Questi tuttologi, un dramma che ci condanna al sottosviluppo.

23 agosto 2014 § Lascia un commento

Da molto tempo noto come moltissimi diventino, nello spazio di qualche click, tuttologi, portatori di conoscenze ottenute in qualche secondo e che possono tranquillamente sfidare quelle costruite in una vita. 

Prima eran tutti esperti di trattamento di rifiuti, poi diventano tutti costituzionalisti, per non parlare della facilita’ con cui si possono maneggiare le variabili di economia monetaria, o della geopolitica, o dei processi di radicalizzazione islamista, del conflitto israeliano-palestinese, e via di seguito. Sempre con opinioni nette, qualche riga non di più, e spesso loro scoprono sempre la verità che non e’ mai quella ufficiale. Grillo e’ il grande esempio e, d’altronde, ha avuto successo. Che Travaglio si occupi di cronaca giudiziaria, che Jacopo Fo si occupi di non so cosa, che Di Battista sproloqui a casa sua. Abbandoniamo le sirene alla mitologia, le cospirazioni alla ricerca, e mettiamoci a ritornare alla serietà. 

Io non vado a dire al medico come curare il cancro, non so niente di architettura, poco di meccanica, non so da dove cominciare con la chimica e la biologia. Confesso pubblicamente di sapere qualcosa,  e non tutto, di scienza politica, politica internazionale, diritto, economia, sociologia, storia, filosofia. Fine.

Prima ci liberiamo di questa intossicazione collettiva, recuperiamo un po’ di umiltà, ci ricordiamo di ‘sapere di non sapere’ e meglio e’ per tutti. Non c’e’ niente di peggio di non capire quello che si legge, il non saper discernere fra le fonti, il non essere in grado di discriminare e valutare le informazione. Un gran calderone di tutto, pieno di relativismo, che legittima il potere a fare i suoi comodi. Mentre sprofondiamo sempre più.

Come in Germania, perche’ non e’ possibile?

22 agosto 2014 § 2 commenti

Come sempre, quando sono in Germania, vengo colpito dalle piccole cose. Quest’anno, con una violenza particolare.

La rete capillare di piste ciclabili, i campi a mais per produrre benzina organica (incentivi alti), i mulini a vento (che personalmente non trovo affatto distruggano il paesaggio, tutt’altro), la maggiorazione di prezzo plastica e vetro che si evita riportando le bottiglie vuote in negozio, l’arancione prima anche del verde ai semafori, la capillarità dei parchi per bambini, il biglietto che si può fare sul treno senza grossi problemi con una macchinetta (almeno, qualche anno fa era così, ma dubito sia cambiato), il numero e la buona qualità delle catene discount, ora in aumento anche in altri paesi fra cui l’Italia, il rispetto dei limiti di velocità nonostante siano spesso assurdi, i prezzi inferiori a fronte di stipendi superiori. Giusto per qualche esempio.

Al momento sono a Borken, in Westfalia, zona agricola e quindi teoricamente non particolarmente ricca. Ma vedi, senti con mano i decenni di amministrazioni decenti, pezzetto dopo pezzetto, anno dopo anno, la pervasivita’ e la parcellizzazione di comportamenti decenti e virtuosi, a livello individuale. E sai che la classe media qui e’ ancora maggioranza, che gli operai, i blue collars, sono classe media. In Italia gli operai sono a rischio povertà, come i giovani professionisti, a meno di avere il papa’ che. 

Mi diranno che siamo noi che permettiamo ai tedeschi di vivere bene, ma queste sono appunto le stronzate che ci propina una classe politica, e più in generale un’élite, semplicemente incompetente e fanfarona fino alla disonesta’.

Mi son domandato se ci sono legami con il nazismo, se la sbornia ideologica della prima meta’ del secolo scorso, e per la verita’ anche dell’ultima meta’ dell’ottocento, e quel che ne e’ derivato, abbia privato i tedeschi di qualsiasi propensione a velleita’ propagandistiche e ideologiche, e li abbia portati violentemente a privilegiare il pragmatismo e l’avversione al rischio. Ma so che in realta’ i tedeschi erano cosi’ anche prima, e per la verita’ anche durante, quel periodo.

Non e’ il bengodi, la Germania, tutt’altro. Il controllo sociale e’ molto elevato, se non ti comporti in modo consono le ripercussioni sociali sono elevate, specialmente nei piccoli paesi. Questo aiuta l’amministrazione, certo. Se so che un’opera pubblica sarà trattata decentemente dal pubblico questa costa meno, in termini di conservazione, dura più a lungo, e quindi e’ più semplice investire in prodotti migliori. Pero’ c’e’ molta meno propensione a stare a sentire le stupidaggini. Penso agli ultimi leader tedeschi, da Kohl alla Merkel, e non trovo fisici da tv, carisma da star, e neanche straordinari comunicatori. Mi dicono Schroeder fu il tentativo tedesco in quella direzione, e non andò poi tanto bene.

Come si sa, in Germania un ministro che copia la tesi di dottorato viene costretto alle dimissioni. Per il semplice ragionamento che se mente su una cosa del genere può mentire anche se altro. E come si fa a fargli amministrare la cosa pubblica? Ma c’e’ altro. Penso al dibattito di policy-making di questi anni sull’immigrazione, che a fronte delle proiezioni demografiche e industriali a trent’anni, qui in Germania si concentra su 1. come avere più immigrati 2. come avere quelli di cui la Germania ha bisogno 3. come farli stare più a lungo.  In Italia il dibattito e’,  a fronte di proiezioni demografiche e industriali da far rizzare i capelli in testa, molto peggiori, 1. come averne di meno 2. come liberarsi degli immigrati che ci sono. Roba da idioti.

E allora la voglia di andarsene dall’Italia c’e’, e magari anche di venire in Germania.

Ma se mi chiedessero quali tipo di classe politica, quale tipo di amministrazione della cosa pubblica, ecco, il mio esempio e’ la Germania. Mi dicono i paesi scandinavi, ma non li conosco bene. In base alla mia esperienza, e’ la Germania, che non e’ il Bengodi.

P.s. Di fatto, era a queste aspirazioni, a questa richiesta di diritto, che il M5S dava speranza. Prima di rinnegarle, ovviamente.

E’ il M5S il primo partito postmoderno italiano?

18 agosto 2014 § Lascia un commento

Forse il M5S e’ il primo vero partito postmoderno italiano. Per ridurre all’osso la complessita’ di  questo progetto filosofico, e con parecchia approssimazione, il postmodernismo ha sostenuto l’impossibilita’ di un’epistemologia che possa portare alla creazione di verita’, in quanto nella modernita’ la verita’ e’ intrinsicamente legata al potere, cioe’ allo Stato creatore di identita’ da cui estrarre comportamenti fruibili. In quanto progetto politico ed esistenziale, il rifiuto del potere prescrive il rifiuto della verita’, e di chi dispensa verita’.

Il m5s pone sullo stesso piano la fonte di qualsiasi affermazione, relega quindi all’irrilevanza la competenza e la razionalita’, e non ha alcuna difficolta’ a negare la verita’ del giorno prima con una verita’ odierna. Ne e’ conseguenza che il pensiero ponderato, la solidita’ argomentativa, la correttezza fattuale diventano sostanzialmente irrilevanti. Gli intellettuali sono visti con sospetto, gli esperti sono intercambiabili e irrilevanti.

I paradossi di una tale visione filosofica, se fatti storia, come potrebbe essere nel M5S, sembrano abbastanza chiari: nel marasma di fonti, di verita’, di informazione, la scelta dei poveri terminali informativi (gli utenti, cioe’ le persone), invece di privilegiare la complessita’ e’ costretta, in quanto troppo dispersiva in termini di tempo e risorse, a indirizzarsi verso una singola fonte, scelta in funzione di un’appartenenza identitaria derivata da esperienze personali. Emozione, in sostanza. La prevalenza di una singola fonte scelta arbitrariamente apre niente altro che la possibilita’ di propaganda, quando la fonte e’ funzionale a un progetto politico, in altre parole quando la fonte e’ legata al potere. Ecco che si creano quindi, da un progetto originariamente idealmente teso alla liberazione umana dal potere, le condizioni per un progettoopposto, cioe’ totalizzante e soprattutto totalitario.

Lo scritto di Di Battista sull’Isis ben evidenzia, secondo me, la questione. Il mondo non inizia con il M5S. Discussioni accademiche e policy-maker sulla necessita’ di includere i soggetti politici islamisti esistono da quando faccio il mio lavoro, in Italia, Europa, Stati Uniti,  dappertutto. Nel mio piccolo, con moltissimi altri considerati esperti, ho criticato la guerra in Iraq del 2003 perche’ non necessaria e controproducente,  le politiche israeliane nei territori occupati e le reazioni americane ed europee alla vittoria  elettorale di Hamas nel 2005, e cosi’ via, perorando la necessita’ di inclusione dei soggetti politici islamisti. Scontrandomi spesso con qualche esperto, soprattutto americano e israeliano, che la pensava diversamente. Ma sono punti poco controversi. Ho appena consegnato un capitolo per un libro tedesco in via di pubblicazione che sostiene sostanzialmente la necessita’ di differenziare fra i soggetti islamisti, e di formulare politiche occidentali non ideologiche nei loro confronti, rapportandosi non in base alla loro natura ma in base ai differenziali di potere e alle azioni compiute. Nulla di particolarmente nuovo o originale, sono argomentazioni molto presenti nei think-tank di advisory e nella letteratura specialistica.

Ecco: non credo si possa trovere un solo esperto che attualmente argomenti seriamente l’inclusione dell’Isis. Perche’ l’Isis, nel suo nucleo originario e ideologico, o cio’ che e’ rimasto di Al Qaeda,  o Ansar al-Sharia, o Boko Haram, se proprio vogliamo creare categorie, sono tutt’altra cosa rispetto agli islamisti che, seppur ideologizzati, rimangono soggetti politici, cioe’ dotati di un seppur minimo pragmatismo, quali Hamas ed Hezbollah. Di Battista usa categorie persino piu’ generali: gruppi considerati in occidente come ‘terroristi’ sono in quanto tali e per definizione difensori della liberta’ dei loro popoli, contemporanee riproposizioni dell’MK, il braccio armato dell’African National Congress, dell movimento di liberazione algerino, ed oppositori dell’imperialismo statunitense, come Fidel Castro e Chavez. E’ classico terzomondismo degli anni settanta, che si pensava non esistesse piu’. Personalmente non ricordo una sola discussione accademica degli ultimi dieci anni in cui qualche esperto abbia utilizzato la categoria ‘terrorismo’, se non in riferimento al dibattito pubblico e politico occidentale o israeliano. Perche’ terrorismo e’ una  categoria analiticamente inutile e controproducente. 

L’Isis non e’ quello che sembra pensare Di Battista. E basta leggere i giornali, le cronache degli inviati di guerra per capire il problema. Ma in quanto scriventi nei giornali, espressione per definizione del progetto imperialista quelle cronache, quelle foto, sono private di qualsiasi credibilita’ (rieccoci al postmodernismo). E quindi l’opinione di Di Battista vale come quella dei testimoni oculari, delle persone che hanno visto sgozzare i propri famigliari, riportate dai giornalisti. Ma chi legge la Fonte ha difficolta’ a non credere alla sua analisi balorda, perche’ e’ riportata dalla Fonte, e sfida a provarla falsa. Invece del contrario. Ancor peggio, quando l’opinione di un singolo diventa posizione politica di una formazione politica, come questo e’ il caso. La casalinga di Voghera che si sogna Churchill e gioca a tressette con la vita delle persone.

Il cerchio e’ perfetto. Ma e’un cerchio pericoloso.

 

I problemi maggiori dell’argomentazione di Di Battista

18 agosto 2014 § Lascia un commento

Nella cacofonia contemporanea postmoderna, per cui non ci sono verita’ ed ogni opinione ha lo stesso valore di qualsiasi altra, non sorprende che sia possibile reagire al pensiero del vicepresidente della commissione esteri della camera dei deputati del parlamento italiano, che delinea la linea politica di politica estera mediorientale del secondo partito politico italiano, non in virtu’ della sua ragionevolezza intrinseca, e della correttezza analitica o storica, ma in quanto sbeffeggiato dalla stampa e dagli esperi di questioni mediorientali: ‘siccome tutti lo attaccano, soprattutto gli esperti, allora vuol dire che ha ragione’. 

Qualche errore, abbastanza marchiano, Di Battista lo fa (alcuni sono corretti qui): Di Battista sbaglia date, e numeri. Ma questi errori sono il risultato, non la causa, di difficolta’ di comprensione piu’ profonde.

1. La tesi fondamentale dell’argomentazione di di battista e’ che l’Isis sia il prodotto delle politiche americane in medio oriente. Molto semplicemente non e’ cosi. Gli Stati Uniti hanno commesso molti errori, in Medio oriente, ma le sue politiche hanno prodotto il diffuso antiamericanismo presente nella regione, non portano al terrorismo suicida. L’islamismo violento ed ideologizzato e’ aiutato dal diffuso antiamericanismo, ma e’ una reazione filosofica trasformata in ideologia negli anni cinquanta del secolo scorso neoi confronti della percepita essenza dell’America, in quanto espressione occidentale: non si combattono le politiche americane, si combatte l’Illuminismo in quanto ha elevato la Ragione umana al rango di nuovo Dio, cioe’ ha messo l’uomo come centro dell’esperienza umana, al posto di Dio. Questa reazione non nasce in medio oriente ma nel Romanticismo tedesco, per poi saldarsi a correnti culturali islamiche via materialismo storico negli anni cinquanta-settanta, e guadagnando spazio politico negli anni settanta-ottanta. In ogni caso, e’ la natura degli Stati Uniti, sono i diritti umani, la centralita’ dell’uomo, il problema fondamentale, non le politiche statunitensi. Un libro veloce da leggere sulla questione di ormai qualche anno fa che consiglio e’ Occidentalism, di Buruma e Margalit. Questo vuol dire che Panebianco e’ sostanzialmente corretto, nel suo editoriale odierno: sono le stesse correnti che hanno finito per produrre politicamente, certo non in modo causale, l’ipernazionalismo (nell’esperienza storica,il nazismo tedesco) e il socialismo (nell’esperienza storica, il comunismo sovietico). 

2. Allo stesso modo, nonostante sembri una considerazione di buon senso la violenza politica (il ‘terrorismo’) non e’ affatto spiegato dalle condizioni socio-economiche. La poverta’ non e’ legata causalmente al ‘terrorismo’, cosi come le disparita’ sociali. Se cosi’ fosse, altre regioni nel mondo dovrebbero essere molto piu’ conflittuali del medio oriente. Questo non vuol dire che non si sia relazione, ovviamente.  Semplicemente, non e’ una relazione causale.

3. La dizione ‘terrorismo’ e’analiticamente inutile. E’ una categoria fondamentalmente politica, utilizzata dagli attori in funzione delegittimatoria: analiticamente, non aiuta. Hamas, per esempio, o AKP, Hezbollah, o Isis, o Boko Haram, sono fenomeni diversi pur se legati dall’accettazione di un’ideologia di fondo. La differenza fondamentale e’ relativa al grado di ideologizzazione ed efferatezza. L’irrilevanza che, per  esempio Hamas, assegna alla vita umana, gia’ di per se’ disgustosa e da combattere, e’ eticamente diversa, per grado, del genocidio religioso. Boko haram deliberatamente sequestra bambine, le stupra, le vende come schiave, per salvarle dalla corruzione dell’educazione occidentale. Isis fa sostanzialmente le stesse cose.  Una caratteristica culturale, religiosa, e’ sufficiente per meritare la morte. Ci si aspetta che le donne struprate ringrazino i loro aguzzini, in quanto finalmente consapevoli di non essersi comportate onorevolmente, secondo la discutibilissima interpretazione dell’islam sunnita proposta dai fondamentalisti jaidisti.

Io mi domando come si possa difendere la costituzione italiana, che include l’articolo 3, presentandola come la piu’ bella  del mondo (e non e’ vero, per altre ragioni) il giorno prima e poi presentare l’isis come interlocutore. Ma forse questa e’ tutt’altra questione.

4. Non e’ sorprendente, infatti, che tutto lo scritto e’ permeato da un antiamericanismo viscerale e irrazionale. L’esempio del racconto dell’affare Iran-Contras (Irangate) e’ sintomatico, e dovrebbe essere sufficiente. Di Battista si dimentica tre questioni, nonostante le prime due siano menzionate in wikipedia: la prima e’ che lo scambio inizio’ per salvare vite americane, la seconda e’ che fu un’operazione illegale e quasi costo’ la rielezione a Reagan, la terza e’ che le armi arrivate all’Iran, in termini assoluti e relativi, furono poca cosa. Queste tre questioni forse dovrebbero modificare il giudizio.

5. Piu’ in generale, gli Stati Uniti sono l’attore piu’ potente al mondo, non lo sono piu’ in medio oriente, ma anche se fosse non decidono tutto. Non sono responsabili di tutto. Spesso, come tutti gli attori politici, si trovano a dover gestire situazioni complesse, e fare delle scelte non ideali, e quindi seguono linee second-best, se non third-best. E’ la natura dalla politica, e soprattutto internazionale, all’interno della quale scopo dei governi e’ garantire il benessere dei propri cittadini, agendo in considerazione dei rapporti di forza esistenti. Scelte obbligate, oggi, nel medio periodo, si rivelano sbagliate domani.

6. Sembra che questa comprensione della politica sia totalmente aliena a Di battista. La proposta che l’Italia spinga l’Unione europea per una conferenza regionale e’ totalmente ridicola. L’Ue non ha la forza per far sedere al tavolo soggetti che non vogliono farlo, neppure gli Stati Uniti attualmente sono in grado al momento di proporre credibilmente quello che viene chiamato un regional grand bargain, cioe’ un accomodamento fra le grandi potenze, che vuol dire divisione di compiti e sfere d’influenza. Allo stesso modo, che l’Italia si metta alla testa di una crociata anti-americana e’ cosi risibile da non dover essere presa in considerazione. Probabilmente a Di Battista non interessa, ma dovrebbe interessare al secondo partito italiano che le proprie proposte siano pericolose per il benessere dei cittadini italiane.

O forse magari ha ragione chi sostiene che il M5S non e’ affatto antisistemico ma solo un’arma di distrazione di massa. Qualche ora prima che il governo e’ costretto a rivedere le proprie stime economiche, il M5S se ne esce con queste trovate mediatiche. Personalmente, non essendo la prima volta, la domanda perche’ si affaccia con frequenza.

La morte di un soggetto politico

16 luglio 2014 § Lascia un commento

Per chi conosce le persone, le loro posizioni, i taleb e i non taleb. Sappiamo che da tempo il meetup regionale non conta nulla, e l’attuale m5s e’ fuori da li, ed utilizza il telefono e gli incontri personali.

Detto questo, se siete interessati ed avete qualche minuto di tempo il mio consiglio e’ di provare a leggere questa discussione (nella desolazione delle discussioni, che semplicemente non ci sono piu’ su quella piattaforma). Per me, ne emerge violento lo smarrimento di quasi tutti, il tictoc dell’orologio politico che scandisce gli ultimi momenti, e la passione che si disperde inesorabile. Un’agenzia di comunicazione non e’ politica. Senza quelli che fanno le feste dell’unita’, il pd sarebbe morto da un pezzo. E facebook non e’ la risposta contemporanea, perche’ strutturalmente non offre il tipo di aggregazione collettiva che serve a un soggetto politico per durare nel tempo. La offre per nascere, estemporaneamente, non per durare.

Questa volta, mi sembra davvero molto triste.

http://www.meetup.com/lombardia5stelle/boards/thread/45420112/0/

Dewsbury: La sovranità grillina

22 giugno 2014 § Lascia un commento

Eccellente post.
Il M5S è destra profonda, e mi spiace per chi disquisisce. Solo ignoranza e piacere d’essere carne sacrificale.

On understanding sectarianism

19 giugno 2014 § 1 commento

Ibrahim, as usual excellent, with an interesting short piece on sectarianism as a political strategy.

From a theoretical perspective, the important point is the following, which I copy below for those who do not feel like reading the whole article or are not that interested in such issues:

“To bring the cases of Iraq and Syria into a greater Asian context, it is perhaps better to disaggregate sectarianism from anti-Shi‘ism. In Syria and Iraq, mobilization in terms of regime security and intra-state conflict has coalesced along sectarian lines, rather than sectarian differences serving as the casual factor in creating a sectarian state or militias”. In other words,

“Rather than view sectarianism or the mobilization of politics along sectarian lines in the Middle East as a root cause of conflict, it could be better categorized as a strategy of patronage politics”.

Which is to say: Religion, as any other potentially bonding feature, has been effectively used by power-holders or power-seekers to establish a group identity based on the dicotomy enemy-friend.

EXtreme summary: Politics in its essential nature, religion is accidental.

Ancient War Manual Said to Be Secret to Jihadi Group’s Success

18 giugno 2014 § Lascia un commento

aquarenghi:

I am not sure, but there is no doubt ISIS is surprising in its success (yet it is unlikely to last, ancient manual or not).

Originally posted on Qifa Nabki:

arabic-msAs one Iraqi city after another has fallen to the jihadi juggernaut that is ISIS (or ISIL), military and intelligence experts have been baffled by the group’s stunning victories on the battlefield. Whether humbling the US-trained Iraqi army, surviving relentless bombardment by the Syrian Air Force, or fighting toe-to-toe with Hizbullah and IRGC special forces commandos, this motley crew of unkempt radicals and rootless cosmopolitans in medieval garb is a YouTube-sharing, hashtag-tweeting, fatwa-issuing paradox.

That is, until now. High-level sources at the Pentagon have confirmed to TheQnion that they have unlocked the secret to ISIS’s (or ISIL’s) success: a medieval Islamic manual on the art of war, long thought to have been lost.

“It’s of a piece with their old-timey kind of aesthetic,” said one source who commented on condition of anonymity. “They wear the clothes, they’ve got the black banner, they’ve got the project to re-establish the caliphate…

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Ops, cambiate teste che io cambio strategia

16 giugno 2014 § 1 commento

Trovo straordinario leggere oggi interventi di talebani arrabbiati che ieri propagandavano, sempre in maiuscolo, in italiano stentato infarcito di parolacce (CAXXO PS AFFANCULOOOOOO MEEEERDE…!!!!!!!!!), gli insulti e le stupidaggini del blog. Oggi si é abbandonato il maiuscolo, l’ italiano migliora, e ci si affanna ad argomentare la giustezza della nuova linea M5S, ovvero la richiesta al Pd di dialogo sulla legge elettorale, non firmata da Grillo e Casaleggio ma dai gruppi parlamentari.

Alcune cose cambiano, la dignitá non la si compra al mercato.

Ora, io dovrei esserne contento, perché é un tipo di strategia che ho sempre sostenuto, e quindi apprezzare. Purtroppo ció che era giusto IERI non é detto che sia giusto OGGI. Regolina: non si cerca la negoziazione in posizione di relativa debolezza e a meno di essere costretto, la si cerca in posizione di relativa forza. E il M5S non é cosí debole da doverla cercare.
Soprattutto, é tardi, troppo tardi, la credibilitá é andata, e questa giravolta la erode ancora di piú. Essere forza di governo é ben diverso dal presentarsi come tale.

Oggi Renzi li tratta come bambini (‘lo streaming lo chiedo io, e basta giochetti’), e lo fa giustamente. Oggi sará Renzi a chiedere al M5S di veder le carte, e questo vuol dire i voti a favore. É pronto il M5S a votare con il governo Pd? La situazione é opposta a quella con Bersani, e Renzi fará quello che deve fare, contrariamente a quello che non fece il M5S. Perché a Renzi conviene: da questa giravolta ha ottimissime probabilitá di uscire rafforzato, meno esposto alla riorganizzazione del centrodestra ed ai calcoli di Berlusconi.

Quello di cui sono contento é che probabilmente alla fine qualche riforma in piú sará fatta, e magari anche migliore, e quindi se ne gioverá l’ Italia.

Ma il M5S ci ha pensato bene?

PS. In veritá, e lo ripeto per l’ ennesima volta: i parlamentari, Grillo, e Casaleggio sono politicamente incompetenti. E questa mossa accelera, se possibile, la morte del M5S. Fuori tempo, fuori tempi politici, fuori regole politiche, fuori tutto. Non avrebbe piú senso, visto che non si sono elezioni importanti a breve, rimettersi a lavorare sull’ essere forza di governo, creare organizzazione e modalitá decisionali reali, costruire processi decisionali e selettivi serii, invece che far finta di esserlo forza di governo? Uno dei problemi genetici della ditta, la comprensione della politica esclusivamente come comunicazione, colpisce ancora. Almeno, le poche persone con dei contenuti rimaste nel M5S saranno insultate di meno, a questo giro. O forse no.

#unarisataviseppellirà (o movimento “mafioso”)

13 giugno 2014 § Lascia un commento

Ieri, quando ho visto la votazione e il risultato, ho commentato a caldo, via facebook e twitter, i due aspetti nell’unico modo possibile: una bella risata. Anche a freddo, quello rimane l’unico commento adeguato.

E che sia ben chiaro: non una risata amara, dopo tutto il tempo buttato e tutte le battaglie fatte per un’altra idea di movimento, ma propria una bella risata grassa, a pieni denti e polmoni aperti, di quelle che ti riconciliano con la vita, che ti ampliano la prospettiva e fanno brillare i colori.

(Due sere fa mi sono dimesso ufficialmente da qualsiasi ruolo avessi nel M5S, sono libero, e quindi stavolta la faccia non ce l’ho messa, e non devo nè provare a giustificare l’assurdo nè autocastrarmi stando in silenzio).

Non c’è bisogno di fare analisi, spiegare alcunchè, chiunque con un barlume di favella sa già.

Semmai, forse si potrebbe chiedere se sapevano, i grandi mediatori M5S, che a me risultano essere fondamentalmente ‘Piersilvio’ Casaleggio e Claudio Messora, dei contributi non dichiarati da parte di Farage o della sua ‘cash for seat’ policy – cioè, si paga per essere in lista, nell’Ukip. Il che, utilizzando le genialate comunicative dell’attore Di Battista (ricordate le sua definizione di Cuperlo e Civati?), fanno del M5S un movimento “mafioso”, in quanto alleato con un partito che utilizza pratiche “mafiose”.

Ma tant’è – immagino che essendo la fonte allegata quella di The Times, storico quotidiano britannico e uno dei più rispettati al mondo, da sempre target conservatore, ma fra i giornali che ce l’avevano con Berlusconi, perchè proprietà Murdoch, sarà presentato come complotto della grande finanza europea, con spruzzatina giudaica. “Vedete? I cattivoni (banchieri) europei hanno paura, ora che è stata fatta l’alleanza” esultano i talebani. Per quel poco che so, penso che i cattivoni ne stiano ridendo, di questa grande alleanza. Hanno un pizzichino più paura di Marie, secondo me.

Quel che mi sembra più interessante è leggere delle reazioni, delle perplessità, dello sconcerto, delle vertigini, delle tante brave persone che stanno ancora nel M5S (quelle senza incarichi, quelle inserite ormai sono fonti di verità non così affidabili). Tralascio le altre tante persone che brave non sono mica tanto, e amano questo nuovo M5S, verticistico ed autoritarietto al sapor di Grande fratello (per queste, Grillo può e deve decidere tutto).

Semmai ce ne fosse stato ancora bisogno, è chiaro che la Ditta prende per il culo. Ci sono al mondo perversioni peggiori, per carità. Ma le brave persone che rimangono nel M5S devon farsene una ragione, e raggiungere la pace: gli piace farsi prendere per il culo.

A me non piace molto, e credo che anche il solo parlare di Grillo e Casaleggio sia cadere nella loro trappola da comunicazione base: le persone come me si indignano, i giornali ne parlano, il M5S vive e rimane al centro dell’agenda comunicativa (non politica). Risata, o silenzio.

Perchè io credo che il M5S sia già politicamente morto, le pulsioni cui ha dato forma rinasceranno in altro, non più lì. Qualche mese e diventerà chiaro, fino alla prossima elezione che certificherà. E quindi, un po’ di rispetto: che i morti riposino nella quiete dei cipressi.

 

Ps. Ovviamente, tornerò sul soggetto, ma con animo patologo.

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