Isis: giudicate voi

20 ottobre 2014 § 1 commento

Mi è arrivato un paio di giorni fa, tramite fonti inusuali, il quarto e corrente numero di Dabiq, il magazine che il servizio di propaganda dell’Isis propone in varie lingue (qui trovate tutti i quattro numeri, in inglese).
Guardandolo, e dopo le dichiarazioni dal palco alla festa del M5S dell’altro fine settimana ancora fresche nella mia mente (fra il moltissimo discutibile, spiccano le affermazioni secondo cui in Nigeria l’Ebola è fuori controllo nel 40% del territorio mentre nel restante 60% regna il gruppo islamista Boko Haram, e nella Grecia piegata dalla Troika i cittadini si iniettano il virus dell’Hiv per poter accedere a sussidi statali; stupidaggini belle e buone, e vari commentatori le hanno già esposte), mi è tornato alla mente il notorio scritto di Di Battista, pubblicato dal blog di Grillo, quello che mi fece sufficientemente infuriare da interrompere rapporti con chi, in una qualsiasi misura, giustificava quanto sostenuto dal deputato.

Parallelamente, arriva il nuovo numero di limes, con un articolo a firma Anna Maria Cossiga, una delle figlie del Presidente, docente di antropologia culturale. Lei sostiene, in modo molto piu’ corretto e raffinato, l’argomentazione di Di Battista, per commettere lo stesso errore fondamentale, che sospetto sia figlio di un multiculturalismo francamente degenerato. La comprensione e l’analisi sono una cosa, il policy-making sono un’altra. Discutere degli errori e responsabilità occidentali in Medio Oriente, del ‘senso’ dell’Isis in quanto rifiuto della modernità politica costruita sullo Stato-nazione, della fine del sogno moderno, e’ esercizio che faccio giornalmente con un sacco di miei colleghi. Trasportare poi l’analisi nel policy-making trascendendo le responsabilità individuali, e i rapporti di potere esistenti, vuol dire proporre una politica irreale e soprattutto a-valoriale (cioe’ apolitica, un non senso) o, generosamente, espressione di valori francamente amorali. In effetti, e’errore fondamentale che porta a errori secondari notevoli: equiparare Ira ed Eta all’Isis e’ risibile; sostenere che la fine del terrorismo dell’Ira e dell’Eta sia giunto a conclusione a causa dell’apertura del dialogo con loro e’ controintuitivo all’argomentazione principale: Eta e Ira sono movimenti indipendendentisti, che cercano cioe’ di creare uno Stato-nazione, contrariamente all’Isis che cerca di distruggerlo. In aggiunta, l’apertura del dialogo fu possibile perche’ erano movimenti che politicamente avevano gia’ concluso la loro traiettoria anche e soprattutto a causa dell’uso della violenza politica. In aggiunta, erano incentivabili a dialogare (oggi, un esempio un pochino piu’ calzante sarebbe quello con Hamas, se proprio bisogna farne uno).

In parole semplici: le cause, le ragioni di un comportamento appartengono a un insieme, la gestione del comportamento nel breve periodo (come e’ spesso la politica) appartiene a un altro insieme. Cosi, posso capire che chi mi vuole dare un pugno lo fa perche’ pensa che io gli abbia rubato la macchina, ma intanto evito il pugno, poi lo blocco. E poi chiarisco.

Non sostengo che non sarà mai possibile o giusto o necessario o morale dialogare con l’Isis legittimandolo. Ma certamente oggi e’ posizione debole  accademicamente, discutibile politicamente, e di difficile giustificazione etica.  In verità, attualmente la lettura di policy-making e’ abbastanza semplice: l’Isis, la cui legittimazione deriva da davvero tante dinamiche storiche di lungo periodo in cui l’Occidente ha un ruolo di primaria importanza, e’ comandato da un gruppo di psico- e sociopatici,  non c’entra assolutamente nulla con l’Islam, queste persone non vogliono dialogare ma ucciderci, e lo affermano decisamente ed apertamente.

Nell’ultimo numero di Dabiq, un magazine ben fatto e pensato per occidentali ed occidentalizzati (chi conosce le riviste arabe noterà subito la diversità), si legge robetta tipo:
“Every Muslim should get out of his house, find a crusader, and kill him. It is important that the killing becomes attributed to patrons of the Islamic State who have obeyed its leadership. This can easily be done with anonymity. Otherwise, crusader media makes such attacks appear to be random killings. Secrecy should be followed when planning and executing any attack. The smaller the numbers of those involved and the less the discussion beforehand, the more likely it will be carried out without problems. One should not complicate the attacks by involving other parties, purchasing complex materials, or communicating with weak-hearted individuals. “Rely upon Allah and stab the crusader” should be the battle cry for all Islamic State patrons.”

Traduco velocemente: “Ogni musulmano dovrebbe uscire di casa, individuare un crociato, e ucciderlo. E’ importante che l’uccisione venga attribuita a seguaci dello Stato Islamico agli ordini dei suoi comandanti. Lo si può fare facilmente senza essere individuati. Altrimenti, i media crociati [=occidentali] faranno apparire quegli attacchi come omicidi casuali. La segretezza è essenziale nella pianificazione e nell’esecuzione degli attacchi. Minore il numero di persone coinvolte e minori le discussioni preparatorie, maggiori le possibilità che l’attacco venga eseguito senza complicazioni. Non si dovrebbero complicare gli attacchi coinvolgendo altre parti, comprando materiali complessi, o comunicando con individui dai cuori deboli. “Affidati ad Allah e accoltella il crociato” dovrebbe essere l’urlo di guerra per tutti i seguaci dello Stato islamico”.

Oppure “We will conquer your Rome, break your crosses, and enslave your women, by the permission of Allah, the Exalted. This is His promise to us; He is glorified and He does not fail in His promise. If we do not reach that time, then our children and grandchildren will reach it, and they will sell your sons as slaves at the slave market”.

Traduzione: “Conquisteremo la tua Roma [=Washington D.C.], spezzeremo le tue croci, e faremo schiave le tue donne, con il permesso di Allah, l’Elevato. Questa è quello che Lui ci ha promesso; Egli è ammantato di gloria e rispetta sempre quel che Lui promette. Se noi non riusciremo a farlo nel tempo a noi concesso, allora lo faranno i nostri figli e i nostri nipoti, e venderanno i tuoi figli come schiavi al mercato degli schiavi”.

In ogni caso, leggete, guardate, e giudicate voi. Guardate la glorificazione della morte e l’esaltazione della violenza, la patinatura persino della violenza, leggete le discussioni in merito alla schiavitu’, e tutto il resto.

Per quel che mi riguarda, non sono sicuro di meritarmi che il Vicepresidente della Commissione esteri del Parlamento italiano propugni posizioni di questo tipo. Lo paghiamo per non confondere Isis ed Hamas. Neanche son sicuro di meritarmi che il secondo partito italiano, invece che prendere a calci nel sedere un esponente del genere, lo glorifichi.

Ma, si sa, ce l’ho con il M5S perche’ sono rancoroso.

PS. La professoressa Cossiga e’, invece, ovviamente liberissima di proporre le sue argomentazioni, e di averle criticate e confutate. Il perche’ spero sia evidente.

Quick on Hamas

17 ottobre 2014 § Lascia un commento

Another interesting read on the latest Hamas discursive efforts: http://thehill.com/blogs/pundits-blog/international/220783-hamas-is-going-through-a-rough-patch-so-what-is-it-singing
Inside is not really the outside.

Oil prices down, what is going to happen?

17 ottobre 2014 § Lascia un commento

A simple link, an interesting read: http://www.theguardian.com/news/datablog/2014/oct/16/datablog-low-oil-prices-chill-producer-economies

Mogherini e l’Unione

3 settembre 2014 § 2 commenti

Qualche giorno è passato dalla nomina di Federica Mogherini alla carica di Alto Rappresentante. Devo dire che ero scettico sulla possibilità che Renzi ce la facesse a farla passare, anche a causa della nazionalità del Presidente della BCE. O forse, speravo che non ce la facesse.
Non ho un’opinione particolarmente accesa sulla Mogherini, la quale peraltro si occupa di politica estera da ormai vent’anni. E’ probabilissimo che non farà grossi scivoloni, e ciò che ha dichiarato dopo la nomina non è immaginifico ma non merita neanche censure particolari (per un esempio). E’ una politica e diplomatica: non sono previsti fuochi d’artificio.

Credo che il fatto che Renzi sia riuscito a farla eleggere a quel ruolo importantissimo per l’attualità e il futuro dell’Unione dia però ulteriore indicazione di due trend intersecati:

- L’Unione Europea non è in grado di trasformarsi, di diventare un attore internazionale pieno per poter sopravvivere alle dinamiche internazionali attuali. O, meglio, non ne sente l’urgenza, che in realtà è drammatica. L’Unione Europea, se non si crede alla retorica comunitaria, è sempre meno rilevante, ha sempre meno leverage nei confronti degli attori importanti, negli scenari internazionali da cui derivano le minacce maggiori alla propria sicurezza (Est e Medio oriente), ha sempre meno risorse, non ha gli strumenti per affrontare quello che qualcuno ha chiamato ‘il ritorno della geopolitica’ da un lato e l’esplosione della non politica dall’altro. In secondo luogo, la sicurezza europea è ormai di competenza europea, gli Stati Uniti sono ormai totalmente disinteressati a farsene carico. Il risultato è che prima l’Unione si doterà degli strumenti ideali, politici, e militari per poter provvedere davvero alla propria sicurezza e meglio sarà per tutti, e non solo per i cittadini europei. L’Unione europea non può permettersi di rimanere ancora in mezzo al guado, stretta fra dinamiche comunitarie e interessi degli Stati membri, ma sembra non avvertirlo. Il primo e precedente Alto Rappresentante, la baronessa inglese Chaterine Asthon, era stata nominata in quanto figura debole, come in realtà indicava già la sua nazionalità (gli inglesi storicamente non sono mai stati molto interessati a costruire una politica estera europea forte, perchè i loro interessi nazionali sono maggiormente sicuri attraverso i mantenimento dello stretto rapporto con gli Stati Uniti), e infatti non è riuscita a ‘riempire’ il proprio ruolo e produrre alcunchè. La Mogherini sembra nomina derivante dalla stessa razionalità. In altre parole, gli Stati vogliono tenersi massima libertà d’azione, la Mogherini può incontrare gente, sorridere, e stringere mani. Il rafforzamento delle forze ‘isolazioniste’ interne all’Europa non aiuta, ovviamente, il processo di rafforzamento della centralità e dell’unità d’azione politica dell’Unione.

- i capi di governo degli Stati più importanti, in particolar modo la Germania, la Gran Bretagna, e la Francia, per ragioni diverse sembrano interessati a non esporre sè stessi e i propri paesi ai pericoli di una leadership necessaria. E quindi danno corda a Renzi, sfruttano la sua effervescenza, offrendogli più di quello che l’Italia meriterebbe in rapporto al suo status, ne assecondano lo slancio, finchè dura. 

In bocca al lupo a Federica Mogherini, qualche giorno in ritardo. Il futuro europeo probabilmente deve ancora aspettare. Sempre che aspetti.

Questi tuttologi, un dramma che ci condanna al sottosviluppo.

23 agosto 2014 § Lascia un commento

Da molto tempo noto come moltissimi diventino, nello spazio di qualche click, tuttologi, portatori di conoscenze ottenute in qualche secondo e che possono tranquillamente sfidare quelle costruite in una vita. 

Prima eran tutti esperti di trattamento di rifiuti, poi diventano tutti costituzionalisti, per non parlare della facilita’ con cui si possono maneggiare le variabili di economia monetaria, o della geopolitica, o dei processi di radicalizzazione islamista, del conflitto israeliano-palestinese, e via di seguito. Sempre con opinioni nette, qualche riga non di più, e spesso loro scoprono sempre la verità che non e’ mai quella ufficiale. Grillo e’ il grande esempio e, d’altronde, ha avuto successo. Che Travaglio si occupi di cronaca giudiziaria, che Jacopo Fo si occupi di non so cosa, che Di Battista sproloqui a casa sua. Abbandoniamo le sirene alla mitologia, le cospirazioni alla ricerca, e mettiamoci a ritornare alla serietà. 

Io non vado a dire al medico come curare il cancro, non so niente di architettura, poco di meccanica, non so da dove cominciare con la chimica e la biologia. Confesso pubblicamente di sapere qualcosa,  e non tutto, di scienza politica, politica internazionale, diritto, economia, sociologia, storia, filosofia. Fine.

Prima ci liberiamo di questa intossicazione collettiva, recuperiamo un po’ di umiltà, ci ricordiamo di ‘sapere di non sapere’ e meglio e’ per tutti. Non c’e’ niente di peggio di non capire quello che si legge, il non saper discernere fra le fonti, il non essere in grado di discriminare e valutare le informazione. Un gran calderone di tutto, pieno di relativismo, che legittima il potere a fare i suoi comodi. Mentre sprofondiamo sempre più.

Come in Germania, perche’ non e’ possibile?

22 agosto 2014 § 2 commenti

Come sempre, quando sono in Germania, vengo colpito dalle piccole cose. Quest’anno, con una violenza particolare.

La rete capillare di piste ciclabili, i campi a mais per produrre benzina organica (incentivi alti), i mulini a vento (che personalmente non trovo affatto distruggano il paesaggio, tutt’altro), la maggiorazione di prezzo plastica e vetro che si evita riportando le bottiglie vuote in negozio, l’arancione prima anche del verde ai semafori, la capillarità dei parchi per bambini, il biglietto che si può fare sul treno senza grossi problemi con una macchinetta (almeno, qualche anno fa era così, ma dubito sia cambiato), il numero e la buona qualità delle catene discount, ora in aumento anche in altri paesi fra cui l’Italia, il rispetto dei limiti di velocità nonostante siano spesso assurdi, i prezzi inferiori a fronte di stipendi superiori. Giusto per qualche esempio.

Al momento sono a Borken, in Westfalia, zona agricola e quindi teoricamente non particolarmente ricca. Ma vedi, senti con mano i decenni di amministrazioni decenti, pezzetto dopo pezzetto, anno dopo anno, la pervasivita’ e la parcellizzazione di comportamenti decenti e virtuosi, a livello individuale. E sai che la classe media qui e’ ancora maggioranza, che gli operai, i blue collars, sono classe media. In Italia gli operai sono a rischio povertà, come i giovani professionisti, a meno di avere il papa’ che. 

Mi diranno che siamo noi che permettiamo ai tedeschi di vivere bene, ma queste sono appunto le stronzate che ci propina una classe politica, e più in generale un’élite, semplicemente incompetente e fanfarona fino alla disonesta’.

Mi son domandato se ci sono legami con il nazismo, se la sbornia ideologica della prima meta’ del secolo scorso, e per la verita’ anche dell’ultima meta’ dell’ottocento, e quel che ne e’ derivato, abbia privato i tedeschi di qualsiasi propensione a velleita’ propagandistiche e ideologiche, e li abbia portati violentemente a privilegiare il pragmatismo e l’avversione al rischio. Ma so che in realta’ i tedeschi erano cosi’ anche prima, e per la verita’ anche durante, quel periodo.

Non e’ il bengodi, la Germania, tutt’altro. Il controllo sociale e’ molto elevato, se non ti comporti in modo consono le ripercussioni sociali sono elevate, specialmente nei piccoli paesi. Questo aiuta l’amministrazione, certo. Se so che un’opera pubblica sarà trattata decentemente dal pubblico questa costa meno, in termini di conservazione, dura più a lungo, e quindi e’ più semplice investire in prodotti migliori. Pero’ c’e’ molta meno propensione a stare a sentire le stupidaggini. Penso agli ultimi leader tedeschi, da Kohl alla Merkel, e non trovo fisici da tv, carisma da star, e neanche straordinari comunicatori. Mi dicono Schroeder fu il tentativo tedesco in quella direzione, e non andò poi tanto bene.

Come si sa, in Germania un ministro che copia la tesi di dottorato viene costretto alle dimissioni. Per il semplice ragionamento che se mente su una cosa del genere può mentire anche se altro. E come si fa a fargli amministrare la cosa pubblica? Ma c’e’ altro. Penso al dibattito di policy-making di questi anni sull’immigrazione, che a fronte delle proiezioni demografiche e industriali a trent’anni, qui in Germania si concentra su 1. come avere più immigrati 2. come avere quelli di cui la Germania ha bisogno 3. come farli stare più a lungo.  In Italia il dibattito e’,  a fronte di proiezioni demografiche e industriali da far rizzare i capelli in testa, molto peggiori, 1. come averne di meno 2. come liberarsi degli immigrati che ci sono. Roba da idioti.

E allora la voglia di andarsene dall’Italia c’e’, e magari anche di venire in Germania.

Ma se mi chiedessero quali tipo di classe politica, quale tipo di amministrazione della cosa pubblica, ecco, il mio esempio e’ la Germania. Mi dicono i paesi scandinavi, ma non li conosco bene. In base alla mia esperienza, e’ la Germania, che non e’ il Bengodi.

P.s. Di fatto, era a queste aspirazioni, a questa richiesta di diritto, che il M5S dava speranza. Prima di rinnegarle, ovviamente.

E’ il M5S il primo partito postmoderno italiano?

18 agosto 2014 § Lascia un commento

Forse il M5S e’ il primo vero partito postmoderno italiano. Per ridurre all’osso la complessita’ di  questo progetto filosofico, e con parecchia approssimazione, il postmodernismo ha sostenuto l’impossibilita’ di un’epistemologia che possa portare alla creazione di verita’, in quanto nella modernita’ la verita’ e’ intrinsicamente legata al potere, cioe’ allo Stato creatore di identita’ da cui estrarre comportamenti fruibili. In quanto progetto politico ed esistenziale, il rifiuto del potere prescrive il rifiuto della verita’, e di chi dispensa verita’.

Il m5s pone sullo stesso piano la fonte di qualsiasi affermazione, relega quindi all’irrilevanza la competenza e la razionalita’, e non ha alcuna difficolta’ a negare la verita’ del giorno prima con una verita’ odierna. Ne e’ conseguenza che il pensiero ponderato, la solidita’ argomentativa, la correttezza fattuale diventano sostanzialmente irrilevanti. Gli intellettuali sono visti con sospetto, gli esperti sono intercambiabili e irrilevanti.

I paradossi di una tale visione filosofica, se fatti storia, come potrebbe essere nel M5S, sembrano abbastanza chiari: nel marasma di fonti, di verita’, di informazione, la scelta dei poveri terminali informativi (gli utenti, cioe’ le persone), invece di privilegiare la complessita’ e’ costretta, in quanto troppo dispersiva in termini di tempo e risorse, a indirizzarsi verso una singola fonte, scelta in funzione di un’appartenenza identitaria derivata da esperienze personali. Emozione, in sostanza. La prevalenza di una singola fonte scelta arbitrariamente apre niente altro che la possibilita’ di propaganda, quando la fonte e’ funzionale a un progetto politico, in altre parole quando la fonte e’ legata al potere. Ecco che si creano quindi, da un progetto originariamente idealmente teso alla liberazione umana dal potere, le condizioni per un progettoopposto, cioe’ totalizzante e soprattutto totalitario.

Lo scritto di Di Battista sull’Isis ben evidenzia, secondo me, la questione. Il mondo non inizia con il M5S. Discussioni accademiche e policy-maker sulla necessita’ di includere i soggetti politici islamisti esistono da quando faccio il mio lavoro, in Italia, Europa, Stati Uniti,  dappertutto. Nel mio piccolo, con moltissimi altri considerati esperti, ho criticato la guerra in Iraq del 2003 perche’ non necessaria e controproducente,  le politiche israeliane nei territori occupati e le reazioni americane ed europee alla vittoria  elettorale di Hamas nel 2005, e cosi’ via, perorando la necessita’ di inclusione dei soggetti politici islamisti. Scontrandomi spesso con qualche esperto, soprattutto americano e israeliano, che la pensava diversamente. Ma sono punti poco controversi. Ho appena consegnato un capitolo per un libro tedesco in via di pubblicazione che sostiene sostanzialmente la necessita’ di differenziare fra i soggetti islamisti, e di formulare politiche occidentali non ideologiche nei loro confronti, rapportandosi non in base alla loro natura ma in base ai differenziali di potere e alle azioni compiute. Nulla di particolarmente nuovo o originale, sono argomentazioni molto presenti nei think-tank di advisory e nella letteratura specialistica.

Ecco: non credo si possa trovere un solo esperto che attualmente argomenti seriamente l’inclusione dell’Isis. Perche’ l’Isis, nel suo nucleo originario e ideologico, o cio’ che e’ rimasto di Al Qaeda,  o Ansar al-Sharia, o Boko Haram, se proprio vogliamo creare categorie, sono tutt’altra cosa rispetto agli islamisti che, seppur ideologizzati, rimangono soggetti politici, cioe’ dotati di un seppur minimo pragmatismo, quali Hamas ed Hezbollah. Di Battista usa categorie persino piu’ generali: gruppi considerati in occidente come ‘terroristi’ sono in quanto tali e per definizione difensori della liberta’ dei loro popoli, contemporanee riproposizioni dell’MK, il braccio armato dell’African National Congress, dell movimento di liberazione algerino, ed oppositori dell’imperialismo statunitense, come Fidel Castro e Chavez. E’ classico terzomondismo degli anni settanta, che si pensava non esistesse piu’. Personalmente non ricordo una sola discussione accademica degli ultimi dieci anni in cui qualche esperto abbia utilizzato la categoria ‘terrorismo’, se non in riferimento al dibattito pubblico e politico occidentale o israeliano. Perche’ terrorismo e’ una  categoria analiticamente inutile e controproducente. 

L’Isis non e’ quello che sembra pensare Di Battista. E basta leggere i giornali, le cronache degli inviati di guerra per capire il problema. Ma in quanto scriventi nei giornali, espressione per definizione del progetto imperialista quelle cronache, quelle foto, sono private di qualsiasi credibilita’ (rieccoci al postmodernismo). E quindi l’opinione di Di Battista vale come quella dei testimoni oculari, delle persone che hanno visto sgozzare i propri famigliari, riportate dai giornalisti. Ma chi legge la Fonte ha difficolta’ a non credere alla sua analisi balorda, perche’ e’ riportata dalla Fonte, e sfida a provarla falsa. Invece del contrario. Ancor peggio, quando l’opinione di un singolo diventa posizione politica di una formazione politica, come questo e’ il caso. La casalinga di Voghera che si sogna Churchill e gioca a tressette con la vita delle persone.

Il cerchio e’ perfetto. Ma e’un cerchio pericoloso.

 

I problemi maggiori dell’argomentazione di Di Battista

18 agosto 2014 § Lascia un commento

Nella cacofonia contemporanea postmoderna, per cui non ci sono verita’ ed ogni opinione ha lo stesso valore di qualsiasi altra, non sorprende che sia possibile reagire al pensiero del vicepresidente della commissione esteri della camera dei deputati del parlamento italiano, che delinea la linea politica di politica estera mediorientale del secondo partito politico italiano, non in virtu’ della sua ragionevolezza intrinseca, e della correttezza analitica o storica, ma in quanto sbeffeggiato dalla stampa e dagli esperi di questioni mediorientali: ‘siccome tutti lo attaccano, soprattutto gli esperti, allora vuol dire che ha ragione’. 

Qualche errore, abbastanza marchiano, Di Battista lo fa (alcuni sono corretti qui): Di Battista sbaglia date, e numeri. Ma questi errori sono il risultato, non la causa, di difficolta’ di comprensione piu’ profonde.

1. La tesi fondamentale dell’argomentazione di di battista e’ che l’Isis sia il prodotto delle politiche americane in medio oriente. Molto semplicemente non e’ cosi. Gli Stati Uniti hanno commesso molti errori, in Medio oriente, ma le sue politiche hanno prodotto il diffuso antiamericanismo presente nella regione, non portano al terrorismo suicida. L’islamismo violento ed ideologizzato e’ aiutato dal diffuso antiamericanismo, ma e’ una reazione filosofica trasformata in ideologia negli anni cinquanta del secolo scorso neoi confronti della percepita essenza dell’America, in quanto espressione occidentale: non si combattono le politiche americane, si combatte l’Illuminismo in quanto ha elevato la Ragione umana al rango di nuovo Dio, cioe’ ha messo l’uomo come centro dell’esperienza umana, al posto di Dio. Questa reazione non nasce in medio oriente ma nel Romanticismo tedesco, per poi saldarsi a correnti culturali islamiche via materialismo storico negli anni cinquanta-settanta, e guadagnando spazio politico negli anni settanta-ottanta. In ogni caso, e’ la natura degli Stati Uniti, sono i diritti umani, la centralita’ dell’uomo, il problema fondamentale, non le politiche statunitensi. Un libro veloce da leggere sulla questione di ormai qualche anno fa che consiglio e’ Occidentalism, di Buruma e Margalit. Questo vuol dire che Panebianco e’ sostanzialmente corretto, nel suo editoriale odierno: sono le stesse correnti che hanno finito per produrre politicamente, certo non in modo causale, l’ipernazionalismo (nell’esperienza storica,il nazismo tedesco) e il socialismo (nell’esperienza storica, il comunismo sovietico). 

2. Allo stesso modo, nonostante sembri una considerazione di buon senso la violenza politica (il ‘terrorismo’) non e’ affatto spiegato dalle condizioni socio-economiche. La poverta’ non e’ legata causalmente al ‘terrorismo’, cosi come le disparita’ sociali. Se cosi’ fosse, altre regioni nel mondo dovrebbero essere molto piu’ conflittuali del medio oriente. Questo non vuol dire che non si sia relazione, ovviamente.  Semplicemente, non e’ una relazione causale.

3. La dizione ‘terrorismo’ e’analiticamente inutile. E’ una categoria fondamentalmente politica, utilizzata dagli attori in funzione delegittimatoria: analiticamente, non aiuta. Hamas, per esempio, o AKP, Hezbollah, o Isis, o Boko Haram, sono fenomeni diversi pur se legati dall’accettazione di un’ideologia di fondo. La differenza fondamentale e’ relativa al grado di ideologizzazione ed efferatezza. L’irrilevanza che, per  esempio Hamas, assegna alla vita umana, gia’ di per se’ disgustosa e da combattere, e’ eticamente diversa, per grado, del genocidio religioso. Boko haram deliberatamente sequestra bambine, le stupra, le vende come schiave, per salvarle dalla corruzione dell’educazione occidentale. Isis fa sostanzialmente le stesse cose.  Una caratteristica culturale, religiosa, e’ sufficiente per meritare la morte. Ci si aspetta che le donne struprate ringrazino i loro aguzzini, in quanto finalmente consapevoli di non essersi comportate onorevolmente, secondo la discutibilissima interpretazione dell’islam sunnita proposta dai fondamentalisti jaidisti.

Io mi domando come si possa difendere la costituzione italiana, che include l’articolo 3, presentandola come la piu’ bella  del mondo (e non e’ vero, per altre ragioni) il giorno prima e poi presentare l’isis come interlocutore. Ma forse questa e’ tutt’altra questione.

4. Non e’ sorprendente, infatti, che tutto lo scritto e’ permeato da un antiamericanismo viscerale e irrazionale. L’esempio del racconto dell’affare Iran-Contras (Irangate) e’ sintomatico, e dovrebbe essere sufficiente. Di Battista si dimentica tre questioni, nonostante le prime due siano menzionate in wikipedia: la prima e’ che lo scambio inizio’ per salvare vite americane, la seconda e’ che fu un’operazione illegale e quasi costo’ la rielezione a Reagan, la terza e’ che le armi arrivate all’Iran, in termini assoluti e relativi, furono poca cosa. Queste tre questioni forse dovrebbero modificare il giudizio.

5. Piu’ in generale, gli Stati Uniti sono l’attore piu’ potente al mondo, non lo sono piu’ in medio oriente, ma anche se fosse non decidono tutto. Non sono responsabili di tutto. Spesso, come tutti gli attori politici, si trovano a dover gestire situazioni complesse, e fare delle scelte non ideali, e quindi seguono linee second-best, se non third-best. E’ la natura dalla politica, e soprattutto internazionale, all’interno della quale scopo dei governi e’ garantire il benessere dei propri cittadini, agendo in considerazione dei rapporti di forza esistenti. Scelte obbligate, oggi, nel medio periodo, si rivelano sbagliate domani.

6. Sembra che questa comprensione della politica sia totalmente aliena a Di battista. La proposta che l’Italia spinga l’Unione europea per una conferenza regionale e’ totalmente ridicola. L’Ue non ha la forza per far sedere al tavolo soggetti che non vogliono farlo, neppure gli Stati Uniti attualmente sono in grado al momento di proporre credibilmente quello che viene chiamato un regional grand bargain, cioe’ un accomodamento fra le grandi potenze, che vuol dire divisione di compiti e sfere d’influenza. Allo stesso modo, che l’Italia si metta alla testa di una crociata anti-americana e’ cosi risibile da non dover essere presa in considerazione. Probabilmente a Di Battista non interessa, ma dovrebbe interessare al secondo partito italiano che le proprie proposte siano pericolose per il benessere dei cittadini italiane.

O forse magari ha ragione chi sostiene che il M5S non e’ affatto antisistemico ma solo un’arma di distrazione di massa. Qualche ora prima che il governo e’ costretto a rivedere le proprie stime economiche, il M5S se ne esce con queste trovate mediatiche. Personalmente, non essendo la prima volta, la domanda perche’ si affaccia con frequenza.

La morte di un soggetto politico

16 luglio 2014 § Lascia un commento

Per chi conosce le persone, le loro posizioni, i taleb e i non taleb. Sappiamo che da tempo il meetup regionale non conta nulla, e l’attuale m5s e’ fuori da li, ed utilizza il telefono e gli incontri personali.

Detto questo, se siete interessati ed avete qualche minuto di tempo il mio consiglio e’ di provare a leggere questa discussione (nella desolazione delle discussioni, che semplicemente non ci sono piu’ su quella piattaforma). Per me, ne emerge violento lo smarrimento di quasi tutti, il tictoc dell’orologio politico che scandisce gli ultimi momenti, e la passione che si disperde inesorabile. Un’agenzia di comunicazione non e’ politica. Senza quelli che fanno le feste dell’unita’, il pd sarebbe morto da un pezzo. E facebook non e’ la risposta contemporanea, perche’ strutturalmente non offre il tipo di aggregazione collettiva che serve a un soggetto politico per durare nel tempo. La offre per nascere, estemporaneamente, non per durare.

Questa volta, mi sembra davvero molto triste.

http://www.meetup.com/lombardia5stelle/boards/thread/45420112/0/

Dewsbury: La sovranità grillina

22 giugno 2014 § Lascia un commento

Eccellente post.
Il M5S è destra profonda, e mi spiace per chi disquisisce. Solo ignoranza e piacere d’essere carne sacrificale.

robertofiorendi's Blog

pensieri in parole

il blog di alessandro quarenghi

Content Item

il blog di alessandro quarenghi

il blog di alessandro quarenghi

Content Item

il blog di alessandro quarenghi

The European Council on Foreign Relations

il blog di alessandro quarenghi

Giulio Cavalli

Teatro, libri, politica e legalità

[ciwati]

il blog di alessandro quarenghi

Al Akhbar English

il blog di alessandro quarenghi

The Daily Star >> News

il blog di alessandro quarenghi

Ian Black | The Guardian

il blog di alessandro quarenghi

il blog di alessandro quarenghi

Syria Comment

il blog di alessandro quarenghi

SiriaLibano

"... chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo..."

Paul Krugman

il blog di alessandro quarenghi

The Grumpy Economist

il blog di alessandro quarenghi

Send Down the Basket!

Arab-Russian literary ties and other adventures in culture

Qifa Nabki

News and commentary from the Levant

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: