 § Lascia un commento

Iniziamo dall’Irlanda, un paese che nel 2010 accetta i prestiti europei e internazionali, introduce misure non esattamente popolari (tassa sul consumo di acqua, prima invece gratuito, e tagli al welfare), e si apre ancora di più agli investimenti esteri facendo perno sui propri vantaggi comparativi. Finisce per resituire i prestiti IN ANTICIPO. Poi, si apre all’inclusione e alla diversità dicendo addio a rimasugli di un passato percepito ormai come una zavorra, legalizzando prima i matrimoni fra persone dello stesso sesso e poi cancellando l’art. 8 della costituzione che proibiva di fatto qualsiasi tipo di aborto. La storia del Portogallo non è poi molto diversa.

E arriviamo all’Italia, dove invece si sospira pensando a un passato proposto come migliore di oggi, che invece migliore non era affatto. Perchè dobbiamo essere trattati come bambini, e pure un po’ scemi? Perchè dobbiamo avere sempre, in continuazione, gentaglia, truffatori, che ci dice idiozie da mattina a sera? Perchè non possiamo essere trattati da adulti? Perchè non c’è praticamente nessuno che dice chiaramente, in faccia, agli italiani ovvietà che sanno tutti coloro che un po’ leggono di come funziona il mondo?

  • Il problema dell’Italia è la bassa produttività. Non è l’euro, l’Unione europea, i poteri forti, l’oligarchia internazionale, la Germania, le lobby finanziarie, le banche, il capitalismo, la globalizzazione. In Italia si lavora troppo, ma si lavora male, cioè si produce poco in rapporto al tempo impiegato. Il problema è sistemico. Per aumentare la produttività:
  • Reddito di cittadinanza e Flat-tax progressiva non servono a nulla. Servono investimenti pesantissimi su istruzione primaria, secondaria, e terziaria, e soprattutto alla formazione professionale e su tutto riqualificazione professionale. Prima bisogna cambiare tutto il sistema, poi si può cambiare la legislazione sul lavoro. Chi esce dai corsi deve trovare lavoro, chi viene licenziato a cinquant’anni deve riformarsi e trovare lavoro. Non può andare sotto i ponti o aspettare la pensione.
  • Servono investimenti pesantissimi sull’amministrazione della giustizia, che deve tagliare i tempi drasticamente, tipo dieci volte, e assicurare la certezza del diritto. Magari un grado si può anche togliere, almeno per la giustizia civile.
  • Servono investimenti forti sul fisco, in modo che si sappia alla fonte quali siano i guadagni e quindi le tasse dovute. Più in generale, sulla burocrazia statale. Lo Stato paga i creditori talvolta dopo anni, i quali falliscono nel frattempo? La soluzione logica sarebbe fare in modo che lo Stato paghi come i privati, giusto? No, in Italia si propongono i mini-Bot (una soluzione intelligente, in verità, se si rinuncia a fare in modo che lo Stato paghi i creditori in tempi normali, però). Fare in modo che le tasse di paghino? No, pace-fiscale, cioè continuiamo con i condoni.
  • Un secondo problema è l’alta età media della popolazione, con bassi tassi di natalità. O si alza l’età pensionabile, o si fanno più figli, o si fanno rimanere i pochi che fanno figli e si attinge ai non italiani.  La Germania agisce su tutte e tre, noi che siamo sempre più furbi vorremmo fare qualcosina sulla seconda mentre introduciamo misure contrarie per le altre due.
  • Un terzo problema è infatti l’emigrazione, non l’immigrazione. Per fare in modo che gli italiani non emigrino bisogna far le cose sopra. La questione dell’immigrazione è come fare in modo che quelli che vengono per lavorare (sì, sono proprio i migranti economici quelli che ci servono, guarda un po’) diventino italiani, paghino tutte le tasse e rispettino le leggi. Chi non le rispetta non serve. Ma il problema di cui si discute è come non far arrivare i migranti economici. Tafazzi non era nessuno, a confronto di noi italiani.
  • Le rigidità di bilancio europee sono rigidità che servono ad assicurare stabilità e fiducia agli investitori, e garantire la concorrenza interna, fra Stati. Ma gli investimenti strutturali possono essere discussi politicamente e ricevere accettazione, dall’Unione e dagli investitori. Se l’Italia proponesse investimenti strutturali sulle questioni chiave vedrete come gli stati europei si comportano. Lo dico io: pochi problemi di bilancio. Le varie Commissioni li hanno chiesti da vent’anni. L’Italia invece da vent’anni non fa che tentare di far quadrare i conti, o spazzare via la polvere con misure contabili. Da Berlusconi, e gli anni sono trenta. Minacciare l’uscita dall’Euro o il non rispetto dei vincoli e i trattati firmati da tutti, inclusa l’Italia, per poter fare debito alla faccia altrui riceve mazzate sui denti. Certo che un’eventuale uscita dall’Euro sarebbe un problema per tutti gli stati dell’Unione. Ma il mondo, e l’Unione, non hanno bisogno dell’Italia. Ci salutano senza grossi rimpianti.
  • Un quarto problema è la forbice reddituale. Patrimoniale sembra essere una parola brutta brutta nel dibattito pubblico italiano. Ma introdurre la flat-tax, che avvantaggia in particolar modo i più ricchi è da deficienti, perchè forse aumenta i consumi ma certo aumenta la forbice. Aumenta la forbice, crescono gli incazzati, e diminuisce la coesione sociale. La questione è la ridistribuzione. Tutti sono contenti a ricevere soldi gratuiti, certo che i consumi aumentano, certo che l’economia migliora. E poi aumentano gli interessi, e se va di sfiga arriva la recessione, non si può aumentare il debito, e  sono lacrime.
  • Un quinto problema è la gestione dell’automazione produttiva, e la consequente disoccupazione. Vuol dire ridistribuzione del profitto industriale. Magari serve una patrimoniale aziendale. Ma non c’è dubbio che l’Italia non ha il mercato per obbligare le imprese a affrontare la questione. Puoi farlo se poni la questione come Unione europea, in concerto con gli Stati Uniti, e possibilmente la Cina. In sede WTO, mi sa tanto. Noi invece accarezziamo l’uscita dall’Unione.
  • Un sesto problema è il Sud. Non possiamo pensare di sopravvivere senza affrontare la questione. Qui il problema è complicato, ma è davvero drammatico. Ma senza investimenti e uno Stato che funziona il Sud muore, se non lo è già, e con lui l’Italia.
  • E poi ce ne sono altri, di problemi, tipo il bassissimo numero di imprese di grandi dimensioni in grado di competere a livello globale. La Fiat non è più Fiat, per dire, è FCA. Tutti invece a rincorrere le piccole e medie imprese, a proporre sovvenzioni, aumentando l’inefficienza del sistema economico. Chissà come mai vengono spazzate via. Chiudiamo le frontiere, certo.
  • E poi finalmente arriviamo ai problemi di cui invece si parla: corruzione e via di seguito. Ottimo, ma è uno dei punti della lista, e neanche uno dei maggiori. E’ uno su cui non dovrebbe esserci neanche discussione.

Ma arriviamo alla questione finale: perchè dobbiamo sempre cercare scorciatoie? Perchè pensiamo che le regole a noi non si applichino? Perchè, forti della nostra cultura, del nostro cibo (ma de che?) pensiamo che noi siamo diversi, siamo più furbi, un’eccezione? Ma eccezione di cosa, esattamente? Perchè non ci fermiamo un attimo, e pensiamo a soluzione che un qualche senso ce l’hanno? Reddito di cittadinanza può avere senso, ma senza una riforma del welfare non ce l’ha, il senso. La flat-tax può anche avere senso, ma non ce l’ha se mantiene le esenzioni e non ridistribuisce. Io sono ben contento se riuscissero a farla, che rispiarmo un sacco di soldi di tasse all’anno. Io. Ma mi piacerebbe anche non dover lavorare, pagare un mutuo, e bere birra pagata da altri mentre mi accarezzo la pancia tutto il giorno tutti i giorni. Grazie dei vostri prestiti, tanto poi posso evitare di restituirli. Gli Stati non sono diversi. Un po’ sì, ma in fondo no, per niente.

Le ricette attuali sono solo buone per farci mantenere i nostri vizi, da bimbi un po’ capricciosi. Possiamo pretendere che ci trattino da adulti, finalmente? Invece di imbeccarci scuse per non cambiare mai?

Il problema invece è la Germania. Che sono vent’anni che investe in produttività. I loro bei problemi l’euro, e l’Unione europea, li hanno certamente. Ma non si risolvono se si va minacciando a salve. Si risolvono affrontandoli seriamente, e facendo i compiti a casa.

Anche basta, con le vostre idiozie. L’Italia merita parecchio di meglio.

Primavera d’amore e di governo

27 marzo 2018 § Lascia un commento

Il risveglio della natura porta sempre con sé innamoramento e corteggiamento: i piccioncini tubano, si annusano, si strusciano nel fulgore del verde e della luce che ormai scalda le rimanenze invernali.

Un bel governo di centrodestra con almeno appoggio esterno M5S per via di priorità concordate sembra, a oggi, l’ipotesi più probabile, se non addirittura un governo insieme o un Lega-m5s senza Forza Italia. Seppur le condizioni siano diverse e fondamentalmente peggiori, un’operazione simile, seppur con attori diversi, a quella che alcuni, tipo il sottoscritto, perorarono 5 anni fa. Questa quanto durerà non si sa, ma intanto; dopotutto, cos’è un lustro di fronte all’eternità?

I fiancheggiatori del Fatto, che del m5s poco ci han sempre capito, balbettano con atterrito sgomento. Convinti di una non più esistente natura di sinistra, si potrebbero trovare a commentare un’alleanza di fatto con l’odiatissimo Berlusconi, e potrebbero persino finir per dubitare della propria vera ambizione, cioè essere gli intellettuali di guida dell’armata-mercato di riferimento.

In ogni caso, “l’inciucio-responsabile” necessario per la salvezza italica colora il futuro del bel paese di rosa. Un paese in cui reddito di cittadinanza e tassazione unica per tutti saranno finalmente garantiti, sicuro perché senza immigrati che vengono aiutati a casa loro e se vengono a casa nostra spariamo loro legittimamente, onesto perché dei cittadini, con travolgente consumo di suolo e grandi opere ma nel rispetto dell’ambiente e costi certi, che può finalmente permettersi di mandare bimbi non vaccinati ad abbracciare lo zio Vladimir, e certamente-forse che sbatterá i pugni sul tavolo europeo facendo i nostri interessi perché, da responsabili, i trattati mica si devono rispettare e poi l’Italia usa la matematica italica, e che diavolo!

D’altronde, siam partiti non bene, ma benissimo. Un accordo di spartizione vecchissimo stampo, nella piena tradizione inaugurata da papà Berlusconi, un accordo trasparentemente discusso in silenzio dai vertici dei partiti: chi ha vinto si prende le presidenze delle Camere. Non come quei partitrocratici della prima repubblica, che talvolta accettavano che una delle due andasse all’opposizione, e certamente non come quei corrotti del pd, che eleggevano sì persone elette nel proprio schieramento ma senza storia di appartenenza politica. Sono ruoli di garanzia, che quindi e ovviamente devono andare a persone fidate. Eppoi, chi mai sa chi sarà maggioranza! Certo in questa terza repubblica non si discute di poltrone.

Mi immergo nell’immagine di questo luminoso futuro, cullato dal benessere garantito, e sorrido mentre acriticamente sostengo, come tutti noi, i nostri illuminati capi politici.

La salvezza dell’Italia necessita di un governo M5S-Lega

19 marzo 2018 § Lascia un commento

Ce la possiamo fare: il sol dell’avvenire in tinta verde(o blu? mah)-giallo(o rosso, nero, bianco?) ci aspetta nel suo fulgore. Non sia mai che non si riesca a riproporre, su scala nazionale, operazioni di evidente successo e di innegabile vantaggio per il popolo come quella del referendum sull’autonomia lombarda di qualche mese fa. Partorito grazie a un accordo illumitato fra, esattamente, Lega (Nord) e M5S lombardo, che ha permesso il superamento del quorum richiesto dallo Statuto per l’indizione del referendum.

Ossessionati dagli scontrini e dai migranti, e pronti a portare l’Italia nel nuovo millennio, un bello scambio fra autonomia e voto elettronico da servire sull’altare del progresso ben ha valso i soldi spesi. Il benessere degli italiani prima di tutto. Da quel referendum, da fare immediatamente!, necessario per colpa del maledetto PD, e certamente prima della fine della legislatura regionale, è risultato un attivismo sfrenato, visto in questi mesi, per attuare la volontà dei lombardi.

Insomma, nella mia umile opinione, un gran successo. Io spero, fervidamente, che quell’alta pagina di politica regionale possa essere riproposta a livello nazionale: non mi sembra giusto che delle minchiate della classe politica italiana ne godano solo i lombardi. I quali, in effetti, sono così contenti da continuare a riversar voti in coloro che non solo hanno a cuore i loro interessi ma persino non sperperano i loro soldi.

Ps. Se qualcuno fosse a conoscenza di iniziative volte a dare attuazione al referendum mi faccia sapere. Grazie.

Sulla responsabilità PD

9 marzo 2018 § Lascia un commento

In modo alquanto curioso, è montata una campagna che spinge il vituperato PD a convergere su punti programmatici M5S per permettere un governo e così salvare il Paese. Voci nobili di questo mondo, da Pif (…) a Serra, a tutto il caravanserraglio di Repubblica, cioè fondamentalmente esponenti di fondo del mondo culturale o pseudo-culturale di sinistra, anti-renziani nel senso che Renzi è stato sempre loro sulle palle, son lì a domandare responsabilità: maccccome, è la ‘sottile’ argomentazione, Verdini e Berlusconi andavano bene, e il M5S no? Oppure: il PD è partito di governo, se non è al governo come fa a sopravvivere? Lascerei anche perdere i senza-dignità del Fatto quotidiano: il PD era corrotto prima perchè stava con Berlusconi e Verdini al governo, è corrotto ora perchè sembra indisponibile, lo sarà in futuro se deciderà di essere responsabile, lo sarà in futuro se deciderà di non esserlo. Ma che pure Cacciari argomenti a favore mi sembra fornire la prova definitiva che l’operazione sia una gran cazzata. Che dicano che il loro obiettivo è l’agevolare un’utopistica trasformazione del M5S in un nuovo grande partito della sinistra grazie all’assorbimento del PD, così che si capisca esattamente la portata della minchiata. Non penso di dover argomentare.

Non argomento neanche di come sia una scelta masochistica, per il PD, partecipare a un governo a guida M5S, perchè mi sembra eccessivamente evidente. Basti ricordare che, al momento, in futuro chissà, il programma economico del M5S è più di sinistra di quello del PD: un governo PD-M5S aprirebbe un’autostrada a sinistra per gli stellati. Nè argomento di come sembra sia sempre e solo il PD  a venir chiamato alla responsabilità, nè che è evidente come il PD debba riformarsi profondamentente se vuol sopravvivere – fino al cambio di dirigenza e nome. Neppure argomento in base a quel che successe nel 2013, di come il M5S si sia comportato in Parlamento, e di come sia giusto che il M5S rispetti le proprie promesse elettorali.

Ma è il pensiero debole da cui scaturiscono questi appelli che mi incuriorisce. Della capacità analitica di una parte dell’elitè giornalistico/culturale del nostro paese. Il successo del M5S, e della Lega, è certo dovuto a errori strategici e tattici del PD renziano, che nel 2014 aveva il Paese in mano. Ma anche e forse soprattutto a questioni ben più profonde che toccano praticamente tutte le democrazie più o meno consolidate. I successi delle proposte politiche ‘populiste’ (il termine in verità è certamente errato, ma questo passa il convento mediatico al momento per descrivere il fenomeno, e l’accademia non ne ha ancora fornito uno convincente), negli Stati Uniti, in Francia, in Turchia, in Gran Bretagna, e così via, derivano anche da un diminuizione dell’attrattiva dei principi democratici e liberali, e da una parallella crescita dell’accettazione di valori di natura autoritaria. Talvolta semplicemente accettati, talvolta mascherati con cazzate iper-democratiche.

Sono, in altre parole, i valori democratici, e la democrazia che sono oggi meno condivisi di un tempo. Il M5S e la Lega, in Italia, offrono una via d’uscita comprensibile alle difficoltà democratiche, alla sensazione che i cittadini non contino più niente, che nessuno abbia a cuore i loro interessi, offrendosi come loro salvatori. Questo è un meccanismo deresponsabizzante, che produce accettazione di processi di accentramento di potere, e una delegittimazione delle altre forze politiche, trasformando la democrazia liberale in una democrazia della maggioranza, cioè illiberale. Per chi vuole approfondire un poco, fra i parecchi, cito Yascha Mounk (due link, in inglese: un’intervista e un estratto del suo ultimo libro, che credo Feltrinelli stia traducendo in italiano).

Parte della ragione che ha portato alla sconfitta elettorale del PD è dovuta anche alla facilità con cui è stato proposto, e quindi è finito per essere percepito, come  essere il partito delle elitè, della finanza, degli interessi economici, di Bruxelles, cioè di tutto ciò che sembra essere lontano dal popolo. Il popolo, ripeto ancora, non è idiota ora più di quello che è sempre stato. Andare al governo ora aiuta il PD a riavvicinarsi al popolo?

Se vuole essere davvero responsabile, se vuole essere utile all’Italia, il PD dovrebbe ricostruirsi, costruire un progetto basato su un nazionalismo inclusivo, proporre proposte di trasformazione della democrazia che la riavvicinino alle persone (basta ‘Autorità per’, per esempio), ritornare popolare. Insomma, proporre una via democratica popolare e non ‘populista’. Certamento non ha bisogno di partecipare a un governo su agenda M5S perchè, oggi, questo è da irresponsabili (oltre che, secondo me, da un poco scemi).

Uno di quegli strani casi della vita in cui interesse partitico e interesse collettivo coincidono, pensa un po’.

 

La storia paurosa degli italiani razzisti, egoisti, individualisti, e pure un poco idioti.

6 marzo 2018 § Lascia un commento

Un po’ ci risiamo: dopo ogni tornata elettorale in cui perde un qualcosa che si definisce di sinistra, c’è sempre qualcuno che non riesce a evitare la tentazione di ululare contro i propri connazionali, seguendo più o meno l’esempio nobile di Umberto Eco che si ricordava, dopo ogni vittoria berlusconiana, della sua vergogna di essere italiano e/o di voler emigrare a Parigi (da quel che mi ricordi, proposito mai messo in pratica, se non per qualche settimana). Un vezzo culturale italico di buon lignaggio, insomma.

Punto primo. Sì, gli italiani, in generale, sono abbastanza razzisti, di un razzismo più o meno solidale, del tipo che penso che i neri, o quelli evidentemente stranieri, siano anche brave persone e che debbano essere aiutati ma a cui ci si rivolge istintivamente utilizzando il tu. È un razzismo radicato, dovuto a storia e qualche influenza culturale chiara, di tipo strisciante, che vive sottotraccia, poco espresso e ancor meno concettualizzato, a cui non pensiamo e che non ci piace esternare perché siamo-solidali-e-il-razzismo-è-una-brutta-cosa-mentre-noi-siamo-brave-persone. Razzismo da perbenisti borghesi, insomma, avrebbero detto qualche decennio fa. Ci dispiace se muoiono in mare, ma meglio che non si vedano in giro. Ma gli italiani sono razzisti da parecchio, certo non da oggi. Che lo siamo diventati nell’ultima manciata di anni è risibile. Lo si esprime un poco di più, è avvenuta una certa sdoganatura, più occidentale che italiana in verità, ma non più di questo.

Punto secondo. Sì, molti hanno votato con la pancia. Ma, in generale, si è sempre votato con la pancia, in qualunque luogo e in qualunque elezione. Anche chi si informa, controlla, legge i programmi, chi cerca di essere razionale…. beh, alla fine fondamentalmente razionalizza, cioè si copre la pancia. Si vota per tante ragioni: per identificazione, per simpatia, per affinità, per caso, per ragioni frivole, per ideologia, per speranza, per interesse personale, e così via. La politologia serve a poco, però ci dice anche questa cosa qua, in modo abbastanza probante: si vota con la pancia. Ovviamente, non possiamo escludere che ci sia qualcuno che riesce, a votare razionalmente. Ma in termini generali, si votava di pancia per Renzi o per Berlusconi o per Prodi, si vota di pancia per Di Maio o Salvini. Dal che se ne deduce che il popolo è scemo, certo, anche quando vota come voglio io. Ma o si accetta il principio di giustizia per il quale chi subisce decisione deve essere coinvolto nel processo decisionale (principio da cui cresce la democrazia) oppure si cambi sistema. Semmai, la questione è più perché molti italiani abbiano votato partiti dalle proposte irrealizzabili o evidentemente assurde o irrispettose della capacità analitica degli elettori. Beh.. da un lato non è che gli italiani storicamente pretendano il rispetto dalla classe politica (un tempo qualcuno diceva che gli italiani sono un popolo puttana); dall’altro, a me sembra che la risposta sia legata a una questione precisa (vedi sotto), relativa più alla disperazione italica attuale che a quelle proposte politiche in sé.

Punto terzo. No, gli italiani che hanno votato M5S e Lega non sono degli idioti. O forse sì, ma dubito lo siano più, o molto più, dei tanti che hanno votato PD o altro (14% per Berlusconi, nel 2018?, giusto per un esempio). Al Sud sembra abbiano creduto alla storiella del reddito di cittadinanza, quelli della Lega magari hanno creduto alla storiella del ‘Prima gli Italiani’ o alla Flat-tax. Ma mi domando se le due proposte fondamentali non siano legate, non per quel che sono ma per quel che veicolano. Ecco quindi un po’ di sociologia spicciola: a me sembra più ragionevole sospettare, come molti fanno, che dopo aver vissuto la globalizzazione per qualcosa di più di un ventennio, senza un miglioramento percepibile nella direzione promessa, si vada alla ricerca di altro. Per disperazione. La globalizzazione si sa cosa produce ampliamento del benessere sì, in senso assoluto, ma aumento della disuguaglianza reale, cioè del benessere relativo, e soprattutto percepito. Mentre stiamo tutti meglio, una piccola percentuale sta ancora meglio. E lo vediamo, ogni giorno di tutti i giorni. Quella percentuale è famosa, quella percentuale è il modello, e lo è per meriti particolari? Mica tanto. O così appare. In altre parole, tutti noi riteniamo di meritare una vita da VIP mentre nella vita reale siamo precari, con vite comuni, facciamo fatica. Delle vite di merda. Anche a me sembra ingiusto. I nostri genitori non stavano meglio di noi, forse? In realtà non è vero, e se stavano meglio era perché si stavano mangiando noi, quindi l’esperienza non è proprio riproponibile. O forse sì? Io voglio stare bene, chissenefrega degli altri, e di chi non c’è. Perché quelli sì e io no? Perché un coglione diventa famoso e io no? Dal che ne dedurrei:

  1. Un sacco di persone ha votato per interesse personale (economico, soprattutto, cioè: voglio stare meglio). Viva Sansone e al diavolo tutti gli altri. Il che è, paradossalmente, una bella notizia. Le democrazie rappresentative liberali sono costruite sulla composizione degli interessi, è il loro lavoro. Se gli elettori votano in base ai propri interessi, il sistema funziona bene. Il sistema ha problemi quando si vota per altre ragioni, tipo ideologia, etnia, e altre minchiate (qui, la Lega è più problematica dei 5stelle, perché vuol far sentire meglio facendo star peggio altri, cioè i migranti, e ci campa da 25 anni, sulla costruzione di un’alterità fittizia). Pur in modo un poco semplificato, che non è così semplice, vuol dire che i vincitori in una certa misura poi dovranno dare risposte. E li voglio vedere. In effetti, sarebbe utile che una volta tanto i giornalisti, e gli intellettuali, facessero il loro lavoro invece di saltare sui vari carri. Speranza vana.
  2. Un sacco di persone, a me sembra, ha votato M5S e Lega perché entrambi, in modo diverso, hanno detto la stessa cosa: io mi prenderò cura di voi. Il futuro che questi hanno promesso, un futuro dai contorni nebulosi e francamente pieno di minchiate, è costruito sulla promessa, che è promessa forte, di prendersi cura di noi. Finalmente, qualcuno che ci dice che valiamo qualcosa. In verità, sappiamo di valere poco, ma siamo disperati che qualcuno ci dica che non è vero, ci rassicuri, che non dobbiamo farci un culo così per valere qualcosa. Togli i migranti, siamo a posto (mentre Inter e Milan son cinesi, la Roma americana, per dire). Lo Stato mi farà vivere un’esistenza bella, risolverà tutto. Questo forse è il punto centrale: tutto il resto è contorno, forse stupidaggine.

La prima conclusione è: in fondo, la mamma è sempre la mamma.

Non vuol dire che il M5S, in particolare, sia stato votato al Sud perché ha promesso il reddito di cittadinanza, a questo non credo molto. Vuol dire che incarna, a ragione o a torto, e secondo me a gran torto, la promessa di cambiare le cose (le infrastrutture fatiscenti, i rapporti di lavoro basati sulla conoscenza, e così via) senza però chiedere sul serio che le persone cambino le proprie modalità di comportamento. Oh, certo, c’è la retorica della partecipazione, ma non è una cosa vera, è diventata ormai partecipazione da divano, dal non rompere i coglioni, dal tifare gli eroi. Nessun altro partito è stato in grado di proporsi in modo così convincente come il M5S, di trasformarsi in modo così profondo da un movimento teoricamente disorganizzato ed anarchico, rompicoglioni, che invita a lasciare certezze, a non sedersi, a non adeguarsi, a confrontare le fonti, un partito anti-sistema, il partito del vaffanculo, a un partito-rifugio che permette di accoccolarsi al calduccio del sentirsi meglio di ciò che si è, a una grande mamma che è a volte dispotica, che magari urla chissà perché ma che, dopotutto, è sempre la mamma che ci vuole bene, a noi cittadini allineati, che ci abbraccia prima di andare a dormire, la mamma calda, che ci rassicura di essere migliori, che vuole il meglio per noi e ci fa indossare il maglione caldo mentre ci passa la merendina, che ci imbocca. Che asseconda i nostri lamenti, che ci rassicura, che non è mai colpa nostra, è colpa degli altri, dei cattivi, l’Europa, le multinazionali, i politici, il PD. Tecnicamente un partito fascista, ma questo non descrive: il M5S è ormai la mamma italica (certo non la mamma nordica). Un po’ disgustosa, per quel che mi riguarda, ma sono ovviamente in minoranza.

La responsabilità, certamente, è degli altri partiti, quelli che hanno perso, quelli che si sono rifiutati di gestirla, la globalizzazione, come hanno invece fatto in altri paesi. Che hanno vivacchiato per decenni, che al massimo hanno provato a tenere i conti in ordine senza toccare le questioni fondamentali. Riusciranno a farlo questi qui? Francamente, mi sembra davvero improbabile. Spero, ovviamente, di sbagliarmi.

Perché in verità la seconda conclusione della storia è: in fondo, non è nulla di serio.

Il che porta alla terza, di conclusione: siamo sempre più nella merda.

Pensieri gettati sulle politiche 2018

5 marzo 2018 § Lascia un commento

(Vedo che non scrivo in questo blog da circa tre anni, e in realtà non so bene perchè riprendo, forse solo perchè ho qualche minuto. In ogni caso: )

E’ finita la Seconda repubblica, posto che sia mai iniziata, e inizia la Terza. Oggi, Renzi appare come figura di passaggio, allo stesso modo del Berlusconi anziano, quella parodia di quella parodia degli anni novanta. Berlusconi, e poi Renzi, hanno partecipato più o meno consapevolente alla costruzione di un immaginario da cui nasce un discorso ormai permeato da concetti, sostantivi, lessico, simboli fascisti (i partiti dovevano indicare un ‘capo politico’, secondo la legge Rosati; se questo non chiarisce il punto non so bene cosa possa farlo). La sinistra è scomparsa, non poi tanto per colpa di Renzi o bravura di Berlusconi, ma per incapacità della sinistra, arroccamento dell’intellighenzia, stupidità varia.

Ne esce un paese evidentemente di destra, quindi nessun cambiamento in un paese che è di destra, e illiberale, da sempre. Paese quasi certamente senza governo, per capire se, invece, e come bisogna aspettare la fine della traduzione in seggi. Ma ci saranno schifezze oppure, nella miglior tradizione, si inizierà con balletti raccapriccianti che trascinano il paese per qualche mese, per qualche anno. Tiriamo a campare, ed anche questo è tradizione, solo so che non possiamo permettercelo.

Le categorie fascismo, destra, sinistra, non hanno più alcun senso. Vincono senza dubbio un partito tecnicamente fascista che non usa lessico fascista (M5S: statalista, nazional-popolare, socialista, ovvero l’interpretazione italica del secolo scorso del fenomeno nazional-socialista) e uno identitario-nazionalista (Lega, da fu Nord, che non è etnico solo perchè farebbe ridere in Italia ma l’aspirazione arriva da lì, chiedere a Bannon) che non è fascista ma che di fascista usa gli slogan; più di fondo qualche altro orpello tipo Fratelli d’Italia. I partiti dichiaratamente fascisti vanno maluccio, ma i partiti dichiaratamente fascisti rimangono al momento fuori secolo.

In ogni caso, Terza repubblica. Se ne vanno le figure di passaggio e i vecchi della Prima. E questa è già una gran bella notizia. Se si portassero via anche il caravanserraglio di intellettuali a loro legati, sarebbe ancora meglio. Certo, poi rimangono solo i nuovi, e i vantaggi appaiono immediatamente meno evidenti. Non se ne va l’accettazione italica per disonesti, venditori di padelle, furfantelli vari, conosco tizio che conosce caio (le cosiddette reti di privilegio), e il piacere di poter avere a disposizione lo spettacolino politico: ciò che appare è sempre ben più importante di quel che è, soprattutto se il capire quel che è richiede un minimo sforzo di natura extra-digestiva; se le cose funzionassero, poi, di che parliamo al bar?

In verità a me sembra che gli italiani non sappiano bene cosa vogliano, basta che si cambi. Essere compresi, spesso a torto, come rappresentanti di una continuità porta alla morte politica. Anche qui, ci sarebbe da discutere, ma questo è, al momento.

Insomma, è la fine del mondo? Mica tanto. Intanto, i processi politici da qualche anno sono velocissimi. Il PD aveva il 40% giusto qualche, quattro, anni fa. Si sale e si scende, certo è che il PD deve fare tabula rasa se vuole sopravvivere, e dubito che ce la faccia (da questo punto di vista, però, complimenti a Salvini, autore di un’operazione che personalmente ritenevo molto più difficoltosa; e, ovviamente, complimenti anche al M5S, che ha fondamentalmente cambiato pelle con successo; che duri non so, ma al momento il risultato è incredibile). Eppoi: tripolarismo attuale, magari con un potenziale bipolarismo, ma che escluderei possa essere Lega e M5S. Il grosso potenziale è quello di una forza popolare, in grado di rappresentare i bisogni delle persone, e particolarmente quelle più deboli, nel mondo attuale. Una forza politica che apra al mondo, accetti, ritorni fra la gente, e parli alle persone. Una forza italiana orgogliosa di esserlo, e quindi in grado di far sì che l’Italia sia parte del mondo, che capisca il mondo e rappresenti il mondo. Magari l’auspicio, qui, si confonde con l’analisi.

Di certo c’è che dubito molte persone possano rassegnarsi a questa roba qua. Di certo c’è che, in una democrazia, il popolo ha (quasi) sempre ragione.

 

 

(Parallelo) La Grecia come nuovo modello.

21 giugno 2015 § Lascia un commento

Grandi pensatori italiani, tipo quel personaggino di Messora (di cui mi rifiuto di linkare il blog) ma sempe con Salvini in prima fila -Grillo ormai arriva sempre dopo-, inneggiano piu’ o meno apertamente alla Grecia plaudendo alla politica di Tzipras.

Ricordiamo quale sia la questione greca: un Paese che per decenni ha falsificato i bilanci prima per poter entrare nell’Euro e poi per rimanerci, evitando in qualsiasi modo di riformare -qualcuno direbbe modernizzare- il proprio sistema produttivo e vivere protetto nel mercato unico. Per poterlo fare, fa debito, ovviamente. A un certo punto, i nodi arrivano al pettine, e per evitare incertezze a tutta la zona euro e salvaguardare gli investimenti di banche europee, la Troika, cattivona per definizione, presta denaro ad Atene a tassi molto ma molto inferiori a quelli di mercato (in caso contrario, la Grecia era fallita da un pezzo), chiedendo però che qualche modernizzazione si faccia, ovviamente, così da evitare di dover continuare a prestare. Maledetti schifosi, schifosi fascisti tecno-finanziari!

Qualcosa la Grecia fa, si estende il prestito. Poi danno altri soldi, poi riestendono il prestito. Questo capita un po’ di volte. A un certo punto, i greci si stancano dei costi sociali delle politiche di modernizzazione, ed eleggono Tzipras. Promesse elettorali assurde, si raccontano palle, si flirta con la Russia, e così si difende il popolo greco. Ta dà.

In altre parole, abbiamo la situazione di un truffatore che si indebita mentendo e si rifiuta di ripagare i prestiti. Di piu’: accusa i creditori di essere degli oppressori. Nel mondo reale, ci si farebbe una bella risata e si butterebbe via la chiave. Ma siamo in politica internazione, e gli Stati hanno delle scappatoie, in quanto sovrani. Ci perdono in credibilità, ci perdono gli operatori economici, ma si può, ancora in una certa misura, sfuggire alle proprie responsabilità. Il buffo è che, nel mondo della politica italiana e piu’ in generale in Italia, e per niente sorprendemente, abbiamo frotte di persone inneggianti. Inneggiamo a chi non si assume le proprie responsabilità internazionali! Inneggiamo ai free-riders! Frotte di cervelloni che biascicano sull’ “Europa che o è solidale o non è”. Non c’entra niente la solidarietà, il sostegno dello Stato forte a quello debole, e robaccia connessa. Qui parliamo di come dovrebbero comportarsi gli Stati che rispettano le regole nei confronti di chi non le rispetta. L’Europa è se basata sulla responsabilità e sulle comprensione reciproca. Dopo quelli arriva la solidarietà.

Nel mio piccolo, le palle girano. Forse perchè i soldi prestati ad Atene sono pure miei? Lo sono: IMF, World Bank, BCE, EU, funzionano con i finanziamenti degli Stati membri, ovvero anche l’Italia. I soldi italiani sono soldi miei, visto che (per la miseria) le tasse le pago tutte.

L’errore europeo, forse, è stato quello di far entrare la Grecia nell’Euro per ragioni politiche, e sperare poi di riuscire a renderla piu’ europea, visto che tutti sapevano che i bilanci erano truccati. E temo sia stato un errore far entrare pure l’Italia, con quelle sue operazioni contabili di breve periodo.

Si lasci andare la Grecia, fuori da euro e magari anche dall’Unione visto che palesemente segue politiche, pure estere, incompatibili con quelle comuni. L’euro sopravviverà di certo, nessun problema per l’Unione, anzi forse solo vantaggi . La Grecia ha un gran futuro con Turchia a Sud e Russia un poco piu’ distante a Nord-Est. La sua competitività produttiva, inesistente, assicura benessere certo. Chissà perchè i greci corrono a svuotare i conti correnti.

Ps. Poi, credo che un accordo lo troveranno.

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