Primavera d’amore e di governo

27 marzo 2018 § Lascia un commento

Il risveglio della natura porta sempre con sé innamoramento e corteggiamento: i piccioncini tubano, si annusano, si strusciano nel fulgore del verde e della luce che ormai scalda le rimanenze invernali.

Un bel governo di centrodestra con almeno appoggio esterno M5S per via di priorità concordate sembra, a oggi, l’ipotesi più probabile, se non addirittura un governo insieme o un Lega-m5s senza Forza Italia. Seppur le condizioni siano diverse e fondamentalmente peggiori, un’operazione simile, seppur con attori diversi, a quella che alcuni, tipo il sottoscritto, perorarono 5 anni fa. Questa quanto durerà non si sa, ma intanto; dopotutto, cos’è un lustro di fronte all’eternità?

I fiancheggiatori del Fatto, che del m5s poco ci han sempre capito, balbettano con atterrito sgomento. Convinti di una non più esistente natura di sinistra, si potrebbero trovare a commentare un’alleanza di fatto con l’odiatissimo Berlusconi, e potrebbero persino finir per dubitare della propria vera ambizione, cioè essere gli intellettuali di guida dell’armata-mercato di riferimento.

In ogni caso, “l’inciucio-responsabile” necessario per la salvezza italica colora il futuro del bel paese di rosa. Un paese in cui reddito di cittadinanza e tassazione unica per tutti saranno finalmente garantiti, sicuro perché senza immigrati che vengono aiutati a casa loro e se vengono a casa nostra spariamo loro legittimamente, onesto perché dei cittadini, con travolgente consumo di suolo e grandi opere ma nel rispetto dell’ambiente e costi certi, che può finalmente permettersi di mandare bimbi non vaccinati ad abbracciare lo zio Vladimir, e certamente-forse che sbatterá i pugni sul tavolo europeo facendo i nostri interessi perché, da responsabili, i trattati mica si devono rispettare e poi l’Italia usa la matematica italica, e che diavolo!

D’altronde, siam partiti non bene, ma benissimo. Un accordo di spartizione vecchissimo stampo, nella piena tradizione inaugurata da papà Berlusconi, un accordo trasparentemente discusso in silenzio dai vertici dei partiti: chi ha vinto si prende le presidenze delle Camere. Non come quei partitrocratici della prima repubblica, che talvolta accettavano che una delle due andasse all’opposizione, e certamente non come quei corrotti del pd, che eleggevano sì persone elette nel proprio schieramento ma senza storia di appartenenza politica. Sono ruoli di garanzia, che quindi e ovviamente devono andare a persone fidate. Eppoi, chi mai sa chi sarà maggioranza! Certo in questa terza repubblica non si discute di poltrone.

Mi immergo nell’immagine di questo luminoso futuro, cullato dal benessere garantito, e sorrido mentre acriticamente sostengo, come tutti noi, i nostri illuminati capi politici.

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La salvezza dell’Italia necessita di un governo M5S-Lega

19 marzo 2018 § Lascia un commento

Ce la possiamo fare: il sol dell’avvenire in tinta verde(o blu? mah)-giallo(o rosso, nero, bianco?) ci aspetta nel suo fulgore. Non sia mai che non si riesca a riproporre, su scala nazionale, operazioni di evidente successo e di innegabile vantaggio per il popolo come quella del referendum sull’autonomia lombarda di qualche mese fa. Partorito grazie a un accordo illumitato fra, esattamente, Lega (Nord) e M5S lombardo, che ha permesso il superamento del quorum richiesto dallo Statuto per l’indizione del referendum.

Ossessionati dagli scontrini e dai migranti, e pronti a portare l’Italia nel nuovo millennio, un bello scambio fra autonomia e voto elettronico da servire sull’altare del progresso ben ha valso i soldi spesi. Il benessere degli italiani prima di tutto. Da quel referendum, da fare immediatamente!, necessario per colpa del maledetto PD, e certamente prima della fine della legislatura regionale, è risultato un attivismo sfrenato, visto in questi mesi, per attuare la volontà dei lombardi.

Insomma, nella mia umile opinione, un gran successo. Io spero, fervidamente, che quell’alta pagina di politica regionale possa essere riproposta a livello nazionale: non mi sembra giusto che delle minchiate della classe politica italiana ne godano solo i lombardi. I quali, in effetti, sono così contenti da continuare a riversar voti in coloro che non solo hanno a cuore i loro interessi ma persino non sperperano i loro soldi.

Ps. Se qualcuno fosse a conoscenza di iniziative volte a dare attuazione al referendum mi faccia sapere. Grazie.

Sulla responsabilità PD

9 marzo 2018 § Lascia un commento

In modo alquanto curioso, è montata una campagna che spinge il vituperato PD a convergere su punti programmatici M5S per permettere un governo e così salvare il Paese. Voci nobili di questo mondo, da Pif (…) a Serra, a tutto il caravanserraglio di Repubblica, cioè fondamentalmente esponenti di fondo del mondo culturale o pseudo-culturale di sinistra, anti-renziani nel senso che Renzi è stato sempre loro sulle palle, son lì a domandare responsabilità: maccccome, è la ‘sottile’ argomentazione, Verdini e Berlusconi andavano bene, e il M5S no? Oppure: il PD è partito di governo, se non è al governo come fa a sopravvivere? Lascerei anche perdere i senza-dignità del Fatto quotidiano: il PD era corrotto prima perchè stava con Berlusconi e Verdini al governo, è corrotto ora perchè sembra indisponibile, lo sarà in futuro se deciderà di essere responsabile, lo sarà in futuro se deciderà di non esserlo. Ma che pure Cacciari argomenti a favore mi sembra fornire la prova definitiva che l’operazione sia una gran cazzata. Che dicano che il loro obiettivo è l’agevolare un’utopistica trasformazione del M5S in un nuovo grande partito della sinistra grazie all’assorbimento del PD, così che si capisca esattamente la portata della minchiata. Non penso di dover argomentare.

Non argomento neanche di come sia una scelta masochistica, per il PD, partecipare a un governo a guida M5S, perchè mi sembra eccessivamente evidente. Basti ricordare che, al momento, in futuro chissà, il programma economico del M5S è più di sinistra di quello del PD: un governo PD-M5S aprirebbe un’autostrada a sinistra per gli stellati. Nè argomento di come sembra sia sempre e solo il PD  a venir chiamato alla responsabilità, nè che è evidente come il PD debba riformarsi profondamentente se vuol sopravvivere – fino al cambio di dirigenza e nome. Neppure argomento in base a quel che successe nel 2013, di come il M5S si sia comportato in Parlamento, e di come sia giusto che il M5S rispetti le proprie promesse elettorali.

Ma è il pensiero debole da cui scaturiscono questi appelli che mi incuriorisce. Della capacità analitica di una parte dell’elitè giornalistico/culturale del nostro paese. Il successo del M5S, e della Lega, è certo dovuto a errori strategici e tattici del PD renziano, che nel 2014 aveva il Paese in mano. Ma anche e forse soprattutto a questioni ben più profonde che toccano praticamente tutte le democrazie più o meno consolidate. I successi delle proposte politiche ‘populiste’ (il termine in verità è certamente errato, ma questo passa il convento mediatico al momento per descrivere il fenomeno, e l’accademia non ne ha ancora fornito uno convincente), negli Stati Uniti, in Francia, in Turchia, in Gran Bretagna, e così via, derivano anche da un diminuizione dell’attrattiva dei principi democratici e liberali, e da una parallella crescita dell’accettazione di valori di natura autoritaria. Talvolta semplicemente accettati, talvolta mascherati con cazzate iper-democratiche.

Sono, in altre parole, i valori democratici, e la democrazia che sono oggi meno condivisi di un tempo. Il M5S e la Lega, in Italia, offrono una via d’uscita comprensibile alle difficoltà democratiche, alla sensazione che i cittadini non contino più niente, che nessuno abbia a cuore i loro interessi, offrendosi come loro salvatori. Questo è un meccanismo deresponsabizzante, che produce accettazione di processi di accentramento di potere, e una delegittimazione delle altre forze politiche, trasformando la democrazia liberale in una democrazia della maggioranza, cioè illiberale. Per chi vuole approfondire un poco, fra i parecchi, cito Yascha Mounk (due link, in inglese: un’intervista e un estratto del suo ultimo libro, che credo Feltrinelli stia traducendo in italiano).

Parte della ragione che ha portato alla sconfitta elettorale del PD è dovuta anche alla facilità con cui è stato proposto, e quindi è finito per essere percepito, come  essere il partito delle elitè, della finanza, degli interessi economici, di Bruxelles, cioè di tutto ciò che sembra essere lontano dal popolo. Il popolo, ripeto ancora, non è idiota ora più di quello che è sempre stato. Andare al governo ora aiuta il PD a riavvicinarsi al popolo?

Se vuole essere davvero responsabile, se vuole essere utile all’Italia, il PD dovrebbe ricostruirsi, costruire un progetto basato su un nazionalismo inclusivo, proporre proposte di trasformazione della democrazia che la riavvicinino alle persone (basta ‘Autorità per’, per esempio), ritornare popolare. Insomma, proporre una via democratica popolare e non ‘populista’. Certamento non ha bisogno di partecipare a un governo su agenda M5S perchè, oggi, questo è da irresponsabili (oltre che, secondo me, da un poco scemi).

Uno di quegli strani casi della vita in cui interesse partitico e interesse collettivo coincidono, pensa un po’.

 

La storia paurosa degli italiani razzisti, egoisti, individualisti, e pure un poco idioti.

6 marzo 2018 § Lascia un commento

Un po’ ci risiamo: dopo ogni tornata elettorale in cui perde un qualcosa che si definisce di sinistra, c’è sempre qualcuno che non riesce a evitare la tentazione di ululare contro i propri connazionali, seguendo più o meno l’esempio nobile di Umberto Eco che si ricordava, dopo ogni vittoria berlusconiana, della sua vergogna di essere italiano e/o di voler emigrare a Parigi (da quel che mi ricordi, proposito mai messo in pratica, se non per qualche settimana). Un vezzo culturale italico di buon lignaggio, insomma.

Punto primo. Sì, gli italiani, in generale, sono abbastanza razzisti, di un razzismo più o meno solidale, del tipo che penso che i neri, o quelli evidentemente stranieri, siano anche brave persone e che debbano essere aiutati ma a cui ci si rivolge istintivamente utilizzando il tu. È un razzismo radicato, dovuto a storia e qualche influenza culturale chiara, di tipo strisciante, che vive sottotraccia, poco espresso e ancor meno concettualizzato, a cui non pensiamo e che non ci piace esternare perché siamo-solidali-e-il-razzismo-è-una-brutta-cosa-mentre-noi-siamo-brave-persone. Razzismo da perbenisti borghesi, insomma, avrebbero detto qualche decennio fa. Ci dispiace se muoiono in mare, ma meglio che non si vedano in giro. Ma gli italiani sono razzisti da parecchio, certo non da oggi. Che lo siamo diventati nell’ultima manciata di anni è risibile. Lo si esprime un poco di più, è avvenuta una certa sdoganatura, più occidentale che italiana in verità, ma non più di questo.

Punto secondo. Sì, molti hanno votato con la pancia. Ma, in generale, si è sempre votato con la pancia, in qualunque luogo e in qualunque elezione. Anche chi si informa, controlla, legge i programmi, chi cerca di essere razionale…. beh, alla fine fondamentalmente razionalizza, cioè si copre la pancia. Si vota per tante ragioni: per identificazione, per simpatia, per affinità, per caso, per ragioni frivole, per ideologia, per speranza, per interesse personale, e così via. La politologia serve a poco, però ci dice anche questa cosa qua, in modo abbastanza probante: si vota con la pancia. Ovviamente, non possiamo escludere che ci sia qualcuno che riesce, a votare razionalmente. Ma in termini generali, si votava di pancia per Renzi o per Berlusconi o per Prodi, si vota di pancia per Di Maio o Salvini. Dal che se ne deduce che il popolo è scemo, certo, anche quando vota come voglio io. Ma o si accetta il principio di giustizia per il quale chi subisce decisione deve essere coinvolto nel processo decisionale (principio da cui cresce la democrazia) oppure si cambi sistema. Semmai, la questione è più perché molti italiani abbiano votato partiti dalle proposte irrealizzabili o evidentemente assurde o irrispettose della capacità analitica degli elettori. Beh.. da un lato non è che gli italiani storicamente pretendano il rispetto dalla classe politica (un tempo qualcuno diceva che gli italiani sono un popolo puttana); dall’altro, a me sembra che la risposta sia legata a una questione precisa (vedi sotto), relativa più alla disperazione italica attuale che a quelle proposte politiche in sé.

Punto terzo. No, gli italiani che hanno votato M5S e Lega non sono degli idioti. O forse sì, ma dubito lo siano più, o molto più, dei tanti che hanno votato PD o altro (14% per Berlusconi, nel 2018?, giusto per un esempio). Al Sud sembra abbiano creduto alla storiella del reddito di cittadinanza, quelli della Lega magari hanno creduto alla storiella del ‘Prima gli Italiani’ o alla Flat-tax. Ma mi domando se le due proposte fondamentali non siano legate, non per quel che sono ma per quel che veicolano. Ecco quindi un po’ di sociologia spicciola: a me sembra più ragionevole sospettare, come molti fanno, che dopo aver vissuto la globalizzazione per qualcosa di più di un ventennio, senza un miglioramento percepibile nella direzione promessa, si vada alla ricerca di altro. Per disperazione. La globalizzazione si sa cosa produce ampliamento del benessere sì, in senso assoluto, ma aumento della disuguaglianza reale, cioè del benessere relativo, e soprattutto percepito. Mentre stiamo tutti meglio, una piccola percentuale sta ancora meglio. E lo vediamo, ogni giorno di tutti i giorni. Quella percentuale è famosa, quella percentuale è il modello, e lo è per meriti particolari? Mica tanto. O così appare. In altre parole, tutti noi riteniamo di meritare una vita da VIP mentre nella vita reale siamo precari, con vite comuni, facciamo fatica. Delle vite di merda. Anche a me sembra ingiusto. I nostri genitori non stavano meglio di noi, forse? In realtà non è vero, e se stavano meglio era perché si stavano mangiando noi, quindi l’esperienza non è proprio riproponibile. O forse sì? Io voglio stare bene, chissenefrega degli altri, e di chi non c’è. Perché quelli sì e io no? Perché un coglione diventa famoso e io no? Dal che ne dedurrei:

  1. Un sacco di persone ha votato per interesse personale (economico, soprattutto, cioè: voglio stare meglio). Viva Sansone e al diavolo tutti gli altri. Il che è, paradossalmente, una bella notizia. Le democrazie rappresentative liberali sono costruite sulla composizione degli interessi, è il loro lavoro. Se gli elettori votano in base ai propri interessi, il sistema funziona bene. Il sistema ha problemi quando si vota per altre ragioni, tipo ideologia, etnia, e altre minchiate (qui, la Lega è più problematica dei 5stelle, perché vuol far sentire meglio facendo star peggio altri, cioè i migranti, e ci campa da 25 anni, sulla costruzione di un’alterità fittizia). Pur in modo un poco semplificato, che non è così semplice, vuol dire che i vincitori in una certa misura poi dovranno dare risposte. E li voglio vedere. In effetti, sarebbe utile che una volta tanto i giornalisti, e gli intellettuali, facessero il loro lavoro invece di saltare sui vari carri. Speranza vana.
  2. Un sacco di persone, a me sembra, ha votato M5S e Lega perché entrambi, in modo diverso, hanno detto la stessa cosa: io mi prenderò cura di voi. Il futuro che questi hanno promesso, un futuro dai contorni nebulosi e francamente pieno di minchiate, è costruito sulla promessa, che è promessa forte, di prendersi cura di noi. Finalmente, qualcuno che ci dice che valiamo qualcosa. In verità, sappiamo di valere poco, ma siamo disperati che qualcuno ci dica che non è vero, ci rassicuri, che non dobbiamo farci un culo così per valere qualcosa. Togli i migranti, siamo a posto (mentre Inter e Milan son cinesi, la Roma americana, per dire). Lo Stato mi farà vivere un’esistenza bella, risolverà tutto. Questo forse è il punto centrale: tutto il resto è contorno, forse stupidaggine.

La prima conclusione è: in fondo, la mamma è sempre la mamma.

Non vuol dire che il M5S, in particolare, sia stato votato al Sud perché ha promesso il reddito di cittadinanza, a questo non credo molto. Vuol dire che incarna, a ragione o a torto, e secondo me a gran torto, la promessa di cambiare le cose (le infrastrutture fatiscenti, i rapporti di lavoro basati sulla conoscenza, e così via) senza però chiedere sul serio che le persone cambino le proprie modalità di comportamento. Oh, certo, c’è la retorica della partecipazione, ma non è una cosa vera, è diventata ormai partecipazione da divano, dal non rompere i coglioni, dal tifare gli eroi. Nessun altro partito è stato in grado di proporsi in modo così convincente come il M5S, di trasformarsi in modo così profondo da un movimento teoricamente disorganizzato ed anarchico, rompicoglioni, che invita a lasciare certezze, a non sedersi, a non adeguarsi, a confrontare le fonti, un partito anti-sistema, il partito del vaffanculo, a un partito-rifugio che permette di accoccolarsi al calduccio del sentirsi meglio di ciò che si è, a una grande mamma che è a volte dispotica, che magari urla chissà perché ma che, dopotutto, è sempre la mamma che ci vuole bene, a noi cittadini allineati, che ci abbraccia prima di andare a dormire, la mamma calda, che ci rassicura di essere migliori, che vuole il meglio per noi e ci fa indossare il maglione caldo mentre ci passa la merendina, che ci imbocca. Che asseconda i nostri lamenti, che ci rassicura, che non è mai colpa nostra, è colpa degli altri, dei cattivi, l’Europa, le multinazionali, i politici, il PD. Tecnicamente un partito fascista, ma questo non descrive: il M5S è ormai la mamma italica (certo non la mamma nordica). Un po’ disgustosa, per quel che mi riguarda, ma sono ovviamente in minoranza.

La responsabilità, certamente, è degli altri partiti, quelli che hanno perso, quelli che si sono rifiutati di gestirla, la globalizzazione, come hanno invece fatto in altri paesi. Che hanno vivacchiato per decenni, che al massimo hanno provato a tenere i conti in ordine senza toccare le questioni fondamentali. Riusciranno a farlo questi qui? Francamente, mi sembra davvero improbabile. Spero, ovviamente, di sbagliarmi.

Perché in verità la seconda conclusione della storia è: in fondo, non è nulla di serio.

Il che porta alla terza, di conclusione: siamo sempre più nella merda.

Pensieri gettati sulle politiche 2018

5 marzo 2018 § Lascia un commento

(Vedo che non scrivo in questo blog da circa tre anni, e in realtà non so bene perchè riprendo, forse solo perchè ho qualche minuto. In ogni caso: )

E’ finita la Seconda repubblica, posto che sia mai iniziata, e inizia la Terza. Oggi, Renzi appare come figura di passaggio, allo stesso modo del Berlusconi anziano, quella parodia di quella parodia degli anni novanta. Berlusconi, e poi Renzi, hanno partecipato più o meno consapevolente alla costruzione di un immaginario da cui nasce un discorso ormai permeato da concetti, sostantivi, lessico, simboli fascisti (i partiti dovevano indicare un ‘capo politico’, secondo la legge Rosati; se questo non chiarisce il punto non so bene cosa possa farlo). La sinistra è scomparsa, non poi tanto per colpa di Renzi o bravura di Berlusconi, ma per incapacità della sinistra, arroccamento dell’intellighenzia, stupidità varia.

Ne esce un paese evidentemente di destra, quindi nessun cambiamento in un paese che è di destra, e illiberale, da sempre. Paese quasi certamente senza governo, per capire se, invece, e come bisogna aspettare la fine della traduzione in seggi. Ma ci saranno schifezze oppure, nella miglior tradizione, si inizierà con balletti raccapriccianti che trascinano il paese per qualche mese, per qualche anno. Tiriamo a campare, ed anche questo è tradizione, solo so che non possiamo permettercelo.

Le categorie fascismo, destra, sinistra, non hanno più alcun senso. Vincono senza dubbio un partito tecnicamente fascista che non usa lessico fascista (M5S: statalista, nazional-popolare, socialista, ovvero l’interpretazione italica del secolo scorso del fenomeno nazional-socialista) e uno identitario-nazionalista (Lega, da fu Nord, che non è etnico solo perchè farebbe ridere in Italia ma l’aspirazione arriva da lì, chiedere a Bannon) che non è fascista ma che di fascista usa gli slogan; più di fondo qualche altro orpello tipo Fratelli d’Italia. I partiti dichiaratamente fascisti vanno maluccio, ma i partiti dichiaratamente fascisti rimangono al momento fuori secolo.

In ogni caso, Terza repubblica. Se ne vanno le figure di passaggio e i vecchi della Prima. E questa è già una gran bella notizia. Se si portassero via anche il caravanserraglio di intellettuali a loro legati, sarebbe ancora meglio. Certo, poi rimangono solo i nuovi, e i vantaggi appaiono immediatamente meno evidenti. Non se ne va l’accettazione italica per disonesti, venditori di padelle, furfantelli vari, conosco tizio che conosce caio (le cosiddette reti di privilegio), e il piacere di poter avere a disposizione lo spettacolino politico: ciò che appare è sempre ben più importante di quel che è, soprattutto se il capire quel che è richiede un minimo sforzo di natura extra-digestiva; se le cose funzionassero, poi, di che parliamo al bar?

In verità a me sembra che gli italiani non sappiano bene cosa vogliano, basta che si cambi. Essere compresi, spesso a torto, come rappresentanti di una continuità porta alla morte politica. Anche qui, ci sarebbe da discutere, ma questo è, al momento.

Insomma, è la fine del mondo? Mica tanto. Intanto, i processi politici da qualche anno sono velocissimi. Il PD aveva il 40% giusto qualche, quattro, anni fa. Si sale e si scende, certo è che il PD deve fare tabula rasa se vuole sopravvivere, e dubito che ce la faccia (da questo punto di vista, però, complimenti a Salvini, autore di un’operazione che personalmente ritenevo molto più difficoltosa; e, ovviamente, complimenti anche al M5S, che ha fondamentalmente cambiato pelle con successo; che duri non so, ma al momento il risultato è incredibile). Eppoi: tripolarismo attuale, magari con un potenziale bipolarismo, ma che escluderei possa essere Lega e M5S. Il grosso potenziale è quello di una forza popolare, in grado di rappresentare i bisogni delle persone, e particolarmente quelle più deboli, nel mondo attuale. Una forza politica che apra al mondo, accetti, ritorni fra la gente, e parli alle persone. Una forza italiana orgogliosa di esserlo, e quindi in grado di far sì che l’Italia sia parte del mondo, che capisca il mondo e rappresenti il mondo. Magari l’auspicio, qui, si confonde con l’analisi.

Di certo c’è che dubito molte persone possano rassegnarsi a questa roba qua. Di certo c’è che, in una democrazia, il popolo ha (quasi) sempre ragione.

 

 

(Parallelo) La Grecia come nuovo modello.

21 giugno 2015 § Lascia un commento

Grandi pensatori italiani, tipo quel personaggino di Messora (di cui mi rifiuto di linkare il blog) ma sempe con Salvini in prima fila -Grillo ormai arriva sempre dopo-, inneggiano piu’ o meno apertamente alla Grecia plaudendo alla politica di Tzipras.

Ricordiamo quale sia la questione greca: un Paese che per decenni ha falsificato i bilanci prima per poter entrare nell’Euro e poi per rimanerci, evitando in qualsiasi modo di riformare -qualcuno direbbe modernizzare- il proprio sistema produttivo e vivere protetto nel mercato unico. Per poterlo fare, fa debito, ovviamente. A un certo punto, i nodi arrivano al pettine, e per evitare incertezze a tutta la zona euro e salvaguardare gli investimenti di banche europee, la Troika, cattivona per definizione, presta denaro ad Atene a tassi molto ma molto inferiori a quelli di mercato (in caso contrario, la Grecia era fallita da un pezzo), chiedendo però che qualche modernizzazione si faccia, ovviamente, così da evitare di dover continuare a prestare. Maledetti schifosi, schifosi fascisti tecno-finanziari!

Qualcosa la Grecia fa, si estende il prestito. Poi danno altri soldi, poi riestendono il prestito. Questo capita un po’ di volte. A un certo punto, i greci si stancano dei costi sociali delle politiche di modernizzazione, ed eleggono Tzipras. Promesse elettorali assurde, si raccontano palle, si flirta con la Russia, e così si difende il popolo greco. Ta dà.

In altre parole, abbiamo la situazione di un truffatore che si indebita mentendo e si rifiuta di ripagare i prestiti. Di piu’: accusa i creditori di essere degli oppressori. Nel mondo reale, ci si farebbe una bella risata e si butterebbe via la chiave. Ma siamo in politica internazione, e gli Stati hanno delle scappatoie, in quanto sovrani. Ci perdono in credibilità, ci perdono gli operatori economici, ma si può, ancora in una certa misura, sfuggire alle proprie responsabilità. Il buffo è che, nel mondo della politica italiana e piu’ in generale in Italia, e per niente sorprendemente, abbiamo frotte di persone inneggianti. Inneggiamo a chi non si assume le proprie responsabilità internazionali! Inneggiamo ai free-riders! Frotte di cervelloni che biascicano sull’ “Europa che o è solidale o non è”. Non c’entra niente la solidarietà, il sostegno dello Stato forte a quello debole, e robaccia connessa. Qui parliamo di come dovrebbero comportarsi gli Stati che rispettano le regole nei confronti di chi non le rispetta. L’Europa è se basata sulla responsabilità e sulle comprensione reciproca. Dopo quelli arriva la solidarietà.

Nel mio piccolo, le palle girano. Forse perchè i soldi prestati ad Atene sono pure miei? Lo sono: IMF, World Bank, BCE, EU, funzionano con i finanziamenti degli Stati membri, ovvero anche l’Italia. I soldi italiani sono soldi miei, visto che (per la miseria) le tasse le pago tutte.

L’errore europeo, forse, è stato quello di far entrare la Grecia nell’Euro per ragioni politiche, e sperare poi di riuscire a renderla piu’ europea, visto che tutti sapevano che i bilanci erano truccati. E temo sia stato un errore far entrare pure l’Italia, con quelle sue operazioni contabili di breve periodo.

Si lasci andare la Grecia, fuori da euro e magari anche dall’Unione visto che palesemente segue politiche, pure estere, incompatibili con quelle comuni. L’euro sopravviverà di certo, nessun problema per l’Unione, anzi forse solo vantaggi . La Grecia ha un gran futuro con Turchia a Sud e Russia un poco piu’ distante a Nord-Est. La sua competitività produttiva, inesistente, assicura benessere certo. Chissà perchè i greci corrono a svuotare i conti correnti.

Ps. Poi, credo che un accordo lo troveranno.

L’imbarazzante (e ignobile) dibattito pubblico italiano sull’immigrazione. Quattro ovvietà iniziali.

20 giugno 2015 § Lascia un commento

A memoria, davvero non ricordo un dibattito pubblico più penoso, irrazionale (o forse pienamente razionale, certamente gestito), e schifoso, di quello attualmente in corso in Italia sull’immigrazione. Anzi, parlare di ‘dibattito pubblico’ risulta eccessivamente generoso; in realtà, siamo di fronte a una cacofonia di idiozie schifose; schifezze idiote da cui qualcuno, però, ovviamente trae guadagno, politico o monetario.
Saltimbanchi della dialettica, sacerdoti del proprio tornaconto, capipopolo arrogantemente ignoranti, giornalisti markettari politici, politici ripetitori di cazzate e titillatori dell’altrui bassoventre. Non si può leggere, per esempio, sul maggior quotidiano italiano che “il modello Schengen è stato abbattuto a Ventimiglia”. Ma proprio per niente, vuol dire non sapere o capire la ratio di Schengen. Salvini, bontà sua, ha pronta una squadra di professori per scrivere il programma. Di professori ce ne sono un tanto al chilo, speriamo riescano a ridurre il numero di stupidaggini ignobili che escono dalla sua bocca. Menzione speciale per i leghisti alla ricerca del merito. Una barzelletta.

Alcune ovvietà:
1. Schengen disciplina la libera circolazione di persone all’interno del territorio dei paesi firmatari, rafforzando la cooperazione di polizia e i controlli alle frontiere esterne. Quali persone sono libere di circolare? I cittadini degli Stati firmatari e degli associati, e di paesi terzi entrati regolarmente in uno degli Stati. Vuol dire che ai migranti irregolari non si applica Schengen. La Francia chiudendo le proprie frontiere ai migranti irregolari in uscita dall’Italia non viola Schengen. Al contrario, lo rispetta. Esiste poi un trattato specifico fra Italia e Francia, firmato da Prodi, che puntualizza la questione: la Francia può rimandare in Italia i migranti irregolari che da lì arrivano.

2. In piu’, c’è pure la Convenzione di Dublino, che si basa su un principio molto semplice, e ragionevole: lo Stato di prima accoglienza si occupa delle procedure di controllo sulle domande di visto ed asilo. Vuol dire che lo Stato italiano deve accogliere e trattenere i migranti fino alla decisione se concedere o meno titolo di permanenza. In altre parole, i migranti che arrivano in Italia devono rimanere in Italia fino all’accoglimento o al rigetto delle domande di asilo. Se la decisione è il rigetto, devono essere rimandati indietro. Se invece è di accoglimento, essi poi possono circolare liberamente nell’area Schengen. Che fa l’Italia invece? Li accoglie, e poi chiude due occhi e permette loro di lasciare il territorio italiano. Una politica tradizionale, non nuova, con punte da barzelletta durante il periodo di Maroni ministro degli interni (le leggende, raccontate anche in Europa, parlano di soldi dati sottobanco ai migranti dal quel glorioso ministro per pemettere ai migranti di pagarsi il treno fino in Germania, Svizzera, Francia (ecc.) e così svuotare i centri d’accoglienza pugliesi al collasso). L’Italia non rispetta i trattati, a volte agli altri Paesi girano le palle. E quindi legano la richiesta di fondi europei che arriva dall’Italia a un controllo europeo sulle procedure di accoglienza. Che vuol dire: sospettano che l’italia prenda i soldi e poi prosegua con la politica di non controllo. Questi malfidati. Oppure fanno rispettare i trattati. Questi schifosi.

3. Arriviamo a un primo punto fondamentale. I migranti che arrivano in Italia, mi spiace tanto per chi se ne frega dei numeri, sono pochi. Ripeto: sono pochi. In termini assoluti, e relativi. Trovatevi le statistiche europee (eurostat, su internet). Perchè i grandi paesi europei rispondono picche all’Italia? Perchè da sempre ne accolgono di piu’ di quello che fa l’Italia. E non solo li accolgono, ma li devono pure integrare. L’Italia, invece, fondamentalmente li deve solo accogliere, dare o negare i visti, e poi farli partire, perchè l’Italia è paese di passaggio, pochi migranti vogliono rimanere qui. Noi abbiamo sindaci di paesi di qualche migliaio di cittadini che si rifiutano di accogliere temporaneamente, qualche mese, tre o quattro migranti. Barzellettieri. Il fatto è che negli ultimi anni il flusso di migranti in arrivo in Italia via mare è oggettivamente aumentato molto, da risibile è diventato di media entità (valutazione generosa). Ma in un Paese che da venticinque anni non ha politiche di gestione dell’immigrazione se non di criminalizzazione, questo aumento è ingestibile, e ha fatto esplodere la percezione che i migranti siano tanti. Ripeto ancora: non è così, nè in termini assoluti, nè in termini relativi.

L’Italia che accusa l’Europa di non si sa che è a livello del ladro che sostiene che il reato di furto dovrebbe essere abolito, e che accusa i poliziotti di averlo arrestato. Quantomeno imbarazzante, e ben oltre il ridicolo. Siamo all’ennesimo fallimento epocale di tutta una classe politica, di vecchi e nuovi, e di un Paese che non ha piu’ alcun pudore.

4. Arriviamo a un secondo punto fondamentale: quasi tutti i migranti attuali, e in particolare i migranti libici, eritrei, e siriani, devono essere accolti in Italia non a causa dei trattati europei, di Schengen, Dublino, Merkel, Troika, Bilderberg, e cicciobello, ma della Costituzione italiana. Art. 10. Regole interne, non esterne. Parlate di riformare la Costituzione, voi ‘onesti’, non biascicate contro l’Europa.

In questo caso, c’entra poco.

Ps. Affronterò altri punti nei prossimi giorni.

Nelle librerie (accademiche) tedesche, un testo fondamentale

17 aprile 2015 § Lascia un commento

E’ uscito un volume, tedesco, a cui ho contribuito con un capitolo scritto l’anno scorso, in Agosto, parallelamente al sollazzo d’estate-autunno irlandese, sulle possibili strategie politiche che l’Unione europea potrebbe/dovrebbe utilizzare nel relazionarsi con attori islamisti.
Ovviamente, indicazioni di policy che non saranno seguite. Ma, intanto, sono lì fuori.

Sotto la locandina, con persino possibilità di ordinarlo, qui il link.

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L’operazione politica del Direttorio M5S

2 dicembre 2014 § Lascia un commento

Qualche giorno fa ho cercato di chiarire il significato esatto della nomina, da parte di Grillo (e Casaleggio), di cinque deputati come ‘garanti’, essendo lui ‘stanchino’, poi validata dalla ‘rete’ (ovviamente, se la rete fosse composta da 27.000 persone, posto che questo dato sia vero, facebook e tutte le altre aziende che offrono servizi in rete farebbero la fame o, meglio, non sarebbero mai nate).

Politicamente, è abbastanza pacifico che l’operazione mira a ridare respiro al M5S, permettendo ai suoi rappresentanti una maggior libertà d’azione rispetto a norme (oggettivamente discutibili) che, imposte per necessità contingente di breve periodo, nel tempo si sono solidificate devastando ogni margine d’azione politica. Per qualche esempio: la difficoltà politica di utilizzare il mezzo televisivo, l’alto costo politico interno di dialogo con altre forze politiche, la dipendenza dalla figura di Grillo, la litigiosità fra le fazioni, e così via.

L’operazione, però, non è politicamente semplice, perchè deve superare alcuni scogli:

– prendiamo ad esempio un’operazione analoga e recente, quella compiuta dalla Lega Nord dopo gli scandali che toccarono la guida carismatica del partito e il suo cerchio di fiducia, cioè la classe dirigente leghista. In quel caso, vi fu un traghettatore (Maroni) che faceva parte della classe dirigente ma non fu toccato dalla delegittimazione, prima di dare spazio a una nuova dirigenza già promettente ma ai margini del cerchio bossiano, che sono riusciti a riformulare la proposta politica. I due passaggi furono votati all’interno del partito, e soprattutto la Lega ha avuto parecchia fortuna.
I cinque saranno in grado di compiere l’operazione? E, soprattutto, saranno in grado di lasciar spazio a qualcun altro? Io dubito. Sono stati votati, più o meno, ma mi sembrano scelti non come traghettatori, ma già come nuova dirigenza, e di facciata. Il problema è che tutti e cinque sono un po’ troppo, seppur in misura diversa, parte della vecchia dirigenza, e il legame con grillo e casaleggio rimane fortissimo.
Poi, saranno baciati dalla fortuna? Sia di essere animali politici di razza (come Salvini, che per me è persona disgustosa, ma è oggettivamente bravo a fare il suo lavoro) che di trovare una congiuntura favorevole che avversari politici che lasciano spazio.

– Il partito deve rimanere compatto durante i passaggi. E non lo è affatto. Per cui non c’è altra scelta che compattarlo. Questa scelta obbligata implica la scissione o altre espulsioni. Prima questo succede e meglio è per il M5S. Sopravviverà il M5S a una separazione conflittuale, oppure la già evidente perdita di consenso ed attivismo sarà ulteriormente accentuata?

– Infine, ci sono le norme interne del M5S. Per un esempio, che non molti hanno puntualizzato perchè è realtà che esiste già: i cinque garanti sono parlamentari, cioè sono pagati dai cittadini per fare un lavoro preciso, non per occuparsi del proprio partito (e questo è, secondo la retorica stellata, comportamento da partito). Invece, ora è ufficiale. Poi, ci son tutte le altre norme. Riusciranno a rottamare il vecchio M5S così completamente? Quanti non accetteranno il passaggio?

Le mie risposte a queste domande si conoscono già.

In ogni caso, in bocca al lupo.

Il significato del ‘Direttorio’ M5S

30 novembre 2014 § 2 commenti

Ho letto vari commenti sulla questione,quasi nessuno che chiarisca la questione. Preferisco quindi puntualizzare quale credo sia il significato esatto della decisione di Grillo di nominare cinque deputati come ‘gestori’ del M5S.

1. La decisione e’ una violazione palese del secondo comma dell’art.4 del Non Statuto, che qui riporto: “Il MoVimento 5 Stelle non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro. Esso vuole essere testimone della possibilità di realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità degli utenti della Rete il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi.”

Che vi sia stata una votazione successiva a legittimare l’operazione e’ irrilevante. La legittimazione democratica non legittima mai la violazione del diritto: politica e diritto appartengono a due insiemi diversi, e su questo e’ costruito l’ordine costituzionale. Non stiamo parlando di noccioline.

(Dal punto di vista politico, il M5S abbandona definitivamente qualsiasi pretesa di natura democratica, oltre che di assumere fra i suoi valori la legalita’, ma questo e’ oggettivamente secondario).

2. Se il ‘Garante delle regole’ puo’ violare in modo fragrante l’impegno che accomuna gli iscritti, cioe’ il legame che li unisce. ecco che l’impegno, e il legame, non esiste piu’. Il M5S non esiste piu’, quello che stanno formando e’ altro (io credo sia una natura morta, ma questa e’ la mia opinione personale). Il legame ufficiale, dopo che ufficiosamente lo e’ da tempo, e’ oggi la fedelta’ alla struttura.

3.Gli attivisti rimasti nel M5S entrano in un partito nuovo. Il paradosso e’ che rimanendo nel M5S tradiscono l’impegno preso quando sono entrati, non rispettano la parola data. Per moltissimi rimasti e i nuovi arrivati questo non e’ un problema, ma per qualche altro lo dovrebbe essere. Questo vale sia per gli attivisti che per gli eletti del M5S. Restando al proprio posto come rappresentanti del nuovo soggetto tradiscono le promesse  e l’impegno preso di fronte ai cittadini.

Nessuno puo’ evitare la scelta. Fatela in coscienza, perche’ non e’ una scelta di convenienza, e’ una scelta etica.

Ps. Poi, a seconda della scelta, andate a cercare chi da tempo si e’ messo a costruire. O andate al bar, allo stadio, in famiglia; fate quel che volete.

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